L’aeroporto c’è, manca il nome
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fonte:
- La Sicilia.it
Il ministro Bianchi firmerà la prossima settimana la concessione della gestione alla Sac per 40 anni.
Finalmente è fatta. E’ un monumento di vetro e di acciaio che a partire dal mattino di martedì accoglierà ogni giorno migliaia di passeggeri. La realtà dei fatti è talmente forte che svaniscono polemiche e proteste. Se ne sono resi conto quanti hanno partecipato, rappresentanti delle Istituzioni, politici, amministratori, al taglio del nastro fatto a doppie mani dall’arcivescovo Gristina e dal ministro dei Trasporti Bianchi. E alla fine le contestazioni previste sono svanite per lasciare posto soltanto a ferme, ma garbate prese di posizione, e lasciare spazio alla festa per una realizzazione che onora Catania, ma che serve a tutta la Sicilia. E che non ha padrinaggi politici o tessere di partito, perché la nuova aerostazione di Fontanarossa è merito di tutti, destra, sinistra e centro, merito di coloro che con ostinazione, con spirito costruttivo hanno portato avanti quest’opera pubblica di grande respiro. Sono state viste e dette tante cose. Abbiamo visto come le partenze avverranno al piano superiore dove attraverso i loading bridge, le "maniche", si potrà accedere direttamente sugli aerei in pista, mentre il settore arrivi è al pianoterra. Tutto splendente, scintillante e lo stesso ministro Bianchi si è chiesto con curiosità quanto lavoro di manutenzione ci vorrà per pulire vetri e strutture d’acciaio. Abbiamo visto, emozionati e un po’ fieri, vecchi e nuovi gestori dell’aeroporto, presidenti e amministratori di Siracusa, Ragusa, Enna. Una folla straripante, ma ben contenuta grazie alla buona organizzazione del direttore generale Renato Serrano. Applausi per tutti, per il presidente della Sac Stefano Ridolfo, ostinato ufficiale di collegamento tra Catania e Roma, per il presidente dell’Enac Vito Riggio a cui il sindaco Scapagnini conferirà la cittadinanza onoraria di Catania, applausi per il vicedirettore generale dell’Enac Salvatore Sciacchitano, catanese doc, perché sono stati loro due i "cani da guardia" dei lavori. Non c’era il presidente della Regione Cuffaro impegnato in campagna elettorale e che ha delegato l’assessore regionale alla Presidenza Mario Torrisi "emozionato e orgoglioso" che ha detto: "Non possiamo accontentarci del taglio del nastro, dobbiamo sederci attorno a un tavolo per fare veramente di Catania e della Sicilia la porta aperta sul Mediterraneo". E c’era, contrariamente a quanto aveva annunciato, il presidente della Provincia Raffaele Lombardo che ha fatto un discorso chiaro e propositivo, senza asprezze: "Ministro, abbiamo bisogno del Ponte sullo Stretto per agganciarci all’Italia e all’Europa. Fa parte dei corridoi della Grande Europa. E abbiamo bisogno di strade più sicure e di treni più civili. L’aeroporto, alla cui realizzazione la Provincia ha contribuito, è un bel punto di partenza, non di arrivo. Ma soprattutto vogliamo il Ponte perché lo consideriamo la madre di tutte le infrastrutture. Capisco i suoi vincoli politici, ma sulle cose si può riflettere e sperabilmente cambiare idea". Alla fine ha regalato a Bianchi un carretto siciliano che il ministro ha accettato come "provocazione intellettuale". E quando al termine delle cerimonie ha voluto incontrare con l’on. Orazio Licandro, segretario regionale del Pdci, un gruppo di manifestanti dell’Mpa e di An, ha detto: "Siamo su posizioni diverse riguardo al Ponte, ma io per cultura non sono mai contrario a parlarne, quindi parliamone. C’è la mia volontà di aprire un dialogo". Insomma, a furia di insistere qualcosa si muove. O forse questa piccola "apertura" dipende dal colloquio che Bianchi e Lombardo hanno avuto prima della cerimonia? Il vicepresidente della Regione, Lino Leanza, ha commentato: "Siamo lieti della disponibilità manifestata dal ministro Bianchi: è un fatto importante, segno che la battaglia dell’Mpa sta dando i suoi frutti". Il sindaco Umberto Scapagnini, sulla stessa linea ideologica di Lombardo, ha detto di essere felice per questa grande struttura al servizio dei siciliani e dei calabresi della fascia meridionale, ma ha aggiunto che "se da una parte la nuova aerostazione attesa da decenni rappresenta un indubbio progresso, siamo ancora molto indietro nelle altre infrastrutture". Certo qualche puntatina polemica non poteva mancare. Ha detto Anna Finocchiaro, capogruppo dell’Ulivo al Senato: "L’onorevole Raffaele Lombardo, che non mi pare estraneo alla storia della politica siciliana degli ultimi 30 anni, segnala alcune esigenze in chiave abbastanza strumentale. Mi pare il riflesso di questa scelta tatticistica della politica lombardiana degli ultimi anni". Il leader di Alleanza siciliana, Nello Musumeci, non brinda con gli altri: "Questa è una corsa con i sacchi. Il buon senso suggerisce che questa struttura nel giro di un paio d’anni sarà insufficiente. L’unica soluzione ragionevole è l’aeroporto internazionale alla Piana". Alla vista delle strutture del nuovo aeroporto si frammischiano vecchi ricordi, di quando partivano i primi Fokker della Lai per Palermo, di quando ci battemmo tutti per realizzare vent’anni fa un’altra aerostazione, compreso questo giornale con gli articoli di Candido Cannavò e compreso l’allora prefetto Carrubba. Ora è tutto diverso, questo è lo scalo del terzo millennio: conserviamolo, gestiamolo come un’azienda efficiente e pulita. Quando vogliamo, ne siamo capaci. Ma non dimentichiamo, onore al merito, quanti hanno contribuito nel passato, con l’allora sindaco Enzo Bianco. Il ministro Bianchi ha anche detto che la ferrovia veloce Palermo-Catania-Messina è uscita dal limbo con il finanziamento della progettazione. Benissimo: ma questi nuovi treni, quando arriveranno a Messina, che faranno davanti allo Stretto? Non basterebbe un intero giornale per dire chi c’era e cosa hanno detto. Allora parliamo delle cose in sospeso, che sono tre: 1) la concessione quarantennale della gestione di Fontanarossa. "L’Enac ha proposto la concessione e io la firmerò appena l’avrò sul tavolo la prossima settimana – ha detto Bianchi -, ma la concessione, che dev’essere firmata anche dal ministro dell’Economia, bisognerà meritarsela con una gestione attenta e con risorse finanziarie adeguate". E sì perché la Sac dovrà investire 600 milioni in 40 anni e dovrà camminare d’ora in poi con le sue gambe. Finora l’aeroporto, dai 95 miliardi di lire iniziali, è costato 77 milioni di euro. Non ci saranno più sovvenzioni pubbliche per una società di capitali come la Sac Spa. 2) L’aeroporto per crescere e non restare imbottigliato ha bisogno di avere i terreni limitrofi vincolati ad attività aeroportuali. Servono soprattutto per il parcheggio multipiano e per realizzare un’ampia strada che conduca allo scalo. La Regione si è impegnata a sdemanializzare quei terreni appartenenti al Demanio regionale nel giro di pochi giorni: li cederà al Comune che a sua volta li passerà alla Sac: e sostanzialmente costituirà la sua dote per entrare nel pacchetto azionario della Sac. 3) L’intitolazione dell’aeroporto è diventato un rebus. Gli enti territoriali e la stessa Sac lo vogliono dedicare a Vincenzo Bellini e ci sono già manifesti in città. Altri chiedono l’intitolazione ad Angelo D’Arrigo, lo studioso protagonista di eccezionali avventure nel cielo. Vito Riggio ha detto: "Viste le tesi contraddittorie, al momento non c’è una denominazione ufficiale dell’aeroporto. La prassi è che gli enti territoriali facciano la loro proposta al prefetto, che poi la inoltrerà all’Enac. A questo punto la mia tesi è chiamarlo Aeroporto dell’Etna". Tra due giorni il nuovo aeroporto di Fontanarossa decollerà con un carico di speranze e di auguri. Saranno i gestori della Sac ad affrontare il futuro. E hanno bisogno del sostegno operoso di tutti, compreso il Codacons che con una nota chiede "rispetto per i passeggeri".
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