Umg, quella nomina non convince
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fonte:
- Gazzetta del Sud
la procedura era stata al centro di un accertamento condotto dal mef nel 2013 gli ispettori avevano sollevato dubbi non fugati dalle spiegazioni dell’ ateneo
Antonella Scalzi I vertici accademici sono concentrati sull’ elezione ormai imminente del presidente del Senato accademico, ma a tornare nella bufera è la nomina del direttore generale. Cavalca nuovamente le onde dell’ attualità una scelta risalente al 29 luglio del 2012. Corsi e ricorsi della storia e sull’ Università Magna Græcia del capoluogo di regione ricade la tegola, pesante come un macigno, di una vicenda mai davvero chiusa e che, anzi, appena sei mesi dopo finì al vaglio del ministero dell’ Economia e delle Finanze. Sullo sfondo c’ era una verifica amministrativo-contabile che scattò il 28 gennaio del 2013 e si concluse il 15 marzo dello stesso anno. Quarantasei giorni di lavoro trascorsi provando a dipanare una matassa intricata di dubbi che alla fine sono rimasti tutti sul piatto. L’ ennesimo giallo su cui far chiarezza riavvolgendo le lancette di un orologio che rivendica chiarezza. Almeno così la pensa il Codacons che attraverso il vicepresidente nazionale, Francesco Di Lieto, fa riesplodere il caso e rilancia i sospetti che hanno spinto il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, a presentare un’ istanza di accesso proprio al ministero ora guidato da Roberto Gualtieri. Questa la fonte che ha disvelato i dettagli di quell’ ispezione e il responso non è per nulla tranquillizzante. Sarebbero emerse gravi irregolarità e le deduzioni fornite dall’ ateneo non avrebbero smontato il caso. Sono le carte a parlare e a raccontare uno scenario a tinte fosche in base al quale sono gli stessi ispettori a bollare la procedura concorsuale per il conferimento dell’ incarico di direttore generale come «inficiata da gravi errori e omissioni». In sostanza, i curriculum degli altri candidati non sarebbero stati valutati e l’ ispezione non avrebbe fugato i dubbi sulla scelta al punto che sono sempre gli ispettori, a giudicare – come si legge nel documento firmato dall’ ispettore generale capo, Domenico Mastrianni – «incomprensibili i criteri di scelta». Sì, perché secondo le loro conclusioni l’ attuale direttore generale non avrebbe avuto più titoli di altri. Da qui la scelta del Codacons di rispolverare un caso che sembrava ormai sepolto sotto il peso degli anni e di rilanciare una battaglia fondata sulle valutazioni di ispettori convinti del fatto che – l’ hanno scritto nero su bianco – «il curriculum del soggetto vincitore sia stato preferito ad altri» nonostante la discesa in campo di altri «aspiranti forniti di credenziali più idonee rispetto al ruolo da ricoprire». A giudicare dalle carte, secondo gli ispettori, il candidato risultato poi vincitore, non sarebbe stato in possesso dei requisiti di legge. Questi i presupposti che portarono la questione all’ attenzione della Corte dei conti. C’ era il sospetto di un possibile danno erariale. Poi sulla vicenda i riflettori si spensero, ma il Codacons non ha mai abbandonato davvero l’ idea di mettere le mani sul provvedimento conclusivo dell’ attività ispettiva e ora che c’ è riuscito è tornato a chiedere chiarezza nella convinzione che anche «vada assolutamente sgombrato il campo da ipotetici sospetti su quella che rappresenta il tempio della cultura, la casa della legalità». Quel che è certo è che il vicepresidente Di Lieto non pare avere contezza di iniziative poste in essere dall’ università per sanare le irregolarità rilevate. Le controdeduzioni ci furono, ma fu proprio l’ ispettorato generale a non ritenerle esaustive. «Sul punto non si ritiene di poter condividere le controdeduzioni di codesto ateneo», questo scrissero sottolineando che «l’ adozione di un avviso pubblico, la raccolta di candidature al ruolo di direttore generale postula conseguentemente la necessità di dare atto dell’ avvenuta comparazione dci curricula e dei criteri adottati per la scelta». Puntavano a conoscere le ragioni della scelta e ora è il Codacons a chiedere a gran voce di sapere perché Roberto Sigilli la spuntò sugli altri candidati che secondo gli ispettori «erano forniti di credenziali più idonee rispetto al ruolo da ricoprire».
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