8 Dicembre 2020

“Centri commerciali, la chiusura favorisce il rischio assembramenti”

Apertura o chiusura dei centri commerciali? Opinioni contrastanti tra società che gestiscono le strutture e alcune associazioni di consumatori. Per Ancc- Ancd- Cncc – Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, Confimprese e Federdistribuzione “la chiusura dei centri commerciali favorisce il rischio assembramenti e ostacola l’accesso ai beni di prima necessità”. Per questo motivo le associazioni di categoria che raggruppano i centri commerciali esprimono preoccupazione per le implicazioni che le nuove limitazioni contenute nel Dpcm varato avranno a carico dei punti vendita presenti nei centri commerciali. “Due sono i principali effetti negativi di questa misura: in primo luogo, la chiusura dei punti vendita non alimentari dei centri commerciali nei giorni festivi e pre- del periodo natalizio è una grave limitazione al servizio dei cittadini, una misura contraddittoria rispetto all’obiettivo della prevenzione sanitaria, anche solo per l’inutile aggravamento degli assembramenti che si creeranno negli altri giorni e nei centri cittadini, oltre a creare un serio danno per migliaia di operatori. Il secondo elemento è l’incertezza generata dalle interpretazioni restrittive delle attività di vendita dei supermercati e i- nei centri commerciali con il divieto di vendere prodotti non alimentari presenti sugli scaffali, limitando l’accesso a beni di prima necessità quali assorbenti femminili, pannolini per bambini, carta igienica, prodotti per l’igiene personale o per la cura della casa”. Si fa riferimento anche alle misure intraprese per garantire accessibilità e sicurezza: centri commerciali sono strutture sicure che applicano misure e controlli stringenti sin dalle prime fasi dell’emergenza La tutela della salute è, infatti, un valore e un impegno al quale i centri commerciali hanno sempre dimostrato totale adesione, dandone dimostrazione sin dall’inizio della pandemia, attenendosi in maniera scrupolosa alle prescrizioni di legge e attivando ulteriori misure di sicurezza e sostegno a cittadini e lavoratori impattati dall’emergenza Covid. Le associazioni del commercio chiedono quindi con urgenza un intervento di modifica delle norme contenute nel Dpcm, eliminando le limitazioni agli esercizi che operano nei centri commerciali. Un intervento che produrrebbe un vantaggio per i consumatori, per le imprese e per la salute pubblica, riducendo il rischio degli assembramenti”. Non la pensa così il Codacons che ritiene invece “sacrosanta la decisione del Governo nazionale di chiudere i centri commerciali nei weekend”. nel dettaglio: “Limitare l’accesso ai centri commerciali nei weekend, quando un elevato numero di consumatori notoriamente si reca in tali luoghi di shopping, è una scelta giusta e inevitabile sul fronte della lotta al Covid – spiega il segretario nazionale Francesco Tanasi – Le immagini della scorsa settimana hanno mostrato la ressa di consumatori per negozi nelle principali città, con le presenze in aumento in vista del Natale. Un trend che crescerà nei prossimi weekend ed una situazione letteralmente esplosiva quando l’afflusso avviene nei luoghi al chiuso come i centri commerciali, che possono trasformarsi in focolai di coranavirus e portare ad un incremento dei contagi”. “Per tale motivo riteniamo sacrosanta la decisione di chiudere i centri commerciali nei weekend, ma al tempo stesso ci schieriamo a favore dei piccoli negozi che inevitabilmente subiranno conseguenze sul fronte delle vendite – prosegue Tanasi – In loro favore il Codacons ha lanciato una piattaforma multimodale per consentire agli esercenti di vendere i propri prodotti online e sui social network, concorrere ad armi pari con i colossi dell’e come Amazon, abbattendo spese, commissioni e procedure burocratiche”. Intanto alcuni centri commerciali sono già sul piede di guerra: “L’azienda sta anche valutando – scrive il centro commerciale catanese I Portali – unitamente ad altri centri commerciali, la possibilità di impugnare il nuovo Dpcm davanti al Tribunale Amministrativo, ritenendo fortemente lesiva la disparità di trattamento, rispetto a strutture di vendita, caratterizzate da analoghe dimensioni e rischi di affollamento ed assembramento, con codici Ateco diversi, ma indicati nei rispettivi dexcreti legge”.

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