Stop alle richieste avanzate dalla difesa Processo Ilva nel vivo
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
Francesco CASULA È ufficialmente chiusa l’istruttoria del maxi processo «Ambiente svenduto» sul disastro ambientale e sanitario causato secondo l’accusa dalle emissioni nocive dell’ex Ilva di Taranto. Con l’ordinanza emessa nel pomeriggio di ieri, infatti, la Corte d’assise ha rigettato tutte le richieste di integrazione probatoria avanzate dal collegio di avvocati che difendono i 47 imputati. Nessuna richiesta invece è stata avanzata dalla procura e dagli avvocati delle centinaia di parti civili costituite in giudizio a eccezione del Codacons che ha chiesto e ottenuto la produzione di una sentenza della Cassazione civile. Nel provvedimento firmato dal presidente Stefania D’errico la Corte ha motivato il suo «no» alle diverse richieste di riascolto di alcuni testimoni e di confronto tra altri che erano state formulate nel corso delle quasi 300 udienze del dibattimento. Il processo, quindi, si avvia ora verso la fase finale con l’inizio delle discussioni. La prima udienza per la requisitoria era stata indicata nel prossimo 25 gennaio, ma la procura avrebbe chiesto qualche giorno in più per tirare le somme dell’enorme mole di documenti e testimonianze raccolte in questi anni di processo. Oggi, quindi, la corte dovrà decidere quando l’ultima fase del maxi processo dovrebbe prendere il via. Questa mattina la Corte deciderà in accordo con le parti il calendario in cui le richieste di condanna o assoluzione saranno avanzate dai pubblici ministeri Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano che hanno composto il pool di inquirenti che ha coordinato la maxi inchiesta deflagrata nel lontano 2012. Un processo, che in realtà sarebbe dovuto finire molto tempo prima, se un cavillo non avesse compromesso il primo processo dopo il rinvio a giudizio. Il 9 dicembre 2015, infatti, la procura chiese e ottenne l’annullamento del processo che tornò in fase di udienza preliminare perché nel 23 luglio, nella prima udienza preliminare, per una decina di imputati non era stato riportato il nome del «sostituto processuale» cioè dell’avvocato nominato dal giudice in sostituzione dell’avvocato di fiducia che era evidentemente assente. Un apparente cavillo che avrebbe potuto però compromettere l’intero esito del processo dinanzi alla Corte di Cassazione: in quel caso tornare in udienza preliminare avrebbe generato un allungamento eccessivo dei tempi favorendo la prescrizione dei reati e l’impossibilità di stabilire l’innocenza o la colpevolezza dei singoli imputati. L’allora procuratore della Repubblica Franco Sebastio spiegò che si trattava di un atto doveroso della procura che «deve garantire anche i diritti degli imputati che in quel momento non godevano di un diritto sancito dalla Costituzione» che in fondo si dovrà perdere «qualche mese oggi» per evitare di perdere diversi anni in futuro. Il procedimento quindi tornò nuovamente alla fase precedente e il giudice Anna De Simone emise un nuovo rinvio a giudizio. Il secondo processo, quindi, ricominciò nuovamente dinanzi alla Corte d’assise distanza di quasi nove anni da quel 26 luglio 2012, giorno in cui il gip Patrizia Todisco, dispose il sequestro dei reparti dell’area a caldo dell’Ilva procedimento di primo grado è ormai alle battute finali. E a Taranto c’è attesa per la prima vera la prima sentenza su una questione di portata storica per la città e per la sua comunità.
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