25 Aprile 2021

Antonio Cammarota «Io, vero candidato civico sfido le regole del palazzo»

Giovanna Di Giorgio «C hi si candida a sindaco deve dire chi è, cosa ha fatto, cosa vuole. Il civismo non significa che uno non deve rappresentare la propria politicità. Significa che uno è libero dai tavoli romani e dal ricatto del potere». Antonio Cammarota va per la sua strada e, come già aveva fatto nel 2016, punta alla fascia tricolore. Ma guai a parlare all’avvocato presidente della commissione Trasparenza a palazzo di città, di corsa solitaria: «L’aggregazione l’abbiamo fatta: il Codacons si è ritrovato naturalmente al fianco de La nostra Libertà come unica forza civica». Consigliere, è in corso una due giorni di gazebo per presentare le proposte de La nostra Libertà. Già al lavoro? nostra Libertà è sempre a lavoro. Abbiamo un locale fronte strada sempre aperto, tutti i giorni, dal 2007». Così tanti anni? «L’associazione è nata nel 2007, è una realtà a sé. In consiglio comunale è arrivata nel 2016». Da quanto tempo non ha una tessera di partito? «Da 10 anni. L’ultima è stata quella del Pdl, del quale sono stato capogruppo in consiglio provinciale. Anzi, vorrei che fosse chiara una cosa a proposito di unità del centrodestra». Cosa? «L’ultimo ad avere l’unità del centrodestra sono stato io perché l’unico eletto del centrodestra unitario nella città di Salerno negli ultimi 20 anni sono stato io alle provinciali del 2009. Con Cirielli vincitore, nella città di Vincenzo De Luca uno solo vinse nelle urne, Cammarota. Tra l’altro nel collegio più forte di De Luca, quello di Nino Savastano». E allora perché il centrodestra, ancora in cerca di unità, non si è rivolto a lei, puntando invece in parte su Sarno e in parte su Tedesco? «Non lo so e non ho chiesto niente. Io vengo dalla regola del consenso e credo che il popolo sia il giudice. Poi vedo tavoli con persone che non ho mai visto in vita mia». In che senso? «Nel senso che non li ho mai visti sulle schede elettorali, ovvero misurarsi sulla regola del consenso. Qui, al contrario, parliamo di regola del palazzo. Io contrappongo alla regola del palazzo la regola del consenso». Ci sono stati contatti con lei prima che si arrivasse ad altri nomi? «C’è un nome proposto da gente che ha votato De Luca alla Regione. Ma non mi interessano le polemiche». Secondo lei c’è uno spiraglio per riaprire il discorso sul nome del candidato sindaco? «Premesso che il fatto che ci siano più candidati non è negativo perché dà una pluralità di offerte, le dico che ai tavoli di palazzo senza gambe noi preferiamo i gazebo tra la gente. al netto delle chiacchiere, mi pare che l’unica aggregazione l’ha fatta La nostra Libertà con il Codacons e il vicesegretario nazionale, l’avvocato Matteo Marchetti, difende i diritti dei cittadini». Ma lei è uomo di destra? «Assolutamente». Però non dà una connotazione politica alla sua formazione… «Abbiamo candidati di sinistra nelle liste. Ma essere civici non significa essere apolitici. Il sindaco deve essere riconoscibile nella sua coerenza, storia, affidabilità. Non posso votare per un sindaco se devo aspettare che le forze che lo appoggiano caratterizzino la sua persona, non ha senso. Il sindaco non può essere un coniglio che esce dal cilindro del mago». Al momento su quante liste può contare? «Tre liste sono già pronte. I no- candidati sono persone perbene che vivono del proprio lavoro senza nessuno alle spalle». Lei che sindaco sarebbe? «Senza compromessi. Noi vogliamo fare sistema per difendere la nostra economia e il lavoro dei nostri giovani. Mentre gli altri parlano di potere noi parliamo dei problemi veri della gente». Quali sono le proposte di punta? «La città del mare con la delocalizzazione del porto commerciale. Questo porterebbe sette o otto mila posti di lavoro e risolverebbe il problema idrogeologico e urbanistico della viabilità. Inoltre Salerno non ha l’assessorato al turismo, che invece deve essere bellezza a moneta della nostra terra. Poi pensiamo alla città del lavoro per i nostri giovani, nonché alla città dei diritti. Possiamo dire che questa consiliatura per la prima volta ha conosciuto la commissione Trasparenza…». Cosa pensa dell’amministrazione uscente? «È la peggiore che Salerno abbia visto. Una su tutte: dov’è il Puc?».

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