Meno male che almeno c’è la Premier League
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fonte:
- Il Foglio
Chissà perché non mi stupisce leggere che secondo uno studio fatto tra i tifosi di squadre americane di qualunque sport, quella con più fan vegetariani e vegani siano i Los Angeles Lakers. Sono quasi sicuro che siano anche i più sensibili alle battaglie antirazziste, quelle per i diritti lgbtq, e quelli che osservano con più preoccupazione il livello del mare accanto alle loro case sulla costa. Chissà come prenderebbero la notizia arrivata dall’Argentina qualche giorno fa: Mara Gomez ha fatto il suo esordio nel Vila San Carlos, squadra che gioca nella Serie A femminile argentina. Pronti, via, e Mara ha portato a casa una bella sconfitta per 7- E che notizia è, direte voi miei pochi ma sbronzi lettori? Mara Gomez in realtà è nato uomo, ma si sente donna ed è in piena transizione di genere, come dicono nelle università americane. “Orgogliosa di rappresentare la comunità”, Mara ha fatto parlare di sé per questo più che per le sue giocate, aggiungendo così un nuovo tassello alla battaglia per la parità: farà pure cagare come giocatrice, ma almeno ha smentito il famoso luogo comune per cui i maschi sono più forti delle femmine a calcio. Alla fine dell’anno in cui lo sport ha finalmente sostituito gli inutili spettatori dal vivo con la politica, trovo molto più emozionante il teatrino giornalistico sportivo italiano dopo ogni partita di una di quelle in cima alla classifica. Saranno gli stadi vuoti, sarà che tutto va veloce, ma la Serie A è diventata oggettivamente incommentabile: non si fa in tempo ad applaudire un 4- della Juve in casa del Parma al grido di “il Maestro Pirlo ha trovato il suo gioco” che subito si devono sottolineare tutti i limiti dei bianconeri per lo 0- contro la Fiorentina. Conte dato per bollito e in partenza dopo la Champions deve subito essere lodato per la sua striscia di successi in campionato. Il Napoli da scudetto che affossa la Roma nel nome di Maradona dopo una settimana è una squadra senza carattere, la Roma in crisi sconfitta dal Napoli torna grande contro il Torino per poi essere di nuovo incompleta contro un’Atalanta che secondo molti era in difficoltà in campionato. Il calcio resta mistero insondabile, per fortuna, quasi come l’italiano di Luis Suarez o le decisioni del Coni su Juve- proprio quando in Serie A non si ammala più nessuno di Covid. Meno male che da dopo Natale (a proposito, lo avete fatto il test interattivo del Corriere della Sera per capire come far fuori i nonni al cenone?) ogni giorno è un giorno di Premier League – eccola la variante inglese che ci piace. Non so cosa sperare per l’anno prossimo, mentre osservo con mestizia il diradarsi dei calendari con le belle ragazze (a parte quello del Codacons in Italia, con donne poco vestite e mascherine, eccitante come una diretta streaming di Maurizio Molinari), mentre si moltiplicano quelli sui paesaggi verdi, gli operai licenziati e gli imprenditori in mutande: ho il terrore che se mai la gente potrà tornare allo stadio lo farà con fastidio e riluttanza, attenta a non urlare mai quello che pensa sui giocatori avversari e a non cantare troppo vicino alla mascherina dell’altro Io, che per fuggire da tutto questo mi chiuderei in uno chalet in montagna con camino, pelle d’orso e brandy, guarderò ogni partita possibile e immaginabile sperando che tornino a essere 90 minuti di scontri duri tra avversari leali per segnare un gol in più degli altri, e non editoriali del Guardian su un prato verde. berrò. Drunk lives matter. Jack O’Malley
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