3 Ottobre 2020

Racket dei funerali, il conto della Procura

chiesti oltre 14 anni in abbreviato per 9 imputati, per altri 30 è stato accolto il patteggiamento. a novembre l’ attesa sentenza
di Nicola Bianchi Nove richieste di condanna, oltre 30 di patteggiamento (tutti ammessi), quattro di rinvio a giudizio per aver preso parte, chi più e chi meno, al «racket dei funerali». A quel Mondo sepolto, riportato alla luce grazie all’ inchiesta di carabinieri e Procura, ieri tornato nel vivo con il conto presentato dalla pubblica accusa rappresentata da Augusto Borghini. Numeri da capogiro per l’ udienza preliminare davanti al gup Grazia Nart: 137 pagine di fine indagine, con accuse a vario titolo che vanno dall’ associazione a delinquere alla corruzione, dal riciclaggio a una serie di violazioni fiscali. Abbreviato. Dodici gli imputati per i quali ieri il pm ha discusso l’ abbreviato con richieste di pena (per 9 di loro, 3 quelle di assoluzioni per non aver commesso il fatto) che vanno dai 2 mesi e 20 giorni ai 2 anni e 8, per un totale di 14 anni e mezzo. Richiesta di condanna, per illeciti amministrativi, invece per tre ditte funebri: dai 41.280 euro ai 51.600 di risarcimenti. Per altri quattro imputati, che non hanno scelto nessun rito alternativo, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, infine per una quinta persona il non luogo a procedere. Il 16 e 23 ottobre toccherà alle difese parlare, il 23 novembre eventuali repliche e la camera di consiglio dalla quale uscirà l’ attesa sentenza su tutte le posizioni (compresi i patteggiamenti). Cinque le parti civili che hanno discusso nella stessa giornata di ieri: l’ associazione Eccellenza funeraria italiana (Efi), l’ Ausl, il policlinico Sant’ Orsola, il Codacons e l’ Assoconsum. Doppio cartello. Le accuse portano alla luce due ‘cartelli’ di imprese (inizialmente erano 74 gli indagati, 21 hanno già patteggiato) che controllavano le camere mortuarie dell’ ospedale Maggiore e del Sant’ Orsola. Con un unico obiettivo, «consolidare il monopolio dei funerali». Una struttura piramidale, ben oliata, che poggiava su due «figure di vertice»: Giancarlo Armaroli, 67 anni, amministratore unico del consorzio Rip service, «promotore, capo e organizzatore della compagine associativa egemone al Maggiore»; e Massimo Benetti, 63, presidente del consorzio Cif, «organizzatore della compagine associativa al Sant’ Orsola». Capi, con altre 19 posizioni, che tra luglio e novembre sono ‘usciti’ patteggiando pene fino a quattro anni. Il denaro. Mondo sepolto, il nome scelto per l’ inchiesta, deflagrò il 17 gennaio 2019 con l’ esecuzione di 30 misure cautelari e perquisizioni in quasi tutte le onoranze funebri cittadine. Le agenzie che facevano parte dei due consorzi – Rip e Cif -, per le accuse erano d’ accordo con alcuni operatori degli ospedali che lavoravano nelle sale mortuarie, e quest’ ultimi in grado poi di indirizzare i parenti dei defunti alle ditte con cui erano d’ accordo. La maggior parte degli episodi contestati (in tutto 226) riguarda la corruzione degli addetti delle camere mortuarie, a cui venivano pagate somme tra i 50 e i 300 euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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