Proteste in attesa del Consiglio di Stato
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fonte:
- Il Quotidiano del Sud
– Attesa che sembra infinita. Non arriverà prima di una o due settimane la sentenza del Consiglio di Stato sul futuro dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, dopo il ricorso di ArcelorMittal contro la pronuncia del Tar sullo spegnimento, come ordinato dal sindaco del capoluogo ionico, Rinaldo Melucci. Speravano di avere una risposta entro ieri i cittadini di Taranto, partire dal gruppo Mamme e donne della città che, assieme ad altre associazioni, Roma, davanti al Parlamento, così come mercoledì in piazza San Silvestro, hanno mostrato le croci bianche con le foto dei bambini tarantini volati in cielo. Hanno chiesto la chiusura dello stabilimento. «Taranto libera», hanno ripetuto. «Le mamme hanno diritto di mettere al mondo figli sani». «Le nostri croci dovrebbero girare in tutte le città italiane: noi tarantini siamo testimoni, quasi apostoli», ha affermato il rappresentante del Comitato Salute e Ambiente di Taranto, Massimo Castellana. Una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dal presidente della Camera, Roberto Fico: «Non abbandoni Taranto. Ci vuole coraggio per pensare a un’economia senza fabbrica», ha detto la presidente dell’associazione Medici per l’ambiente di Taranto, Mariagrazia Serra, nome di tutti. In mattinata è arrivata la notizia di un allungamento dei tempi per la pronuncia del Consiglio di Stato. «La sentenza è attesa non prima di una- settimane», ha fatto sapere il responsabile del coordinamento ex Ilva del Codacons, Alessandro Sproviero. «Abbiamo chiesto la revoca della misura cautelare con cui sono stati sospesi gli effetti del Tar, di modo da discuterne con quella di merito e abbiamo depositato documenti per dimostrare quanto siano contraddittorie le affermazioni di ArcelorMittal sull’impossibilità dello spegnimento. Il sindaco di Taranto ha preso parte all’udienza indossando la fascia tricolore: «Gli altiforni si stanno spegnendo in tutta Italia e in tutti i paesi civili, per questo torniamo a chiedere al Governo un tavolo per un accordo di programma. Senza tutela della salute e una coraggiosa transizione ecologica, tecnologica ed energetica, il Pnrr sarà una farsa», ha detto Melucci.
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Sezioni:
- Rassegna Stampa
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