9 Gennaio 2021

Il Covid porta il deficit/pil al 9,4% nel terzo trimestre

 

di Francesca Gerosa Appesantito dall’emergenza Covid nel terzo trimestre 2020 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è balzato al 9,4% dal 2,2% dello stesso trimestre del 2019. Mentre il dato sul deficit/pil del secondo trimestre è stato abbassato all’11,2% dal 10,3% precedentemente stimato. Inoltre, ha aggiunto l’Istat, nel terzo trimestre il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul pil del -5,9% (+1% nel terzo trimestre del 2019). Anche il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche è risultato negativo, con un’incidenza sul pil del -3,7% (+0,8% nel terzo trimestre del 2019).

In termini di incidenza sul pil, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati negativi, pari rispettivamente a -6,5% (+0,5% nello stesso periodo del 2019) e a -5,7% (+0,3% nel corrispondente periodo del 2019). “Come nei primi due trimestri del 2020, l’incidenza del deficit delle amministrazioni pubbliche sul pil nel terzo trimestre risulta in forte crescita rispetto al corrispondente trimestre del 2019”, ha sottolineato l’istituto di statistica. In termini assoluti, il peggioramento dei saldi, ha spiegato, “è dovuto sia alla riduzione delle entrate, sia al consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno introdotte per contrastare gli effetti dell’emergenza economica e sanitaria su famiglie e imprese”.

più in dettaglio, le uscite totali nel terzo trimestre sono aumentate del 10,3% rispetto al corrispondente periodo del 2019 e la loro incidenza sul pil (pari al 53,1%) è cresciuta in termini tendenziali di 7,1 punti percentuali. Nei primi nove mesi del 2020 la relativa incidenza è stata pari al 55,2%, in aumento di 8,3 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2019. Mentre le uscite correnti hanno registrato, nel terzo trimestre, un incremento tendenziale del 5,3% dovuto principalmente alla crescita delle prestazioni sociali in denaro (+10,9%), mentre le uscite in conto capitale sono cresciute in termini tendenziali del 77,4% per effetto delle misure straordinarie a favore delle imprese messe in atto dalle amministrazioni pubbliche per contrastare gli effetti dell’emergenza sanitaria.

Quanto alle entrate totali nel terzo trimestre si sono ridotte in termini tendenziali del 4,8% e la loro incidenza sul pil è stata del 43,7%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2019. Nei primi tre trimestri dell’anno, l’incidenza delle entrate totali sul pil è stata del 45,1%, in diminuzione di 1 punto percentuale rispetto al corrispondente periodo del 2019. Invece le entrate correnti nel terzo trimestre hanno segnato, in termini tendenziali, una riduzione del 4,9% a fronte di un aumento delle entrate in conto capitale dell’8,5%.

Complessivamente, nei primi tre trimestri dello scorso anno le amministrazioni pubbliche hanno registrato un indebitamento netto pari al 10,1% del pil, in deciso aumento rispetto al 2,8% del corrispondente periodo del 2019. Nel documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles a ottobre, il governo Conte ha fissato il nuovo target di deficit per l’anno appena concluso al 10,5% del prodotto interno lordo, in leggero miglioramento rispetto al 10,8% precedentemente stimato. Il pil è visto contrarsi del 9%.

Sempre nei primi nove mesi dell’anno la pressione fiscale si è attestata al 39,9% del pil, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 39,4 del 2019, per la minor flessione delle entrate fiscali e contributive (-7,5%) rispetto a quella del pil a prezzi correnti (-8,7%), ha reso noto l’Istat. Nel solo terzo trimestre la pressione fiscale è stata pari al 39,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Infine, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato del 6,3% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali delle famiglie è cresciuta del 12,1%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 14,6%, in diminuzione di 4,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma in crescita di 6,5 punti rispetto al terzo trimestre del 2019. E il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente del 6,6%.

“Il reddito disponibile delle famiglie e il potere d’acquisto, dopo il forte calo registrato nel secondo trimestre, hanno segnato”, ha osservato l’Istituto di statistica, “un aumento considerevole, raggiungendo livelli di poco inferiori a quelli del terzo trimestre del 2019. Il marcato recupero dei consumi nel terzo trimestre ha determinato una sensibile riduzione del tasso di risparmio che rimane comunque a livelli molto superiori a quelli medi”. Rispetto al terzo trimestre del 2019 il reddito lordo disponibile è diminuito, però, dello 0,6%.

A fronte, poi, di una variazione del -0,3% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente del 6,6%. La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,2%, è aumentata di 3,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 22,2%, è cresciuto di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Ma per l’Unione Nazionale Consumatori il +6,6% del potere d’acquisto delle famiglie nel terzo trimestre sui tre mesi precedenti è “un rimbalzo scontato e atteso, ma insufficiente”. infatti, “è evidente che dopo il crollo del potere d’acquisto registrato in precedenza ci fosse un ritorno in territorio positivo consistente. Peccato che, nonostante l’Italia nel 2020 sia andata per la terza volta in deflazione dall’inizio delle serie storiche iniziate nel 1954, dopo il -0,4% nel 1959 e il -0,1% nel 2016, nemmeno la riduzione dei prezzi sia bastato per recuperare e tornare a valori normali, ossia al dato del terzo trimestre 2019, segnando un -0,4%”, ha analizzato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, sostenendo che è ancora peggio il dato della spesa per consumi finali, che, nonostante il +12,1% sul secondo trimestre 2020, su base annua precipitano ancora del 7,6% con evidenti ripercussioni sul pil”.

Anche secondo il Codacons i numeri positivi registrati dall’Istat nel terzo trimestre sono un mero rimbalzo tecnico, purtroppo già annullato dalle misure anti-Covid adottate a partire dallo scorso novembre. Si tratta di numeri fortemente influenzati dal lockdown nazionale scattato a marzo. “Il confronto con il 2019 è infatti impietoso, e vede reddito e potere d’acquisto calare del -2,7% nei primi 9 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, ha commentato il presidente, Carlo Rienzi.

Sul fronte dei consumi delle famiglie, poi, “si registra un vero e proprio tracollo: crescono del +12,1% su base trimestrale, ma risultano inferiori del -7,6% rispetto allo stesso trimestre del 2019, e addirittura scendono del -10,4% nei primi 9 mesi del 2020”, ha aggiunto Rienzi, concludendo che la crescita registrata dall’Istat nel terzo trimestre è purtroppo del “tutto effimera” e che i numeri sono destinati a un peggioramento a causa dei nuovi lockdown scattati a novembre, che avranno “effetti devastanti” sui consumi e sull’economia del paese. (riproduzione riservata)

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