Da Istat e Confindustria segnali di forte ripresa ma per sanare le ferite la strada è ancora lunga
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fonte:
- Il Quotidiano del Sud
l grande merito del 2020 è quello di essere finito. Le cifre conclusive offerte dall’Istat rimandano l’immagine di un’economia di guerra con consumi in forte calo, il debito pubblico che vola e il Pil in caduta libera. Di positivo c’è solo che il risparmio è cresciuto a un ritmo fuori dal comune, visto che le famiglie, chiuse in casa, hanno limitato gli acquisti ai farmaci e alla tavola. Sarà questa la base per la ripresa del Paese che, nonostante i nuovi confinamenti, si annuncia vigorosa. LA RIPRESA A comunicare la buona notizia è il Centro studi di Confindustria, rilevando che a marzo, nonostante i blocchi intermittenti, l’economia regge. Non a caso la produzione industriale, dispetto delle chiusure, arretra solo dello 0,1 e nel complesso del primo trimestre segnala un miglioramento dell’ rispetto all’anno scorso. A trainarla è stato soprattutto il mercato dell’auto che il mese scorso è cresciuto quasi del 500%. Stellantis ha fatto meglio della media con un rialzo del 750%. Soprattutto è riuscita a piazzare in vetta alla classifica cinque modelli prodotti in Italia: Panda, Jeep Renegade (prodotta a Melfi), Lancia Ypsilon e due versioni della 500. Certo, sono dati inquinati visto che a marzo dell’anno scorso sono state vendute appena 28mila auto dato che, dopo una settimana di lavoro, è scattato il blocco generale. C’è ancora da lavorare, considenado che rispetto a marzo 2019 c’è ancora un buco nelle immatricolazioni del 13%. LE FERITE DA CURARE In ogni caso la ripresa è cominciata, come conferma anche l’indice Pmi sull’industria manifatturiera, che ha raggiunto il top degli ultimi ventun anni. Certo, le ferite da curare sono ancora gravi, come spiega l’Istat Dopo lo sprint al rialzo registrato nel mesi estivi, nel quarto trimestre del primo anno di pandemia le famiglie perdono reddito disponibile per i consumi che, a loro volta, arrancano. La pressione fiscale sale fino al livello record del 52%, spinta contemporaneamente dalla riduzione delle entrate delle Amministrazioni pubbliche e dal consistente aumento delle uscite dovuto alle misure di sostegno messe in campo per fronteggiare l’emergenza coronavirus. E i consumatori non possono che constatare un quadro «disastroso» e «peggio delle aspettative». Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre del 2020 diminuisce ell’ rispetto al trimestre precedente. In calo anche i relativi consumi finali del 2,5 Di conseguenza, le famiglie tendono a risparmiare ancora di più. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è infatti pari al 15,2 in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Più risparmio significa meno investimenti e, di fatto, il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre è pari al 5,7 Scendono anche gli investimenti fissi lordi del 2,7 Anche il tessuto economico delle Amministrazioni pubbliche è sotto pressione. La Pa registra un indebitamento netto pari al 9,5 del Pil, in netto peggioramento rispetto all’ del corrispondente periodo del 2019. Nonostante il calo del gettito, la pressione fiscale italiana nel quarto trimestre si attesta al livello record del 52%, in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel complesso del 2020 la pressione fiscale si attesta così al 43,1 del Pil, in aumento rispetto al 42,4 del 2019. I CONSUMATORI L’Unione nazionale consumatori non può che constatare «dati disastrosi» e un “effetto lockdown» sull’ultima parte dell’anno che comprende anche il mese del Natale. L’Italia «riprecipita nel tunnel della crisi», segnala il presidente Massimiliano Dona, per cui «se si va avanti con il lockdown anche nel secondo trimestre di quest’anno il rimbalzo atteso nel 2021 diventerà un miraggio. Altro che Pil tendenziale al 4,1 Preoccupazione anche da Federconsumatori, che segnala come i dati confermino «la situazione di forte difficoltà in cui si trovano le famiglie». Quanto ai prossimi mesi «è evidente – prosegue l’associazione – che le conseguenze della pandemia, nel 2021, sono destinate a peggiorare». Critico il Codacons, secondo cui i dati Istat disegnano «un quadro disastroso, e dimostrano che le misure di sostegno messe in campo dal governo si sono rivelate del tutto insufficienti».
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