Bufera Fedez sulla Rai ed è scontro per il Cda
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Dopo la bufera scoppiata in occasione del concerto del primo maggio, il caso Fedez arriva in Europa grazie a una interrogazione presentata al Parlamento Ue dall’eurodeputato 5 Stelle Dino Giarrusso. Ma le polemiche non si placano in Italia e la presunta «minaccia» di censura au danni del rapper scalda la corsa dei partiti politici per il rinnovo del cda della Rai. Esperienza e competenza. Le due qualità sulle quali punta il premier Mario Draghi nella gestione della partita nomine a 360 gradi. Confermato il «metodo Draghi» – «sceglierà lui presidenti e ad», assicurano fonti del Mef- riflettori, complice il terremoto generato dal caso Fedez, si accendono su viale Mazzini, dove a fine giugno il governo – nello specifico il ministero dell’Economia – dovrà indicare presidente e ad della tivù pubblca, giunte al capolinea le esperienze di Fabrizio Salini e Marcello Foa. Nonostante il pressing dei dem su Tinny Andreatta, un passato in Rai e oggi in forza a Netflix -un nome, il suo, ben visto anche dai 5 Stelle – fonti del Mef assicurano che Draghi sta esplorando anche altre strade: puntare su un profilo di alta dirigenza, un nome più tecnico, che «faccia quadrare i conti e sappia muoversi» nei meandri della tv pubblica. Una nomina nel segno della discontinuità, non nei nomi in senso stretto ma nella gestione di Viale Mazzini. Quanto alla presidenza, il nome in pole continua ad essere quello dell’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, stimato da Draghi e benvisto anche dal grosso delle forze di maggioranza. Stando ai rumors, tuttavia, potrebbe esserci anche un ritorno al passato, con l’indicazione dell’ex presidente Rai Lucia Annunziata. Nel frattempo, per fare definitivamente chiarezza sulla vicenda che si è abbattuta come un ciclone sulla Rai, il direttore di Rai 3, Franco Di Mare sarà ascoltato domani sera in commissione di Vigilanza. Intanto lo stesso interviene con un post su Facebook definedo le accuse di Fedez «gravi, infamanti» e «infondate» allegando l’audio integrale della conversazione. «Molti mi chiedono in modo sincero parole di chiarezza sulla vicenda di Fedez e le sue affermazioni sulla presunta censura da parte della Rai. Lo avrei fatto a breve – ha scritto Di Mare – perché le dichiarazioni dell’artista sono gravi e infamanti parimenti a quanto sono infondate e il pubblico che segue Rai3 proprio perché la reputa una rete libera merita una risposta. È però, in- intervenuta una mia convocazione da parte del presidente Barachini della commissione di #VigilanzaRai sarà quindi quella la sede per fare chiarezza e al momento è dunque inopportuna ogni mia dichiarazione sulla vicenda. Posso però condividere quanto reso già pubblico da alcune testate, ovvero la conversazione integrale della vicedirettrice #IlariaCapitani (cui va la mia vicinanza umana e la mia stima professionale) con Fedez e che vi invito ad ascoltare attentamente confrontandola con la versione pubblicata dall’artista Ci si rende subito conto – sottolinea Di Mare – che nella sua versione ci sono gravi omissioni e che questi tagli alterano oggettivamente il senso di quanto detto dalla vicedirettrice che nel colloquio esclude fermamente, ben due volte, ogni intenzione censoria e che alla domanda esplicita dell’artista se può esprimere considerazioni che lei reputa inopportune ma lui opportune, lei risponde con un netto “assolutamente”. Ma di questo nella versione di Fedez non c’è traccia alcuna. me francamente spiace sempre quando si manipolano conversazioni per far valere le proprie ragioni: che lo abbia fatto un artista del calibro di Fedez che è anche un riferimento positivo per tanti giovani mi spiace ancor di più». Mentre il leader della Lega Matteo Salvini, posta gli screenshot di alcune minacce ricevute dopo gli attacchi del rapper: «alcuni dei tanti» commenti «questi sono freschi di oggi»”, aggiungendo ironicamente: «Ma loro sono democratici e pacifisti, ascoltano Fedez, chiedono diritti per tutti e sono contro la violenza…». Intanto contro Fedez si schiera anche il Codacons: «Se il Ddl Zan diventerà legge, il primo soggetto ad essere denunciato in base alle nuove disposizioni normative sarà proprio lui».
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