Covid:stop musei;Codacons,appello a CdS contro decisione Tar
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fonte:
- Ansa
Primo firmatario di ricorso e appello Vittorio Sgarbi
ROMA
(ANSA) – ROMA, 16 DIC – È stato depositato al Consiglio di Stato l’atto di appello di Vittorio Sgarbi e del Codacons contro la decisione con la quale il Tar del Lazio il 3 dicembre ha detto ‘no’ alla sospensione cautelare della parte del Dpcm del 3 novembre che, nell’indicare misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, ha sospeso le mostre e i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura. Per il Codacons le disposizioni governative “appaiono assolutamente abnormi e sproporzionate – si legge nell’atto di appello – La fruizione dei musei e di tutti i luoghi di cultura, regolamentata, rappresenta, specie nel periodo emergenziale che ci occupa, un benessere salutare individuale e collettivo. Va sottolineata la particolare importanza del ruolo dei musei, specie dinanzi alle fragilità provocate dalla pandemia, dal momento che essi come tutti i luoghi di cultura possono offrire spazio alla resilienza, dunque, alla capacità di fronteggiare le avversità, trovando nuovi slanci, nuove ispirazioni, nuove energie fisiche, mentali e spirituali. I musei sono ospedali della mente. La chiusura di un museo è come la chiusura di un qualunque ospedale”. Tra l’altro “è bene evidenziare che mentre i musei rimangono irragionevolmente chiusi, pur essendo luoghi vuoti in cui entrano un limitato di persone e in cui possono essere ben rispettate tutte le precauzioni necessarie, restano aperte mega librerie e hanno riaperto anche i mercati all’aperto. Il che è davvero assurdo”. Con l’atto di appello si chiede ai giudici la sospensione dell’ordinanza del Tar; le esigenze cautelari, infatti, per i ricorrenti emergerebbero dal fatto che lo stop a mostre e musei “non trova fondamento e giustificazioni, anche alla luce delle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, stante il contingentamento degli ingressi, determinando così una grave violazione di principi fondamentali del nostro ordinamento”. Considerata poi la ritenuta impossibilità di attendere la discussione in camera di consiglio – fissata il 13 gennaio 2021 (“un provvedimento di sospensione emesso nella prima camera di consiglio utile si rileverebbe comunque tardivo, anche in virtù del fatto che le disposizioni del decreto impugnato, si applicano dalla data del 4 dicembre 2020 e sono efficaci fino al 15 gennaio p.v.”) – la richiesta formale ai giudici del Consiglio di Stato è quella “di disporre le misure cautelari provvisorie” anche monocratiche. (ANSA).
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