Il virus taglia i redditi e fa crescere i risparmi
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fonte:
- Il Tempo
Redditi giù nel primo semestre del 2020 nei settori privati non finanziari. E la bastonata è violenta perché hanno registrato la contrazione più forte degli ultimi venti anni. Una perdita del potere d’acquisto che è stata solo in parte bilanciata dalle misure di sostegno introdotte dalle amministrazioni pubbliche. A misurare la temperatura della ricchezza dei nuclei familiari in Italia è il rapporto della Banca d’Italia «I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del Covid- Nei primi sei mesi dell’anno passato, i redditi primari pro capite delle famiglie si sono ridotti dell’ rispetto al primo semestre 2019, «una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2 e di quella dei debiti sovrani (-3,4 Nonostante le politiche pubbliche per sostenere la capacità di spesa delle famiglie, la pandemia ha portato a un crollo dei consumi «eccezionalmente ampio» (-9,8 nella prima metà dell’anno Ma la stretta ai consumi si è trasformata in un risparmio netto pari a 51,6 miliardi: tasso è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, passando dal 2,8 al 9,2 contrariamente a quanto era accaduto durante le due precedenti crisi. La «lievitazione» del risparmio, per lo studio Bankitalia, si spiega oltre che con l’impossibilità di effettuare alcune spese per causa delle misure restrittive anti Coronavirus in vigore, anche con «un atteggiamento di spesa più cauto da parte delle famiglie a fronte dei rischi di caduta dei redditi e di quelli di contagio connessi con alcune attività di consumo». Gli acquisti di titoli pubblici si sono concentrati nel secondo trimestre, quando le famiglie hanno assorbito titoli per 9,9 miliardi, pari a circa il 9% delle emissioni nette, più che compensando le vendite per 4,8 miliardi registrate nel primo trimestre. Sempre sulla base delle statistiche bancarie, oltre la metà degli acquisti del semestre è riconducibile a conti di deposito titoli con valori mobiliari a custodia compresi tra i 50 e i 250 mila euro. Al contrario, conti con valori mobiliari superiori ai 500 mila euro, a cui era riconducibile alla fine del 2019 oltre la metà dei titoli pubblici di proprietà delle famiglie, non hanno registrato acquisti significativi. Ulteriori 17,7 miliardi sono stati investiti in strumenti del risparmio gestito (di cui 9,3 miliardi in quote di fondi comuni e 6 miliardi in polizze del ramo vita), mentre i crediti commerciali e le altre attività si sono ridotti per 24,9 miliardi. Grido d’allarme delle associazioni consumatori sui dati diffusi da Bankitalia: sono per il Codacons «allarmanti», e «destinati a peggiorare nel corso del 2021». Ma non basta. «Di fronte a questa crisi, la peggiore degli ultimi 20 anni – avverte il Codacons – ci vorranno anni per tornare ai livelli pre- e di certo l’attuale situazione politica del paese non aiuterà a velocizzare la ripresa, ma anzi avrà effetti negativi minando la fiducia dei cittadini e creando ulteriore incertezza».
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