Odissea al Pronto Soccorso “La Procura accerti i fatti”
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fonte:
- La Nazione
Diventa un esposto in Procura il caso, raccontato il 2 febbraio da La Nazione, della donna di 74 anni che ha atteso sei ore al Pronto Soccorso, con un infarto in atto, prima di essere visitata. La famiglia saprà solo a tarda notte che la donna è stata ricoverata in terapia intensiva. Né la figlia né il marito avevano potuto parlare coi medici nonostante avessero fatto presente che la signora era incapace di comunicare da sola, soffrendo di una malattia neurologica degenerativa conclamata. Tanto che a tarda sera, “alle 22.09 – raccontava il marito – finalmente veniamo contattati dalla dottoressa di turno che ci dice di aver iniziato a visitare mia moglie e vuole sapere da noi il motivo per il quale sia stata portata lì, visto che lei non è in grado di dirglielo”. La famiglia si è rivolta al Codacons per fare chiarezza sulla vicenda: non sono bastate le spiegazioni e le scuse pubbliche e private inviate ai familiari dall’Aoup. “Chiediamo alla Procura di accertare cosa è accaduto quella notte – fa sapere il Codacons – , è assurdo che una anziana invalida colpita da infarto debba aspettare ben 6 ore prima di essere visitata, e rimanga poi chiusa da sola in una stanza di terapia intensiva, e questo solo per i ritardi con cui sarebbero stati eseguiti gli esami clinici sugli enzimi cardiaci facendo sì che, inevitabilmente, un quadro clinico già grave si sia potuto tramutare in un gravissimo danno alla salute”.
I familiari riferiscono di aver appreso dai dottori che la donna era stata ricoverata in terapia intensiva per infarto. “Nel rispetto delle misure anti-Covid – così il Condacons – i familiari della signora venivano invitati a rimanere presso la propria abitazione per poter esser solo in un secondo momento contattati dal personale per prendere coscienza dello stato di salute della donna. Più volte essi informavano il personale sanitario dello stato della paziente richiedendo visita medica urgente e la possibilità che almeno uno di essi si potesse recare all’ospedale al fine di apportare le giuste informazioni e la necessaria assistenza. Richieste cadute nel nulla: la signora attenderà ben 6 ore prima di poter esser visitata, e solo verso le 22 il medico di turno poteva emettere la diagnosi di “infarto”. “In tarda notte – prosegue il Codacons – il personale sanitario contattava telefonicamente i familiari comunicando di avere riscontrato valori degli enzimi cardiaci esageratamente alti e informando di avere disposto, alle ore 3.32, il trasferimento in terapia intensiva viste le gravi condizioni verificate”. L’associazione chiede alla Procura di Pisa di predisporre tutti i controlli necessari e “verificare il configurarsi di eventuali illeciti e responsabilità, oltre che, in caso affermativo, di esperire l’azione penale. Per come rappresentate, le condotte potrebbero integrare il reato di lesioni personali colpose”.
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