29 Ottobre 2020

Il caso Sigilli in Parlamento Granato ora invoca chiarezza

interrogazione rivolta al ministro manfredi
Interrogazione a risposta scritta rivolta al ministro dell’ Università e della Ricerca nonché al titolare del dicastero dell’ Economia e delle Finanze, Gaetano Manfredi e Roberto Gualtieri. Così, a otto anni dalla nomina, la scelta di Roberto Sigilli quale direttore generale dell’ Università Magna Græcia investe il Parlamento e finisce al vaglio del governo. Dopo l’ istanza di accesso agli atti presentata dal Codacons proprio al ministero di Via XX Settembre oggi sarà la senatrice pentastellata Bianca Laura Granato a rispolverare il caso per costringere i ministeri coinvolti a dire chiaramente se siano a conoscenza della vicenda e quali siano le valutazioni del caso. La senatrice Granato, in sostanza, vuole sapere direttamente dai ministri Manfredi e Gualtieri «in quale modo si sia conclusa la vicenda sul piano amministrativo nonché se siano a conoscenza di eventuali azioni consequenziali attivate in sede giurisdizionale». A stuzzicare la curiosità della rappresentante catanzarese di Palazzo Madama proprio la richiesta di accesso agli atti targata Francesco Di Lieto sulla procedura che già nel 2013 fu oggetto di una verifica amministrativo-contabile, lunga ben 46 giorni, che diede luogo a un inevitabile botta e risposta tra dubbi e contro deduzioni. Tante le carte prodotte, ma il mistero intravisto dal Codacons pare essere rimasto tale anche agli occhi della senatrice grillina che, nell’ interrogazione da presentare oggi, fa esplicito riferimento a «ulteriori profili che si sarebbero dovuti chiarire, in relazione ai criteri di selezione utilizzati per la scelta dell’ affidamento dell’ incarico di direttore generale» senza tralasciare quelli che lei definisce «profili gestionale aventi ripercussioni di carattere finanziario». Sullo sfondo una nomina che, pochi mesi dopo l’ ufficializzazione, fu l’ ispettore generale capo di finanza Domenico Mastroianni a bollare come «inficiata da gravi errori e omissioni». In sostanza, i curriculum degli altri candidati non sarebbero stati valutati e l’ ispezione non avrebbe fugato i dubbi sulla scelta al punto che sono sempre gli ispettori, a giudicare – come si legge nel documento finale – «incomprensibili i criteri di scelta». Sì, perché secondo le conclusioni ispettive l’ attuale direttore generale non avrebbe avuto più titoli di altri al punto da avanzare il sospetto che «il curriculum del soggetto vincitore sia stato preferito ad altri» nonostante la discesa in campo di «aspiranti forniti di credenziali più idonee rispetto al ruolo da ricoprire». E così il tempo non sfuma i dubbi, la vicenda torna d’ attualità e piomba sul tavolo del governo. an.sc.

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