15 Gennaio 2021

In 600 chiedono un nuovo processo L’udienza dal gip si svolge online

‘ultimo  incontro  virtuale  con  gli  avvocati  con  il  consulente,  l’ex  generale  del  Ris  Luciano  Garofano,  l’hanno  avuto  metà  dicembre.  Da  quel  momento  tutta  l’attenzione  delle  centinaia  di  biellesi  non  solo,  che  hanno  avuto  un  parente  cremato  nell’impianto  biellese  gestito  dalla  So.Cre.Bi  si  è  rivolta  esclusivamente  verso  l’udienza  di  domani.  Quella  in  cui  il  gip  Arianna  Pisano  dovrà  decidere  se  accettare  respingere  circa  seicento  ricorsi  alle  richieste  di  archiviazione  della  Procura.  Si  tratta  dei  casi  che  sono  rimasti  fuori  dal  processo  ai  due  fratelli  Marco  Alessandro  Ravetti  per  gli  abusi  ne  crematorio  biellese.  La  maggioranza  sono  gestiti  dall’avvocato  Alessandra  Guarini  dai  legali  del  Codacons,  ma  ci  sono  anche  molti  altri  legali  coinvolti.  Per  questo  si  è  deciso  di  spostare  l’udienza  sul  piano  telematico,  era  infatti  impossibile  ospitare  tutte  quelle  persone  in  tribunale  dovendo  rispettare  il  distanziamento  probabilmente  non  si  è  riusciti  trovare  uno  spazio  esterno.  Se  ricorsi  verranno  accettati  si  potrà  partire  con  un  nuovo  processo  nei  confronti  dei  Ravetti,  già  condannati  in  primo  grado  cinque  anni  cinque  anni  tre  mesi  per  diciassette  casi.  Quelli  per  cui  le  prove  erano  certe,  corroborate  da  video  fotografie.  Altrimenti  per  familiari  sarà  dura  accettare  il  verdetto,  anche  se  resta  la  possibilità  di  ricorrere  una  causa  civile.  Anzi,  sempre  dal  Codacons  hanno  ipotizzato  una  class  action  per  farsi  rimborsare  costi  dei  servizi  funebri.  Questo  sulla  base  di  una  sentenza  favorevole  una  famiglia  che  non  aveva  voluto  pagare  il  dovuto  per  la  cremazione  alla  So.Cre.Bi  per  il  funerale  all’impresa  Ravetti.  Le  maggiori  speranze  di  un  esito  positivo  del  ricorso  sono  legate  alle  analisi,  supervisionate  da  Garofano,  dei  resti  contenuti  in  alcune  urne.  Decine  di  famiglie  hanno  affrontato  il  costo  dell’esame  sulle  possibili  tracce  di  Dna,  2400  euro  urna,  pur  di  trovare  un  elemento  che  riesca  dimostrare  che  le  ceneri  dei  loro  cari  sono  state  «contaminate»  da  quelle  di  altri  defunti.  Garofano  avrebbe  presentato  una  corposa  relazione  che  sarà  parte  integrante  del  dibattimento.  Dal  canto  suo  la  Procura  punterà  su  quanto  sua  tempo  aveva  dichiarato  l’anatomopatologa  Cristina  Cattaneo,  secondo  cui  nei  resti  dopo  la  cremazione  non  ci  sarebbe  stato  materiale  utile  ai  fini  processuali.M.ZO 

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