«Riaprite le indagini sul forno», c’è super perizia
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fonte:
- Eco di Biella
Si è tenuta in remoto tra giudice, pubblico ministero e legali dei familiari, l’udienza di opposizione all’archiviazione della richiesta da parte di oltre 500 famiglie che hanno avuto i loro cari cremati nel forno crematorio di Biella, di essere riconosciute come parti offese nel contesto di un processo. L’udienza è durata cinque ore. La decisione ultima si saprà già in queste ore da parte del giudice per le indagini preliminari, Arianna Pisano. Se le richieste verranno accolte, la Procura dovrà occuparsi di integrare le indagini e riaprire un caso parallelo a quello che si è concluso con il patteggiamento o la condanna di tutti gli imputati. L’ammissione Proprio la motivazione della sentenza di primo grado depositata nei giorni scorsi, dimostrerebbe quanto la notizia di reato sia fondata. Lo stesso amministratore di Socrebi, Alessandro Ravetti, aveva ammesso che a partire dal 2017 le doppie cremazioni erano diventate prassi. Secondo i legali, in quel periodo di osservazione tutte le salme venivano trattate nello stesso modo, l’unico possibile per gestire un simile numero di cremazioni. La nuova perizia. Nel corso dell’udienza online di venerdì, l’avvocato biellese Alessandra Guarini, che segue la maggior parte dei casi, quelli che si sono rivolti a Codacons, ha presentato il risultato delle analisi affidate a un laboratorio di Orbassano con la supervisione dell’ex comandante del Ris di Parma, il generale Luciano Garofano. In molti casi, secondo il consulente, sarebbero stati trovati nelle urne dei profili genetici che non corrisponderebbero con quelli dei defunti. In taluni casi sarebbero state individuate più di una persona nella stessa urna. La perizia condotta dal generale in pensione del Ris, contrasterebbe con quella a suo tempo consegnata alla Procura da un altro perito molto noto e autorevole, l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, secondo la quale dai resti dopo la cremazione, se viene superata una certa temperatura compresa tra i 300 e i 700 gradi, non sarebbe possibile estrarre profili genetici nemmeno da residui di osso di una certa dimensione. Anche in questo caso, la Procura ha continuato a opporsi, ritenendo che il processo già in corso e che in primo grado ha visto i due fratelli Ravetti condannati, sia sufficiente a chiarire la vicenda.
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