La Regione insiste: le scuole restano ancora tutte chiuse
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- Quotidiano di Puglia
Vincenzo DAMIANI Nessun passo indietro, la Regione Puglia conferma lo stop alle lezioni in presenza in tutte le scuole. Le proteste di famiglie, sindacati e mondo dell’ istruzione e i ricorsi al Tar non hanno fatto cedere il governatore Michele Emiliano: gli istituti resteranno chiusi sino al 23 novembre, settimanalmente verrà analizzata la situazione epidemiologica ed eventualmente la misura potrà essere allentata, riammettendo le lezioni dal vivo per alcune classi. Ieri pomeriggio c’ è stato un confronto serrato tra Pierluigi Lopalco, Sebastiano Leo, Anna Cammalleri, dirigente dell’ Ufficio scolastico pugliese, e i sindacati. Lopalco ha prospettato una situazione epidemiologica «molto grave» e ha ribadito che in queste condizioni tenere le scuole aperte rappresenta un problema perché alimenterebbero l’ aumento dei contagi. Quindi, non si torna indietro rispetto all’ ordinanza di chiusura, anche perché sia il vecchio decreto di ottobre sia l’ attuale Dpcm consentono alle Regioni di adottare provvedimenti più restrittivi. Le proteste contro la decisione della Regione Puglia di andare contro a quanto previsto dall’ ultimo Dcpm sono cominciate sin dalle prime ore di ieri: in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il presidente regionale pugliese dell’ Associazione nazionale presidi (Anp), Roberto Romito, ha chiesto al Governo di intervenire per revocare l’ ordinanza firmata da Emiliano. Il braccio di ferro insomma continua: sindaci e presidi chiedono di revocare l’ ordinanza regionale. Alcuni dirigenti scolastici (a Brindisi, per esempio) vanno avanti comunque oggi apriranno i cancelli dei loro istituti. Il caos s’ è scatenato l’ altroieri, quando la Regione da un lato ha deciso di sfidare il governo sul ritorno degli studenti in classe, sul fronte opposto invece ha lasciato ai dirigenti la libertà di decidere se ripristinare o meno il sistema delle lezioni in presenza. Così, nel giro di poche ore il mondo della scuola pugliese è ripiombato nella confusione. Di sicuro la Regione ritiene di poter applicare misure più restrittive rispetto a quanto previsto dall’ ultimo dpcm: la copertura deriverebbe dal decreto legge 125 di ottobre, che concede questa facoltà alle amministrazioni regionali. Facoltà non espressamente revocata dall’ ultimo provvedimento. Sul piede di guerra anche le famiglie, il Coordinamento di genitori La scuola che vogliamo-Scuole diffuse in Puglia ha annunciato il ricorso al Tar: «A seguito della posizione pubblica assunta dal comitato tecnico scientifico nazionale circa gli effetti della didattica a distanza protratta su bambini, preadolescenti ed adolescenti – spiegano in una nota – annunciamo che il nostro coordinamento è al lavoro per inoltrare al Tar ricorso contro l’ ordinanza emanata il 28 ottobre scorso dalla Regione Puglia che ha previsto la sospensione della didattica in presenza per le scuole del primo ciclo di Istruzione». Stessa strada verrà seguita da alcune famiglie salentine che si sono rivolte all’ avvocato Pietro Quinto: «Il ricorso spiega il legale – denuncia la contraddittorietà dell’ atteggiamento del governatore Emiliano che, di fronte alla disciplina del Dpcm che includendo la Puglia nella fascia arancione ha previsto l’ agibilità delle scuole del primo ciclo, pretende un provvedimento ad hoc del governo sulla propria ordinanza, così non disconoscendo una evidente perplessità ed illegittimità della stessa ordinanza, quanto meno sopravvenuta». Il Codacons si accoda alle proteste: «Appare veramente paradossale che il presidente della Regione in estate abbia deciso l’ apertura delle discoteche con tutto quello che tale scellerata scelta ha portato con sé, e in autunno decida impunemente e contro il parere del Governo e della più elementare logica la chiusura indiscriminata delle scuole», sostiene il Codacons di Lecce che in una nota annuncia di avere presentato con un gruppo di genitori di alunni di scuole elementari, medie e superiori, un ricorso al Tribunale amministrativo. «Il caos di queste ore che stanno vivendo le famiglie degli studenti pugliesi e gli stessi lavoratori della scuola si sarebbe evitato con un confronto tra Regione, Governo e parti sociali. Le misure introdotte dall’ ultimo Dpcm confliggono con la scelta della Regione», critica il segretario generale Cgil Puglia, Pino Gesmundo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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