La prostituzione fa affari d’oro ma adesso si consuma via chat
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fonte:
- Libero
FRANCESCA DE SANCTIS Il mestiere più antico del mondo fa affari d’ oro. I dati Istat lo confermano: il valore aggiunto della prostituzione ha raggiunto quota 4 miliardi di euro nel 2018 (contro i 3,7 del 2011) mentre la spesa per consumi finali delle famiglie in tale settore è passata dai 4,4 miliardi di euro del 2011 ai 4,7 del 2018. Un comparto che non conosce crisi e che va a incrementare il giro d’ affari in costante crescita dell’ economia sommersa e illegale di 211 miliardi, pari a quasi il 12% del Pil italiano. Numeri che sfuggono alle statistiche ufficiali, eppure incidono in modo significativo sul benessere e l’ andamento della società. Di fronte a questi dati si riapre il dibattito sulla regolarizzazione in Italia dei “sex workers”. «Un setttore in larga parte nelle mani della criminalità organizzata», afferma Carlo Rienzi, presidente di Codacons. «E nel nostro Paese si basa su sfruttamento e illegalità, mentre si potrebbero seguire i modelli adottati da altri Stati europei (come Paesi Bassi, Germania, Austria, ecc.), dove la prostituzione è legalizzata e chi ci lavora è tutelato sotto ogni punto di vista e paga regolarmente le tasse, con benefici anche per le casse pubbliche e il Pil». Sono anni che se ne discute, ma è un tema lontano dalle priorità del governo, soprattutto nell’ ultimo periodo, impegnato com’ è a tenere fermo il Paese. Un immobilismo al quale si sono però sottratte le meretrici. Con la diffusione della pandemia le strade del sesso a pagamento si sono svuotate, è vero. Non ci sono più le ragazze mezze nude che ammiccano ai passanti. Le macchine non sfrecciano, non si accostano ai margini dei marciapiedi, nessuna testa spunta fuori dal finestrino per guardare, scegliere, contrattare, come si fa al mercato del pesce. Tuttavia, le cortigiane, come venivano chiamate nel Rinascimento, hanno trovato una via di fuga organizzandosi “online” per mantenere le loro entrate e non mettere a rischio la salute. Così il sesso via chat ha vissuto un discreto successo, una pratica alla quale si sono convertiti diversi clienti per paura della pandemia. Le videochiamate hard sono state una valida alternativa per alcune di loro, di fronte alle misure restrittive messe in atto da Conte la scorsa primavera: mascherine, distanziamento e soprattutto impossibilità di uscire di casa. Ma non per tutte è andata bene. Alcuni club più esclusivi che dovevano restare chiusi hanno mantenuto delle zone aperte per fornire servizi a quella clientela molto speciale (Very Important Person), che tra l’ altro non aveva problemi a violare il lockdown per raggiungere il locale. Poi complice qualche permesso straordinario per le prostitute, in alcune occasioni sono riuscite (non sempre spontanemante, più spesso costrette dagli sfruttatori) a raggiungere le abitazioni dei clienti. Insomma durante il lockdown si sono fermate le scuole e le università; impiegati e operai hanno lasciato uffici e catene di montaggio, si è arrestato il mondo, ma il sesso a pagamento non si è fermato. In Italia le donne vittime di prostituzione sono 70mila (4mila solo in Lombardia). Nove prostitute su dieci sono straniere, una su dieci è minorenne. E se non si vedono più sui marciapiedi non è perché il Coronavirus ha involontariamente cancellato abusi e violenze ai danni di queste donne. Sarebbe bello se fosse così. La realtà dice altro. Il Coronavirus ha solo indebolito ancora di più questa fascia fragile della popolazione e rafforzato alcune forme di sfruttamento. Erano invisibili e restano invisibili, come il loro giro d’ affari… sommerso. riproduzione riservata.
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