12 Settembre 2020

«Risparmio risibile per biechi fini politici Ecco perché dico No al taglio degli eletti»

l’ intervento Ventinove deputati e 14 senatori. Quarantatré eletti in regione contro i 67 attuali (45 deputati e 22 senatori). Si gioca sui numeri il dibattito sul referendum costituzionale del 20 e 21.Con la riforma si passerebbe in Italia da 630 deputati e 315 senatori a 400 e 200 nell’ ordine. «C’ è un problema di democraticità», esamina il docente Unimore Simone Scagliarini.Docente di Istituzioni di diritto pubblico, Scagliarini è tra i costituzionalisti che dicono “No” alla riforma con un testo unitario. Alle 14,20 di ieri, all’ appello lanciato da Mattia Feltri, direttore dell’ Huffington Post, avevano risposto in 492: 256 costituzionalisti, 123 studiosi e 113 sostenitori.«La riforma svilisce, innanzitutto, il ruolo del Parlamento e ne riduce la rappresentatività – il punto principale dei sottoscrittori – senza offrire vantaggi apprezzabili né sul piano dell’ efficienza delle istituzioni democratiche né su quello del risparmio della spesa pubblica».Per il docente è «risibile» il risparmio di 1,35 euro annui per cittadino (stima Codacons). Scagliarini cita i numeri di un dossier della Camera sulla riduzione dei parlamentari. Avere 45 deputati a livello regionale significa avere un deputato ogni 96.491 votanti. Con 29 eletti alla Camera la popolazione media per seggio sale a 149.728.In un dossier del Senato si evidenzia come l’ Italia potrebbe diventare la nazione dell’ Unione Europea con il più basso numero di deputati in rapporto alla popolazione. La 18esima legislatura si è aperta con circa un deputato ogni 100mila abitanti. Dalla 19esima legislatura un italiano ogni 151.210 potrebbe sedere alla Camera contro l’ eletto ogni 96.006 abitanti del rapporto attuale. Al Senato, il rapporto passerebbe da un eletto ogni 192.013 abitanti a uno ogni 302.420. Solo Polonia e Germania avrebbero un rapporto più basso.«Lo spazio per essere rappresentati diminuisce – specifica il docente – e non se ne capisce bene quale sia il beneficio. Il problema dell’ inefficienza delle istituzioni è dato dal bicameralismo perfetto, che resta uguale». Per Scagliarini andrebbero rivisti «i regolamenti parlamentari, scritti nel 1971».Il professore non entra nei meandri di «alleanze per profili biecamente politici». La sua è invece «una critica costituzionale». –G.F.© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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