L’Anticorruzione Fontana innocente sui camici
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- Libero
LORENZO MOTTOLA Se ad Attilio Fontana avessero regalato un centesimo per ogni volta che sui giornali si è parlato del suo “conflitto di interessi” o di “ombre sull’appalto per la vicenda dei camici, probabilmente il governatore avrebbe dovuto aprire altri due o tre conti milionari in Svizzera. Ora, però, si scopre che si trattava di accuse infondate. Ieri gli avvocati del politico leghista hanno diffuso una nota per riportare quanto stabilito alcuni giorni fa dall’Autorità anticorruzione. Secondo la delibera, il ruolo del presidente lombardo nella vicenda è stato “insussistente”. Il fascicolo (che era stato aperto sulla base di un esposto del Codacons) è stato archiviato perché non si ravvisano “criticità nell’affidamento disposto nei confronti della Dama”. Per chi non ricordasse, la società in questione è quella del cognato di Fontana, del quale anche la moglie detiene delle quote (pur non avendo ruoli attivi in società) che possiede una lunga serie di famosi marchi di moda, come la Paul & Shark. Quando è scoppiata l’epidemia l’azienda ha deciso di convertire alcune linee produttive per produrre ricercatissimi presidi sanitari: camici, mascherine e così via. Una parte è stata donata a strutture della zona di Varese. Un’altra è stata invece venduta alla Regione, senza effettuare alcuna gara d’appalto La cosa aveva fatto storcere il naso a molti, anche se il prezzo pattuito non era certo alto rispetto a quello pagato all’epoca dalla Lombardia per prodotti simili. Così, dopo varie polemiche, erano partite delle segnalazioni e delle indagini, una delle quali si è chiusa alcuni giorni fa. «L’Anac ha riconosciuto che la Regione operava in regime di emergenza», spiega l’avvocato Jacopo Pensa, al contrario di quanto sostiene il Codacons ha escluso il conflitto d’interessi che si sarebbe concretizzato solo in caso di un suo intervento diretto che non c’è stato. D’altra parte anche la Procura non ha mai contestato al governatore la turbativa d’asta Si chiude così uno dei filoni delle famose inchieste contro Fontana, tutte scatenate da servizi giornalistici. Il presidente lombardo è ancora sotto indagine per “frode in pubbliche forniture” sempre per la vicenda del cognato. E questa resta la parte più paradossale della vicenda. Ciò che Fontana ha fatto è stato chiedere al suo parente di non chiedere soldi alla Regione per i camici venduti senza gara (cosa che, come dicevamo, è stata ufficialmente bollata come regolare dall’Anac trasformando così in donazione la fornitura. Il titolare della Dama ha accettato e ha rinunciato ai soldi. E il governatore ha anche spedito 250mila euro al parente per risarcirlo di quanto aveva perso. Fino a qui tutto regolare. Il problema è che la Dama non ha consegnato l’ultimo lotto di camici che aveva promesso di donare agli ospedali lombardi. conseguenza, i magistrati hanno aperto un’indagine «È in atto una campagna di disinformazione attuata con la propalazione di notizie false o di interpretazioni fondate su fatti non corrispondenti al vero», dicono gli avvocati di Fontana. E per liberarsi di tutto questo fango ci vorranno anni. Per quanto riguarda la politica, invece, la Lombardia si gode i record della campagna vaccinale. Finalmente la “locomotiva d’Italia può vantare numeri superiori a quelli di tutte le altre regioni sulle somministrazioni degli antivirus. Perfino il consigliere Cinquestelle Buffagni ha affermato che «finalmente qualcosa funziona», anche se ovviamente ne ha attribuito il merito al personale sanitario e non ai politici che hanno gestito la pratica. Di fair play nelle polemiche sulla pandemia in Lombardia non si parla proprio.
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