La perizia del generale costa 2400 euro
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fonte:
- Il Biellese
Millenovecento euro più Iva, quindi 2400 euro. Questo è quanto è costato l’esame dell’urna con la ricerca del Dna e la consulenza dell’ex comandate dei Ris Luciano Garofano». parlare è l’av Alessandra Guarini che per conto di Codacons ha seguito e segue tutt’ora la vicenda dello scandalo del Tempio crematorio gestito dalla società So.cre.bi Una vicenda che è ben lontana dall’essere conclusa nonostante un processo sia già stato celebrato e tutti i dipendenti e gli amministratori abbiano riportato una condanna arrivata per alcuni a seguito di un patteggiamento, per altri a seguito di un rito abbreviato. pagare il prezzo più alto per quella che il procuratore, l’indomani la chiusura delle indagini, ebbe a definire come «lugubre catena di montaggio della morte», sono stati gli amministratori della società, fratelli Alessandro e Marco Ravetti. loro il giudice ha comminato una pena di 5 anni e quattro mesi al primo, cinque anni al secondo. Nel processo gli imputati sono stati chiamati a rispondere degli episodi documentati nel periodo oggetto di indagini, quando cioè, a seguito di una denuncia arrivata da un ex dipendente, gli investigatori avevano iniziato a monitorare l’attività del Tempio con intercettazioni ambientali, appostamenti e telecamere nascoste. far scalpore e a indignare l’opinione pubblica era stata la scoperta di cremazioni doppie e di 240 chilogrammi di ceneri in un cassone da far smaltire in discarica. Le cremazioni doppie documentate erano state tre. Il timore di chi aveva affidato un proprio caro a Soc.cre.bi anche nei mesi precedenti, fin dall’apertura dell’impianto in particolare da quando erano aumentate le cremazioni giornaliere con l’arrivo di feretri anche dalla Lombardia, era che la stessa sorte fosse capitata ai loro di morti. Impossibile, però, la Procura, e per il suo consulente, il medico Cristina Cattaneo, professore ordinario di Medicina Legale all’Università degli Studi di Milano e direttore del Labanof, il Laboratorio di antropologia e odontologia forense, presso la stessa Università, provare la condotta attraverso l’analisi dei resti, in particolare risalire al Dna dalle ceneri dopo il processo di cremazione. Su questa impossibilità si è basata la richiesta della Procura dell’archiviazione delle oltre seicento querele piovute nei mesi successivi all’emersione dello scandalo sul terzo piano di via Repubblica. Di queste la maggior parte sono di famiglie che si sono appoggiate al Codacons. Una richiesta a cui si sono opposti i legali delle famiglie, in prima linea quelli di Codacons. Tra meno di un mese il giudice per le indagini preliminari dovrà prendere una decisione. Covid permettendo l’udienza si svolgerà in presenza, probabilmente al teatro Odeon per garantire il distanziamento anti contagio. Dalla sua l’avvocato Guarini porterà le risultanze delle indagini difensive svolte da lei e dal suo pool, tra cui appunto il generale Garofano, secondo le quali non solo dalle ceneri di alcune urne è stato possibile estrarre il Dna ma è stato possibile svolgere un confronto trovando all’interno di una sola due profili genetici. Esami che hanno visto l’impiego di due laboratori specializzati, uno di Torino e uno di Firenze, che sono costanti una cifra non irrilevante: per l’appunto quei 1900 euro dichiarati dall’avvocato che, tassati, salgono a 2400. In queste settimane starebbero arrivando a chi ha deciso di volerli effettuare le parcelle. ci sarebbe chi inizia a temere di essersi “imbarcato” in una causa piuttosto temeraria e starebbe prendendo tempo cercando di capire se quel conto lo deve pagare o meno. L’avvocato Guarini smentisce vi siano problemi tra i circa trenta familiari che hanno richiesto l’esame completo, quindi del Dna, e gli altri ottanta circa che hanno semplicemente richiesto l’ispezione dell’urna «C’è stato un equivoco con una famiglia legato al numero di urne ispezionate che spero possa presto risolversi ma proprio di recente ci sono pervenute nuove richieste per condurre l’esame completo» dichiara la legale. Sempre Guarini, interpellata da “il Biellese” sottolinea la massima trasparenza avuta nei confronti degli assistiti. «Abbiamo sempre coinvolto tutti i familiari con riunioni pubbliche in cui il generale ha dettagliato in maniera chiara i preventivi lasciando ad ognuno la libertà di decidere cosa fare. Chi ha voluto procedere con le analisi ha sottoscritto un contratto con il laboratorio. Certo possono esserci magari state delle discrepanze dovute a variabili emerse nel procedimento ma tutto comunque segnalato agli interessati. Recentemente si è tenuta una conferenza online con più di cento persone coinvolte dove sono state illustrate le prossime mosse».
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