11 Giugno 2020

Rassegna stampa dell’11 giugno 2020

Foggia Today, 11/06/2020 20:48
Assurdo ma vero, nel giro di un lockdown resort di Vieste aumenta di 3200 euro la vacanza. “Non ci vedrete più”
sconcertata dall’ aumento di 3200 euro una coppia che aveva prenotato le vacanze a gennaio. si tratta di una delle tante disavventure segnalate al codacons. fioccano le disdette nella struttura del gargano
“Ci siamo sentiti presi in giro e siamo rimasti molto amareggiati” . Avevano scelto un resort di Vieste per le loro vacanze e versato la caparra a gennaio, ma dopo il lockdown hanno scoperto che il costo del pacchetto era aumentato di 3200 euro. La coppia è nella lista dei consumatori che si sono rivolti al Codacons per segnalare rincari esorbitanti delle tariffe applicate da strutture ricettive che giustificano gli aumenti con l’ esigenza di garantire la sicurezza a seguito delle prescrizioni imposte dall’ emergenza Covid19. “Avevamo prenotato una vacanza in formula pensione completa, era nell’ hotel, quindi era anche abbastanza economica come soluzione – racconta a FoggiaToday la donna, peraltro avvocato – Il pacchetto veniva 1316 euro. Abbiamo versato la caparra di 390 euro ed era tutto confermato” .Passato il lockdown ha contattato il resort, per sincerarsi che fosse tutto confermato all’ allentamento delle restrizioni. “In realtà, abbiamo fatto due telefonate, perché io alla prima ero incredula, pensavo avessero sbagliato e quindi ha chiamato anche mio marito. La telefonata è durata parecchio, ci hanno prima rassicurato sul fatto che non fosse cambiato nulla, che c’ era l’ ombrellone e ci avrebbero soltanto spostato: invece dell’ hotel, avremmo soggiornato in una delle villette. Non c’ era la formula a buffet tutto incluso ma avrebbero portato il pranzo in camera. Piccoli cambiamenti. Al termine della telefonata ci dico però che c’ era un aggiornamento delle tariffe, mi lasciano in attesa e io immagino 100-200 euro in più, e invece c’ era un aumento di 3200 euro . A mio marito invece hanno riferito direttamente il totale: da 1300 a 4500. Siamo rimasti sconcertati” .Altri clienti sono stati contattati telefonicamente dal resort, come riferisce il Codacons, o via mail. Nei messaggi di posta elettronica si leggeva che a causa del Coronavirus era stata presa la “drastica decisione di aprire solo un terzo del resort” e la scelta aveva determinato una “variazione” . “La mattina dopo ho mandato una Pec – racconta la donna – Volevo che mettessero nero su bianco questa modifica, cosa che non hanno mai fatto. Al telefono mi avevano detto di inoltrare la disdetta, io ho spiegato che avrebbero dovuto prima scrivermi che le condizioni erano cambiate, altrimenti perché avrei dovuto fare la disdetta? Ho mandato due volte la Pec e non mi hanno risposto. Il pomeriggio mi chiama una persona che si è qualificata come responsabile della struttura, si scusa tantissimo, prova a dare spiegazioni e gli rispondo che ho la sensazione che mi stia chiamando solo perché ho minacciato azioni legali e perché sono un avvocato. Lui nega, dice che sta chiamando tutti i clienti” .La lista delle disdette è lunga a giudicare dai commenti sui social della struttura e dalle segnalazioni raccolte dal Codacons. La struttura risponde con garbo e altrettanta determinazione sulla propria pagina a tutte le doglianze spiegando che non si può fare altrimenti ( “avrebbe fatto piacere anche a noi una classica estate” ) e con un arrivederci alla prossima estate. Per due coniugi che avevano prenotato in cottage l’ adeguamento del preventivo si è tradotto in una cifra più che raddoppiata, da 1180 euro a 2700 circa. Un’ altra coppia che aveva optato per i primi 15 giorni d’ agosto a 4.200 ha visto lievitare la cifra fino a 7.350 euro e, quando ha scelto di rinunciare, la struttura ha proposto il rimborso della caparra attraverso un voucher da spendere entro il 2021 oppure in cinque rate. “A me in realtà il responsabile non ha proposto né le cinque rate né il voucher. Il giorno dopo mi ha mandato una pec scrivendo che confermava la disdetta e restava in attesa dell’ Iban e poi abbiamo ricevuto il bonifico per l’ intera somma. Seguivo un po’ la pagina facebook e ho letto che molti si sono visti trattenere 60 euro a titolo di gestione della pratica. Io l’ ho specificato che nel caso saremmo andati in tribunale. Non per i 60 euro. Nella mia Pec c’ era molta amarezza perché ci siamo sentiti presi in giro rispetto al fatto che ci avessero rassicurato per poi dirci alla fine che c’ era una ‘piccola’ variazione di prezzo. Lui tra l’ altro ha detto che avrebbe redarguito il suo personale perché la telefonata non doveva essere gestita così”. Sceglieranno ancora il Gargano e Vieste per le loro vacanze, ma non quel resort. “Era la prima volta che volevamo andare in quel posto, perché avevamo visto delle recensioni molto positive. Ho detto al responsabile che non saremmo tornati mai più, anzi, gli ho detto che se avessero avuto un approccio diverso anche solo al telefono gli avremmo quasi detto di conservare la caparra per l’ anno prossimo. Ma trattati in questo modo no, non ci vedranno proprio più”.

ilgazzettino.it, 11/06/2020 16:02
Fedez: «Dopo la raccolta fondi ho avuto 15 denunce dal codacons»
Nel giorno di uscita del suo nuovo singolo Bimbi per strada , musica di una hit anni Novanta, Children di Robert Miles, cui lui ha aggiunto le parole, Fedez è stato intervistato dal quotidiano La Repubblica e ha parlato tra le altre cose del coronavirus e della raccolta fondi promossa insieme a sua moglie Chiara Ferragni . Contro il Covid, i Ferragnez hanno raccolto soldi per un nuovo reparto di terapia intensiva all’ ospedale San Raffaele di Milano. Leggi anche Caos zone rosse in Lombardia, venerdì Conte verrà sentito dai pm Un successo, a differenza di quello realizzato in Fiera, costruito in tempi biblici « al triplo o quadruplo dei costi di quello del San Raffaele ». E oraFedez crede che sia arrivato il momento per fare chiarezza: « Da cittadino io desidero che i soldi delle tasse che pago siano usati come si deve, non così. E sempre da cittadino, se posso, dopo aver visto Report vorrei delle risposte vere e serie da Fontana . È il momento di approfondire quel che è successo, di punire certe persone. Penso alla Pivetti: vorrei che non avesse più a che fare con la cosa pubblica ». Leggi anche Ricciardi (Oms): in autunno le prime dosi di vaccino per gli italiani E ROI NAZIONALI Fedeze Chiara Ferragni, che recentemente hanno anche partecipato al corteo di Black Lives Matter, con la consegna a domicilio della spesa a chi non poteva permetterselo e l’ iniziativa del San Raffaele da personaggi oggetto di critiche sui social per la loro ostentazione sono diventati nei dintorni eroi nazionali. «Ma non l’ abbiamo fatto apposta – precisa il rapper – o meglio l’ abbiamo fatto perché era giusto, punto e basta. Di quello che si scrive sui social – tiene a far sapereFedez- non ci interessiamo affatto», mentre gli sta a cuore che l’ idea di raccogliere soldi per costruire il reparto di terapia intensiva abbia coinvolto « 192mila persone, persone comuni, cosa che ci ha reso felicissimi. E ancor più felici è che sia stato realizzato, sia entrato in funzione e abbia salvato un gran numero di vite ». LE 15 DENUNCE DEL CODACONS Fedez, sulle iniziative centrate in pieno in questo periodo, tiene a sottolineare che lui e Chiara Ferragni non hanno pensato al loro tornaconto di immagine ed anzi ricorda anche le reazioni meno positive alle idee mese in campo: « Io comunque ne esco con 15 denunce del Codacons, se non ho perso il conto. Loro hanno criticato la mia raccolta fondi e io ho risposto per le rime, facendo notare… aspetti, calibro le parole – dice – perché non voglio la denuncia numero 16 e non voglio che denuncino anche lei…. ecco, la poca trasparenza delle loro azioni. Il risultato, atti giudiziari per diffamazione, calunnia, associazione a delinquere, violenza, minacce plurime e induzione a commettere reati e una richiesta di 393mila euro di danni, che avranno solo l’ effetto di intasare i tribunali ». “NE SIAMO USCITI DIVERSI” Tirando le somme, quindi, e la di là di quello su cui occorre approfondire, molte cose perFedezsono andate bene. « Per la prima volta ho percepito un senso collettivo di appartenenza all’ Italia, la gente ha contribuito non solo con donazioni, ma anche con comportamenti civili e rispettosi. Ho visto tassisti portare gratis medici e infermieri per esempio. Non so dire se siamo stati più bravi di altri Paesi, di sicuro siamo stati bravi, e questo già mi conforta. Forse usciamo dal virus diversi ». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

unionesarda.it, 11/06/2020 15:53
Mancati rimborsi per i concerti, Franceschini dà ragione a McCartney: “Parlamento chiarirà”
Paul McCartney può dirsi soddisfatto. Dopo il polverone sollevato via social sulla scelta, tutta italiana, di non prevedere rimborsi ma voucher per i concerti non effettuati a causa dell’ emergenza da Covid-19, a dargli ragione è il ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini. “È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo – è stata la netta posizione presa dell’ ex Beatle -. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan”. “E’ evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista – la risposta di Franceschini – e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma”. L’ intervento di Franceschini era stato chiesto anche dalle associazioni dei consumatori che avevano accolto con favore la presa di posizione di McCartney (da Codacons a Unc, passando per Aduc e Federconsumatori): i due concertidell’ ex Beatle previsti nel 2020 in Italia, in particolare, non verranno riproprosti il prossimo anno, e a chi aveva acquistato il biglietto è stato offerto un voucher da utilizzare su altri eventi. Ma se da una parte il governo prova a mediare, dall’ altro chi non l’ ha presa bene è Assomusica, che rimanda al mittente ogni accusa. “Paul McCartney ha sbagliato obiettivo – dice il presidente Vincenzo Spera, scaricando sul cantante inglese le responsabilità -. E’ lui che ha annullato il tour, sapendo quale fosse la situazione in Italia e quali sarebbero state le conseguenze della decisione di non riprogrammare le date nel nostro Paese in un altro momento. Non accetto lezioni da lui. Se teneva al suo pubblico avrebbe potuto accettare la richiesta di una nuova data, come sta facendo il 99% degli artisti”. Assomusica ribatte anche all’ accusa di aver in qualche modo “condizionato” il governo sulla scelta dei voucher. “Falso. E’ lo Stato a decidere in autonomia le leggi più opportune. E poi la norma non è stata fatta per Assomusica ma per il settore del turismo, per i musei, per gli spettacoli dal vivo in generale. Per evitare il collasso”. D’ Alessandro e Galli, la società organizzatrice dei concerti di Paul McCartney in Italia, nonostante dichiari di comprendere “l’ amarezza dell’ artista e il suo dispiacere”, allo stesso tempo ritiene “che il governo abbia identificato nel voucher lo strumento che garantisse il corretto bilanciamento tra la legittima delusione del fan che non potrà assistere ad un determinato concerto e l’ esigenza vitale di sostenere l’ intera filiera dello spettacolo”. Anche gli organizzatori, poi, ribadiscono che “lo staff di Paul McCartney era perfettamente a conoscenza da prima della cancellazione” della formula di rimborso sotto forma di voucher, “istituita dal governo italiano per far fronte a una crisi senza precedenti che rischiava di dare un colpo fatale all’ industria della musica dal vivo e ai circa 400.000 lavoratori che ne fanno parte”. (Unioneonline/v.l.)

lasicilia.it, 11/06/2020 15:46
Sicilia, se i turisti ancora scarseggiano è colpa anche del caro-voli
PALERMO – In questa stagione estiva la Sicilia vedrà con il cannocchiale i turisti stranieri, mentre quelli italiani potrebbero orientarsi verso altre destinazioni. Uno dei motivi, forse il principale, è il costo elevato dei biglietti aerei. Il caro voli non è una novità per l’ Isola. Ora però, dopo l’ emergenza Coronavirus, la situazione è addirittura peggiorata. Un esempio? Un volo Roma-Catania può arrivare a costare anche 400 euro. Cifre che rendono meno appetibili le agevolazioni annunciate dall’ assessorato al Turismo per chi decide di trascorrere le vacanze in Sicilia, come i pernottamenti aggiuntivi in albergo a spese della Regione. Della serie prendi una camera per tre notti e ne paghi una. «L’ idea che i turisti italiani possano risolvere i problemi di chi lavora nella filiera del turismo è una chimera. Se poi ci aggiungiamo il costo esoso dei voli interni, la nostra regione sarà ancora una volta penalizzata» dice Dario Ferrante di Tour Plus Sicilia, secondo cui «il turismo nell’ Isola senza mercato estero non funziona». Parola di tour operator. Uno di quelli che da due decenni lavora nel cosiddetto incoming. Ferrante aggiunge un altro elemento: «Il nostro turismo è riuscito a crescere grazie alle tanto discusse compagnie aeree low cost. Fino a quando però si dovranno rispettare le norme sul distanziamento sociale, il turismo non potrà ripartire realmente. Se un aereo viaggia al 50% della propria capacità, in qualche modo deve compensare. Per questo le compagnie stanno aumentando i prezzi dei biglietti; contrariamente dovrebbero operare sotto costo. Lo stesso principio vale per i pullman a noleggio o i ristoranti». Secondo i dati elaborati dal Codacons, una vacanza di dieci giorni potrebbe arrivare a costare fino al 20% in più rispetto allo scorso anno, passando da una spesa a testa di 736 euro a 883 euro. Rincari che non risparmiano nessuna voce: si va da un rialzo medio del 9% per la ristorazione, dell’ 8% nelle strutture ricettive, del 15% per il trasporto aereo e del 12% per le navi. Riassumendo, sanificare e distanziare ha il suo costo. Per non parlare dei turisti che non arriveranno. I collegamenti con gli Stati Uniti, che solitamente movimentano un turismo di fascia alta per capacità di spesa e durata del soggiorno, sono sospesi. «I voli – azzarda Ferrante – forse verranno rispristinati tra settembre e ottobre». Hanno subito uno slittamento invece quelli da e per la Germania; mentre i charter dalla Francia inizieranno a volare a inizio luglio. Chi torna nel Regno Unito dopo una vacanza all’ estero, inoltre, viene sottoposto a quarantena. «E questo di per sé – spiega il General director e Ceo di Tour Plus Sicilia – scoraggia molti turisti». Ripiegare sui turisti italiani (che rappresentano il 50% delle presenze) e sul turismo di prossimità (gli stessi residenti in Sicilia) diventa così una scelta obbligata, che però «taglia fuori tutta la filiera degli operatori turistici: agenzie di viaggio, guide turistiche, noleggio con conducente, tour operator». Una convinzione, quella di Ferrante, sostenuta dall’ esperienza: «Gli italiani prenotano direttamente le strutture ricettive. A guadagnarci sarà solamente qualche albergo che potrà recuperare parte del fatturato che sembrava perduto». E allora quali dovrebbero essere le leve da muovere per dare ossigeno a un settore che prima del Covid stava trainando l’ economia siciliana? «C’ è voglia di ripartire, ma con regole certe. Più che incentivi con motivazioni economiche – è il parere di Ferrante – bisogna puntare sulla Sicilia come “destinazione sicura”, impostando la comunicazione sui pochi casi di Covid-19 sin qui registrati». Una risposta che marca la differenza con la strategia adottata sin qui dall’ assessorato regionale al Turismo. «In Spagna, Croazia e Grecia – conclude il Ceo di Tour Plus Sicilia – sono le compagnie aeree che stanno promuovendo le località turistiche per far ripartire la domanda, non gli enti pubblici o le Regioni. Da noi sta passando il messaggio che vogliamo quasi “comprare i turisti”, regalando le notti in hotel. Il problema maggiore è però che, a parte i proclami, niente è stato fatto. Il portale annunciato dalla Regione per usufruire delle notti gratis in hotel o dei servizi delle guide turistiche non è ancora attivo. E siamo a metà giugno».

lastampa.it, 11/06/2020 15:37
Produzione industriale, Associazioni: “Dati Istat drammatici. Governo intervenga”
da confcommercio al codacons l’ appello è unanime. per presidente confindustria lombardia a preoccupare è “contrazione ordini”
Numeri peggiori della crisi del 2008 con l’ industria che ad aprile ha visto crollare la produzione del 19,1% rispetto al mese precedente, quando si era registrato un calo del 28,4%, mentre in termini tendenziali si registra un -42,5% su base annua. I dati pubblicati oggi dall’ Istat compongono un quadro che viene definito “drammatico” da più fronti. “Drammatici, attesi e superati sono i dati odierni sul crollo della produzione industriale di aprile. La valutazione sul futuro del Paese deve giocarsi sulla rapidità della ripresa che si osserva a maggio e sul suo eventuale rafforzamento a giugno”, commenta l’ ufficio studi della Confcommercio . “Le informazioni giornaliere sulle percorrenze dei veicoli pesanti e leggeri, dell’ energia elettrica immessa in rete e del gas per uso industriale convergono nell’ evidenziare che aprile segna certamente il punto di minimo della congiuntura. Gli interventi pubblici di sostegno alle attività produttive che hanno di più patito la crisi – secondo l’ Associazione – andrebbero concentrati e rafforzati per sostenere la ripresa dell’ economia che, in termini di prodotto e di occupazione, si potrà costruire solo attraverso e dentro le imprese”. Per il Codacons “il calo della produzione industriale è pesantissimo, e senza precise misure di sostegno per l’ industria ci vorranno decenni per tornare ai livelli pre-Covid”. “Si tratta – afferma il presidente Carlo Rienzi – di un tonfo che va oltre di ogni previsione, e i numeri dell’ Istat sull’ industria non hanno precedenti e sono addirittura peggiori di quelli registrati nel nostro paese durante la crisi economica del 2008. Basti pensare che per i beni di consumo durevoli la produzione è scesa del -84,2% rispetto allo scorso anno, ad un passo dall’ azzeramento!”. In tale scenario, secondo Rienzi, “il Governo deve varare specifiche misure di sostegno per il comparto industriale, che rappresenta il motore del paese, perché senza interventi urgenti ci vorranno anni e anni per tornare ai livelli pre-Covid, e saranno bruciati migliaia di posti di lavoro con effetti devastanti per la nostra economia”. I dati sulla produzione industriale diffusi dall’ Istat non colgono, invece, di sorpresa la Cgil . “I numeri – commenta il segretario confederale, Emilio Miceli, responsabile dell’ Area Industria e reti del sindacato – registrano ciò che sappiamo ovvero che l’ industria in questi mesi è stata sostanzialmente fermata. Fermo che si è riverberato, ad aprile, sulla mancata vendita di autoveicoli e sulle pesanti perdite nei settori moda (-80%) e trasporti (-74%). Il fattore tempo continua ad essere decisivo. È importante sapere quante risorse vengono messe a disposizione con fondi nostri ed europei, attraverso finanziamenti o ricapitalizzazioni, ma sapere quando diventeranno fruibili è ancora più decisivo”. Per il segretario confederale i dati rivelano che “la dimensione della crisi è davvero molto seria e ci attende una fase dura nella quale sarà necessario tutto il senso di responsabilità degli attori istituzionali, sociali e politici. Non abbiamo vissuto una parentesi che si è chiusa, ma dovremo convivere nel tempo con l’ esigenza di coniugare costantemente risanamento e sviluppo, consolidamento e modernizzazione. Questi numeri, e le stime dell’ Ocse su Pil e debito, ci mettono di fronte a scenari mai conosciuti sia sul versante economico che sui livelli occupazionali. Senza una forte coesione ed un forte indirizzo unitario in sede europea non saremmo in grado di fronteggiare uno scenario così impegnativo”. A parlare di “bilancio disastroso per la produzione industriale durante la quarantena” è anche il Centro Studi Promotor. Secondo il Centro Studi anche il dato di maggio che sarà reso noto dall’ Istat il 10 luglio sarà “fortemente negativo” e “data la gravità della situazione si conferma l’ assoluta necessità per il Governo di affrontare con provvedimenti di immediata efficacia i problemi del comparto industriale”. A livello regionale il crollo della produzione industriale è stato particolarmente pesante in Lombardia, regione più colpita dall’ emergenza sanitaria e tra le prime ad aver subito misure restrittive. “I dati relativi al I trimestre 2020 si commentano da soli. Crollo della produzione industriale (-10% congiunturale e tendenziale) e indici in negativo fotografano l’ impatto concreto della crisi Covid-19 sulle imprese e i territori della Lombardia. Crollo degli investimenti e del fatturato, scarsa liquidità, posti di lavoro in discussione, filiere interrotte, sono il campo di battaglia a cui saremo costretti nei prossimi mesi” ha commentato il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti . “La prima preoccupazione maggiore – continua Bonometti – è la contrazione degli ordini, sia dal mercato interno (-9,5%) che dall’ estero (-5,5%), che non vorremmo innescasse una crisi di fiducia da parte delle imprese. Se non si avrà il coraggio di intervenire – avverte – pagheremo questa assenza di scelte per anni, o per decenni, visto che proprio le imprese lombarde sono state le più danneggiate dal Covid. In tre mesi è stato fatto proprio poco, nel concreto, rispetto alla drammaticità di questa crisi”. “Investimenti, semplificazione, liquidità, tasse, mercato interno, competitività” queste, per il presidente di Confindustria Lombardia, le parole chiave per la ripresa.

larepubblica.it, 11/06/2020 15:30
Produzione industriale, Associazioni: “Dati Istat drammatici. Governo intervenga”
(Teleborsa) – Numeri peggiori della crisi del 2008 con l’ industria che ad aprile ha visto crollare la produzione del 19,1% rispetto al mese precedente, quando si era registrato un calo del 28,4%, mentre in termini tendenziali si registra un -42,5% su base annua. I dati pubblicati oggi dall’ Istat compongono un quadro che viene definito “drammatico” da più fronti. “Drammatici, attesi e superati sono i dati odierni sul crollo della produzione industriale di aprile. La valutazione sul futuro del Paese deve giocarsi sulla rapidità della ripresa che si osserva a maggio e sul suo eventuale rafforzamento a giugno”, commenta l’ ufficio studi della Confcommercio . “Le informazioni giornaliere sulle percorrenze dei veicoli pesanti e leggeri, dell’ energia elettrica immessa in rete e del gas per uso industriale convergono nell’ evidenziare che aprile segna certamente il punto di minimo della congiuntura. Gli interventi pubblici di sostegno alle attività produttive che hanno di più patito la crisi – secondo l’ Associazione – andrebbero concentrati e rafforzati per sostenere la ripresa dell’ economia che, in termini di prodotto e di occupazione, si potrà costruire solo attraverso e dentro le imprese”. Per il Codacons “il calo della produzione industriale è pesantissimo, e senza precise misure di sostegno per l’ industria ci vorranno decenni per tornare ai livelli pre-Covid”. “Si tratta – afferma il presidente Carlo Rienzi – di un tonfo che va oltre di ogni previsione, e i numeri dell’ Istat sull’ industria non hanno precedenti e sono addirittura peggiori di quelli registrati nel nostro paese durante la crisi economica del 2008. Basti pensare che per i beni di consumo durevoli la produzione è scesa del -84,2% rispetto allo scorso anno, ad un passo dall’ azzeramento!”. In tale scenario, secondo Rienzi, “il Governo deve varare specifiche misure di sostegno per il comparto industriale, che rappresenta il motore del paese, perché senza interventi urgenti ci vorranno anni e anni per tornare ai livelli pre-Covid, e saranno bruciati migliaia di posti di lavoro con effetti devastanti per la nostra economia”. I dati sulla produzione industriale diffusi dall’ Istat non colgono, invece, di sorpresa la Cgil . “I numeri – commenta il segretario confederale, Emilio Miceli, responsabile dell’ Area Industria e reti del sindacato – registrano ciò che sappiamo ovvero che l’ industria in questi mesi è stata sostanzialmente fermata. Fermo che si è riverberato, ad aprile, sulla mancata vendita di autoveicoli e sulle pesanti perdite nei settori moda (-80%) e trasporti (-74%). Il fattore tempo continua ad essere decisivo. È importante sapere quante risorse vengono messe a disposizione con fondi nostri ed europei, attraverso finanziamenti o ricapitalizzazioni, ma sapere quando diventeranno fruibili è ancora più decisivo”. Per il segretario confederale i dati rivelano che “la dimensione della crisi è davvero molto seria e ci attende una fase dura nella quale sarà necessario tutto il senso di responsabilità degli attori istituzionali, sociali e politici. Non abbiamo vissuto una parentesi che si è chiusa, ma dovremo convivere nel tempo con l’ esigenza di coniugare costantemente risanamento e sviluppo, consolidamento e modernizzazione. Questi numeri, e le stime dell’ Ocse su Pil e debito, ci mettono di fronte a scenari mai conosciuti sia sul versante economico che sui livelli occupazionali. Senza una forte coesione ed un forte indirizzo unitario in sede europea non saremmo in grado di fronteggiare uno scenario così impegnativo”. A parlare di “bilancio disastroso per la produzione industriale durante la quarantena” è anche il Centro Studi Promotor. Secondo il Centro Studi anche il dato di maggio che sarà reso noto dall’ Istat il 10 luglio sarà “fortemente negativo” e “data la gravità della situazione si conferma l’ assoluta necessità per il Governo di affrontare con provvedimenti di immediata efficacia i problemi del comparto industriale”. A livello regionale il crollo della produzione industriale è stato particolarmente pesante in Lombardia, regione più colpita dall’ emergenza sanitaria e tra le prime ad aver subito misure restrittive. “I dati relativi al I trimestre 2020 si commentano da soli. Crollo della produzione industriale (-10% congiunturale e tendenziale) e indici in negativo fotografano l’ impatto concreto della crisi Covid-19 sulle imprese e i territori della Lombardia. Crollo degli investimenti e del fatturato, scarsa liquidità, posti di lavoro in discussione, filiere interrotte, sono il campo di battaglia a cui saremo costretti nei prossimi mesi” ha commentato il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti . “La prima preoccupazione maggiore – continua Bonometti – è la contrazione degli ordini, sia dal mercato interno (-9,5%) che dall’ estero (-5,5%), che non vorremmo innescasse una crisi di fiducia da parte delle imprese. Se non si avrà il coraggio di intervenire – avverte – pagheremo questa assenza di scelte per anni, o per decenni, visto che proprio le imprese lombarde sono state le più danneggiate dal Covid. In tre mesi è stato fatto proprio poco, nel concreto, rispetto alla drammaticità di questa crisi”. “Investimenti, semplificazione, liquidità, tasse, mercato interno, competitività” queste, per il presidente di Confindustria Lombardia, le parole chiave per la ripresa.

corriere.it, 11/06/2020 15:10
calcio
Serie A, rimborsi biglietti e abbonamenti: come si ottengono. I tifosi aspettano risposte
non esiste un regolamento, ognuna delle 20 squadre di serie a procede a modo suo. juve, inter e milan hanno rimborsato qualche biglietto, ma è tutto in alto mare
Un caos. Il calcio riparte a porte chiuse, ma sono parecchi i tifosi con un abbonamento in mano o un biglietto già acquistato ancora in attesa di risposte da parte dei club. Non c’ è un indirizzo generale della Lega serie A, poiché non è competente in materia. Ogni società fa da sé e quando un tifoso acquista un abbonamento o un tagliando per una partita sottoscrive il regolamento della società che glielo vende: 20 squadre 20 regolamenti differenti. Le cosidette «condizioni generali di vendita» sono le più svariate. Oltre il 50% delle squadre non prevede il rimborso dell’ abbonamento o del biglietto. Atalanta, Brescia, Genoa, Inter, Juventus, Lecce, Roma, Sampdoria, Spal e Udinese di norma non restituiscono i soldi. La prassi però non è sempre la regola, soprattutto in tempi di coronavirus. La Juventus ha da tempo iniziato il rimborso del match Juventus-Inter dello scorso 9 marzo, giocato a porte chiuse, per chi aveva acquistato il biglietto, mentre non ha ancora comunicato cosa intende fare con gli abbonati, né con i biglietti già venduti per la semifinale di ritorno Coppa Italia con il Milan o per il match di ritorno di Champions League con il Lione: in entrambi i casi lo Stadium era esaurito, ora si giocherà senza pubblico. L’ Inter aveva rimborsato i tifosi che avevano acquistato il biglietto per la gara di ritorno di Europa League con il Ludogorets, ma deve decidere quale linea tenere per chi era già in possesso dei tagliandi per i match di campionato con Sampdoria, Sassuolo e Brescia. Tendenzialmente la società nerazzurra rimborsa direttamente chi ha acquistato un biglietto, tutto da decidere invece come muoversi sugli abbonati.Il Milan ha rimborsato i biglietti della partita giocata a San Siro con il Genoa, sul resto è ancora in attesa di decidere come comportarsi, la volontà è di andare incontro alle esigenze dei tifosi. Prima comunque saranno presi in esame i biglietti in seconda battuta gli abbonamenti. Gli abbonati in serie A sono stimati in 356.358, stimati perché non tutte le società comunicano il numero esatto: l’ Inter è quella che ne ha di più, oltre 41 mila, il Sassuolo è sui 7.500. I titolari di biglietto, già acquistati per partite sono all’ incirca 195 mila: tutti in attesa di rimborso.L’ ipotesi voucher non prevede un indennizzo diretto, ma appunto la possibilità di un buono spendibile per acquistare altri biglietti o merchandising. È stato il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, a spiegare a fine maggio: «Vogliamo tutelare gli spettatori. Abbiamo previsto un meccanismo di rimborso per gli eventi a cui non si è potuto assistere (o al quale non si assisterà) a causa del Coronavirus. I possessori di un biglietto che ne facciano richiesta avranno quindi diritto al voucher recupero, per qualsiasi evento sportivo». Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. La modalità dei voucher è contestata dal Codacons, oltre a essere già entrata nel mirino dell’ Antitrust e della Commissione Europea, che ha sottolineato come il voucher come unica possibilità di indennizzo leda i diritti dei consumatori. «Chi ha acquistato un biglietto per un evento che non sarà replicato o chi, per paura del Coronavirus deciderà di non partire più o di non frequentare palestre e piscine, ha diritto alla restituzione di quanto pagato. Già l’ Unione Europea e l’ Antitrust hanno avvisato il Governo circa i rischi legati ai voucher, che violano i diritti basilari dei consumatori», spiega il presidente del Codacons Carlo.Se sui biglietti già venduti delle partite si aspetta ancora, sugli abbonamenti ci sono anche più incognite. Una su tutte: non si sa ancora se e quando riapriranno gli stadi, con quale capienza.
guido de carolis

ilmessaggero.it, 11/06/2020 15:10
(Teleborsa) – Numeri peggiori della crisi del 2008 con l’ industria che ad aprile ha visto …
(Teleborsa) – Numeri peggiori della crisi del 2008 con l’ industria che ad aprile ha visto crollare la produzione del 19,1% rispetto al mese precedente, quando si era registrato un calo del 28,4%, mentre in termini tendenziali si registra un -42,5% su base annua. I dati pubblicati oggi dall’ Istat compongono un quadro che viene definito “drammatico” da più fronti. “Drammatici, attesi e superati sono i dati odierni sul crollo della produzione industriale di aprile. La valutazione sul futuro del Paese deve giocarsi sulla rapidità della ripresa che si osserva a maggio e sul suo eventuale rafforzamento a giugno”, commenta l’ ufficio studi della Confcommercio . “Le informazioni giornaliere sulle percorrenze dei veicoli pesanti e leggeri, dell’ energia elettrica immessa in rete e del gas per uso industriale convergono nell’ evidenziare che aprile segna certamente il punto di minimo della congiuntura. Gli interventi pubblici di sostegno alle attività produttive che hanno di più patito la crisi – secondo l’ Associazione – andrebbero concentrati e rafforzati per sostenere la ripresa dell’ economia che, in termini di prodotto e di occupazione, si potrà costruire solo attraverso e dentro le imprese”. Per il Codacons “il calo della produzione industriale è pesantissimo, e senza precise misure di sostegno per l’ industria ci vorranno decenni per tornare ai livelli pre-Covid”. “Si tratta – afferma il presidente Carlo Rienzi – di un tonfo che va oltre di ogni previsione, e i numeri dell’ Istat sull’ industria non hanno precedenti e sono addirittura peggiori di quelli registrati nel nostro paese durante la crisi economica del 2008. Basti pensare che per i beni di consumo durevoli la produzione è scesa del -84,2% rispetto allo scorso anno, ad un passo dall’ azzeramento!”. In tale scenario, secondo Rienzi, “il Governo deve varare specifiche misure di sostegno per il comparto industriale, che rappresenta il motore del paese, perché senza interventi urgenti ci vorranno anni e anni per tornare ai livelli pre-Covid, e saranno bruciati migliaia di posti di lavoro con effetti devastanti per la nostra economia”. I dati sulla produzione industriale diffusi dall’ Istat non colgono, invece, di sorpresa la Cgil . “I numeri – commenta il segretario confederale, Emilio Miceli, responsabile dell’ Area Industria e reti del sindacato – registrano ciò che sappiamo ovvero che l’ industria in questi mesi è stata sostanzialmente fermata. Fermo che si è riverberato, ad aprile, sulla mancata vendita di autoveicoli e sulle pesanti perdite nei settori moda (-80%) e trasporti (-74%). Il fattore tempo continua ad essere decisivo. È importante sapere quante risorse vengono messe a disposizione con fondi nostri ed europei, attraverso finanziamenti o ricapitalizzazioni, ma sapere quando diventeranno fruibili è ancora più decisivo”. Per il segretario confederale i dati rivelano che “la dimensione della crisi è davvero molto seria e ci attende una fase dura nella quale sarà necessario tutto il senso di responsabilità degli attori istituzionali, sociali e politici. Non abbiamo vissuto una parentesi che si è chiusa, ma dovremo convivere nel tempo con l’ esigenza di coniugare costantemente risanamento e sviluppo, consolidamento e modernizzazione. Questi numeri, e le stime dell’ Ocse su Pil e debito, ci mettono di fronte a scenari mai conosciuti sia sul versante economico che sui livelli occupazionali. Senza una forte coesione ed un forte indirizzo unitario in sede europea non saremmo in grado di fronteggiare uno scenario così impegnativo”. A parlare di “bilancio disastroso per la produzione industriale durante la quarantena” è anche il Centro Studi Promotor. Secondo il Centro Studi anche il dato di maggio che sarà reso noto dall’ Istat il 10 luglio sarà “fortemente negativo” e “data la gravità della situazione si conferma l’ assoluta necessità per il Governo di affrontare con provvedimenti di immediata efficacia i problemi del comparto industriale”. A livello regionale il crollo della produzione industriale è stato particolarmente pesante in Lombardia, regione più colpita dall’ emergenza sanitaria e tra le prime ad aver subito misure restrittive. “I dati relativi al I trimestre 2020 si commentano da soli. Crollo della produzione industriale (-10% congiunturale e tendenziale) e indici in negativo fotografano l’ impatto concreto della crisi Covid-19 sulle imprese e i territori della Lombardia. Crollo degli investimenti e del fatturato, scarsa liquidità, posti di lavoro in discussione, filiere interrotte, sono il campo di battaglia a cui saremo costretti nei prossimi mesi” ha commentato il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti . “La prima preoccupazione maggiore – continua Bonometti – è la contrazione degli ordini, sia dal mercato interno (-9,5%) che dall’ estero (-5,5%), che non vorremmo innescasse una crisi di fiducia da parte delle imprese. Se non si avrà il coraggio di intervenire – avverte – pagheremo questa assenza di scelte per anni, o per decenni, visto che proprio le imprese lombarde sono state le più danneggiate dal Covid. In tre mesi è stato fatto proprio poco, nel concreto, rispetto alla drammaticità di questa crisi”. “Investimenti, semplificazione, liquidità, tasse, mercato interno, competitività” queste, per il presidente di Confindustria Lombardia, le parole chiave per la ripresa. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

ilmattino.it, 11/06/2020 15:02
Fedez: «Dopo la raccolta fondi ho avuto 15 denunce dal codacons»
Nel giorno di uscita del suo nuovo singolo Bimbi per strada , musica di una hit anni Novanta, Children di Robert Miles, cui lui ha aggiunto le parole, Fedez è stato intervistato dal quotidiano La Repubblica e ha parlato tra le altre cose del coronavirus e della raccolta fondi promossa insieme a sua moglie Chiara Ferragni . Contro il Covid, i Ferragnez hanno raccolto soldi per un nuovo reparto di terapia intensiva all’ ospedale San Raffaele di Milano. Un successo, a differenza di quello realizzato in Fiera, costruito in tempi biblici « al triplo o quadruplo dei costi di quello del San Raffaele ». E oraFedez crede che sia arrivato il momento per fare chiarezza: « Da cittadino io desidero che i soldi delle tasse che pago siano usati come si deve, non così. E sempre da cittadino, se posso, dopo aver visto Report vorrei delle risposte vere e serie da Fontana . È il momento di approfondire quel che è successo, di punire certe persone. Penso alla Pivetti: vorrei che non avesse più a che fare con la cosa pubblica ». Fedeze Chiara Ferragni, che recentemente hanno anche partecipato al corteo di Black Lives Matter, con la consegna a domicilio della spesa a chi non poteva permetterselo e l’ iniziativa del San Raffaele da personaggi oggetto di critiche sui social per la loro ostentazione sono diventati nei dintorni eroi nazionali. «Ma non l’ abbiamo fatto apposta – precisa il rapper – o meglio l’ abbiamo fatto perché era giusto, punto e basta. Di quello che si scrive sui social – tiene a far sapereFedez- non ci interessiamo affatto», mentre gli sta a cuore che l’ idea di raccogliere soldi per costruire il reparto di terapia intensiva abbia coinvolto « 192mila persone, persone comuni, cosa che ci ha reso felicissimi. E ancor più felici è che sia stato realizzato, sia entrato in funzione e abbia salvato un gran numero di vite ». LE 15 DENUNCE DEL CODACONS Fedez, sulle iniziative centrate in pieno in questo periodo, tiene a sottolineare che lui e Chiara Ferragni non hanno pensato al loro tornaconto di immagine ed anzi ricorda anche le reazioni meno positive alle idee mese in campo: « Io comunque ne esco con 15 denunce del Codacons, se non ho perso il conto. Loro hanno criticato la mia raccolta fondi e io ho risposto per le rime, facendo notare… aspetti, calibro le parole – dice – perché non voglio la denuncia numero 16 e non voglio che denuncino anche lei…. ecco, la poca trasparenza delle loro azioni. Il risultato, atti giudiziari per diffamazione, calunnia, associazione a delinquere, violenza, minacce plurime e induzione a commettere reati e una richiesta di 393mila euro di danni, che avranno solo l’ effetto di intasare i tribunali ». “NE SIAMO USCITI DIVERSI” Tirando le somme, quindi, e la di là di quello su cui occorre approfondire, molte cose perFedezsono andate bene. « Per la prima volta ho percepito un senso collettivo di appartenenza all’ Italia, la gente ha contribuito non solo con donazioni, ma anche con comportamenti civili e rispettosi. Ho visto tassisti portare gratis medici e infermieri per esempio. Non so dire se siamo stati più bravi di altri Paesi, di sicuro siamo stati bravi, e questo già mi conforta. Forse usciamo dal virus diversi ». Ultimo aggiornamento: 14:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Report Tv, 11/06/2020 15:02
Carlo Calenda CODACONS: si conferma il peggior ministro nella storia della Repubblica Italiana
Non sa nemmeno che i bilanci dell’ associazioni sono tutti pubblici e depositati presso il ministero che ha diretto Calenda da molti considerato il ministro dei fallimenti, fa l’ ennesima brutta figura ma gli elettori ricorderanno il suo odio verso i consumatori Nuova pagina nella guerra avviata da Carlo Calenda contro le associazioni dei consumatori. Oggi il leader di Azione commette un nuovo passo falso, attraverso un delirante tweet in cui afferma che i bilanci delle associazioni, e in particolare quello del Codacons, non sono trasparenti e sarebbero segreti. Una tesi che la dice lunga sulla competenza di Calenda e sul suo ruolo al Mise: l’ ex Ministro, infatti, non sa nemmeno che tutti i bilanci delle associazioni dei consumatori sono depositati al Ministero dello sviluppo economico che lui stesso ha diretto!!! In sostanza Calenda disponeva nei cassetti del suo ufficio proprio dei documenti che oggi afferma essere segreti, e che per legge devono essere depositati ogni anno al Mise. Il tweet odierno di Calenda la dice lunga sulla sua competenza e preparazione, e sembra confermare le critiche di quella parte di opinione pubblica che lo ritiene il peggior Ministro nella storia della Repubblica Italiana. Tuttavia non stupisce che un soggetto che in qualità di Ministro ha inanellato una serie incredibile di fallimenti e di iniziative del tutto dannose per il paese, dal caso Ilva a quello Alitalia, passando per le vicende Fincantieri, Embraco e Almaviva, possa fare l’ ennesima brutta figura. Di certo i cittadini – al di là dei tanti procedimenti giudiziari avviati contro il leader di Azione – si ricorderanno alle prossime elezioni di chi disprezza e odia i consumatori, e sarà preciso compito del Codacons, in occasione delle urne, rinfrescare la memoria agli elettori Ti è piaciuto l’ articolo? Vuoi scriverne uno anche tu? Inizia da qui!

TeleBorsa, 11/06/2020 14:53
economia
Produzione industriale, Associazioni: “Dati Istat drammatici. Governo intervenga”
da confcommercio al codacons l’ appello è unanime. per presidente confindustria lombardia a preoccupare è “contrazione ordini”
(Teleborsa) – Numeri peggiori della crisi del 2008 con l’ industria che ad aprile ha visto crollare la produzione del 19,1% rispetto al mese precedente, quando si era registrato un calo del 28,4%, mentre in termini tendenziali si registra un -42,5% su base annua. I dati pubblicati oggi dall’ Istat compongono un quadro che viene definito “drammatico” da più fronti. “Drammatici, attesi e superati sono i dati odierni sul crollo della produzione industriale di aprile. La valutazione sul futuro del Paese deve giocarsi sulla rapidità della ripresa che si osserva a maggio e sul suo eventuale rafforzamento a giugno”, commenta l’ ufficio studi della Confcommercio . “Le informazioni giornaliere sulle percorrenze dei veicoli pesanti e leggeri, dell’ energia elettrica immessa in rete e del gas per uso industriale convergono nell’ evidenziare che aprile segna certamente il punto di minimo della congiuntura. Gli interventi pubblici di sostegno alle attività produttive che hanno di più patito la crisi – secondo l’ Associazione – andrebbero concentrati e rafforzati per sostenere la ripresa dell’ economia che, in termini di prodotto e di occupazione, si potrà costruire solo attraverso e dentro le imprese”. Per il Codacons “il calo della produzione industriale è pesantissimo, e senza precise misure di sostegno per l’ industria ci vorranno decenni per tornare ai livelli pre-Covid”. “Si tratta – afferma il presidente Carlo Rienzi – di un tonfo che va oltre di ogni previsione, e i numeri dell’ Istat sull’ industria non hanno precedenti e sono addirittura peggiori di quelli registrati nel nostro paese durante la crisi economica del 2008. Basti pensare che per i beni di consumo durevoli la produzione è scesa del -84,2% rispetto allo scorso anno, ad un passo dall’ azzeramento!”. In tale scenario, secondo Rienzi, “il Governo deve varare specifiche misure di sostegno per il comparto industriale, che rappresenta il motore del paese, perché senza interventi urgenti ci vorranno anni e anni per tornare ai livelli pre-Covid, e saranno bruciati migliaia di posti di lavoro con effetti devastanti per la nostra economia”. I dati sulla produzione industriale diffusi dall’ Istat non colgono, invece, di sorpresa la Cgil . “I numeri – commenta il segretario confederale, Emilio Miceli, responsabile dell’ Area Industria e reti del sindacato – registrano ciò che sappiamo ovvero che l’ industria in questi mesi è stata sostanzialmente fermata. Fermo che si è riverberato, ad aprile, sulla mancata vendita di autoveicoli e sulle pesanti perdite nei settori moda (-80%) e trasporti (-74%). Il fattore tempo continua ad essere decisivo. È importante sapere quante risorse vengono messe a disposizione con fondi nostri ed europei, attraverso finanziamenti o ricapitalizzazioni, ma sapere quando diventeranno fruibili è ancora più decisivo”. Per il segretario confederale i dati rivelano che “la dimensione della crisi è davvero molto seria e ci attende una fase dura nella quale sarà necessario tutto il senso di responsabilità degli attori istituzionali, sociali e politici. Non abbiamo vissuto una parentesi che si è chiusa, ma dovremo convivere nel tempo con l’ esigenza di coniugare costantemente risanamento e sviluppo, consolidamento e modernizzazione. Questi numeri, e le stime dell’ Ocse su Pil e debito, ci mettono di fronte a scenari mai conosciuti sia sul versante economico che sui livelli occupazionali. Senza una forte coesione ed un forte indirizzo unitario in sede europea non saremmo in grado di fronteggiare uno scenario così impegnativo”. A parlare di “bilancio disastroso per la produzione industriale durante la quarantena” è anche il Centro Studi Promotor. Secondo il Centro Studi anche il dato di maggio che sarà reso noto dall’ Istat il 10 luglio sarà “fortemente negativo” e “data la gravità della situazione si conferma l’ assoluta necessità per il Governo di affrontare con provvedimenti di immediata efficacia i problemi del comparto industriale”. A livello regionale il crollo della produzione industriale è stato particolarmente pesante in Lombardia, regione più colpita dall’ emergenza sanitaria e tra le prime ad aver subito misure restrittive. “I dati relativi al I trimestre 2020 si commentano da soli. Crollo della produzione industriale (-10% congiunturale e tendenziale) e indici in negativo fotografano l’ impatto concreto della crisi Covid-19 sulle imprese e i territori della Lombardia. Crollo degli investimenti e del fatturato, scarsa liquidità, posti di lavoro in discussione, filiere interrotte, sono il campo di battaglia a cui saremo costretti nei prossimi mesi” ha commentato il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti . “La prima preoccupazione maggiore – continua Bonometti – è la contrazione degli ordini, sia dal mercato interno (-9,5%) che dall’ estero (-5,5%), che non vorremmo innescasse una crisi di fiducia da parte delle imprese. Se non si avrà il coraggio di intervenire – avverte – pagheremo questa assenza di scelte per anni, o per decenni, visto che proprio le imprese lombarde sono state le più danneggiate dal Covid. In tre mesi è stato fatto proprio poco, nel concreto, rispetto alla drammaticità di questa crisi”. “Investimenti, semplificazione, liquidità, tasse, mercato interno, competitività” queste, per il presidente di Confindustria Lombardia, le parole chiave per la ripresa.

Giornale di Mantova, 11/06/2020 14:45
Prime vittime della crisi: Dentix fallita, Zara chiude i battenti
Dentix Italia chiude: pazienti non curati e parcelle già pagate. Zara non regge il colpo e chiude 1200 negozi nel mondo. Insomma la crisi seguita all’ emergenza Covid19 comincia a farsi sentire in maniera sempre più manifesta. Da Prima la Riviera Tra i mille e 1.200 negozi in tutto il mondo del il colosso spagnolo Zara dovranno chiudere i battenti. L’ azienda di moda cercherà di puntare molto sullo shopping online che negli ultimi mesi di lockdown è cresciuto in maniera esponenziale.Un calo del 44% (pari al 409 milioni di euro) questi i dati delle vendite nel primo trimestre di Zara. La chiusura di 1.200 negozi è una decisione importante che però lascia sperare visto che il proprietario ha garantito un ricollocamento. Index punterà su retail più grandi e sul digitale. A questa decisione corrisponde infatti la riapertura di 450 store e un investimento cospicuo nella vendita online che, nell’ ultimo trimestre ha registrato un incremento del 50%.Sono numerosi i pazienti purtroppo coinvolti nel fallimento della catena odontoiatrica Dentix Italia. Dentix Italia fa capo alla Dentix Spagna, che ha fatto richiesta in tribunale di istanza pre-fallimentare. È presente nel nostro Paese con 57 ambulatori, concentrati in 12 regioni e, da giorni, gli operatori non rispondono più ai pazienti e le cliniche sembrano aver cessato, di fatto, l’ attività.”Dentix incassa subito l’ intero ammontare della parcella e il consumatore si fa carico degli interessi da riconoscere alla finanziaria complice. C’ è il forte sospetto che i pazienti siano indotti a sottoporsi a interventi sanitari non necessari e non appropriati”, tuona il Codacons. Da Prima Novara: I pazienti hanno pagato ma non sono stati curati anche a Novara, Vercelli e Biella Da Prima Venezia: Vittima del “Crac Dentix”: 68enne paga 500 euro ma i dentisti sono spariti Da Prima la Riviera: La clinica Dentix rischia di fallire e su Facebook scatta la class action Da Prima Firenze: Fallimento Dentix, in Toscana 5 ambulatori Da prima Bergamo: Le cliniche Dentix chiudono per fallimento, serrande abbassate anche a Bergamo Da Prima Monza: Dentix, Federconsumatori Brianza: “Nuova beffa” Da Prima Saronno: Dentix Italia chiude per fallimento, anche i pazienti saronnesi beffati Da Prima Biella: Fallimento Dentix: Federconsumatori, “sospendete pagamenti alla finanziaria” Angel Lorenzo Muriel , presidente e fondatore di Dentix, replica con una comunicazione rivolta a tutti i pazienti sul sito ufficiale dell’ azienda:Gentile Paziente, in primo luogo dobbiamo scusarci per questo silenzio.Nei mesi della pandemia abbiamo garantito i servizi d’ urgenza e i trattamenti indifferibili, adesso da metà maggio stiamo per attrezzare i nostri centri con tutti i dispositivi di sicurezza. In questo periodo il nostro call center è stato sempre attivo, abbiamo avuto un picco di chiamate ricevute molto alto che ha generato delle lunghe code di attesa.Il silenzio operativo è stato con il fine di consentire, con tutte le nostre forze, un possibile piano di riapertura delle cliniche Dentix. Abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, un momento storico ed aziendale veramente complicato e critico.Stiamo valutando attentamente cosa è meglio fare, avendo quali principali punti di riferimento da tutelare dipendenti e pazienti. Ci stiamo adoperando per garantire le urgenze e ripristinare le cure a cui avete diritto fin dal momento in cui vi siete affidati a noi.Non possiamo negare la realtà. Non possiamo ignorarla. Stiamo lavorando giorno per giorno, ora per ora, per studiare qualsiasi soluzione possa garantire un percorso di continuità a Dentix. Per proteggere le vostre urgenze e pianificare un percorso di ritorno alla normalità.Se in questo momento ha un trattamento in corso, la informiamo che l’ attenzione verso i pazienti non si modificherà, quando l’ azienda avrà modo di aprire gli ambulatori continueremo i suoi trattamenti con la stessa qualità e lo stesso servizio che abbiamo sempre offerto. Dentix è stata fondata 10 anni fa e in nessun momento abbiamo abbandonato alcun paziente. Nostro obiettivo rimane sempre la soddisfazione dei pazienti. Faremo tutto quanto possibile e vi comunicheremo al più presto istruzioni operative.Ringraziandovi per la comprensione e la pazienza porgiamo i nostri migliori saluti.Clicca e vai alla mappa dei centri Dentix in ItaliaPrima Mantova.

Giornale di Como, 11/06/2020 14:38
Prime vittime della crisi: Dentix fallita, Zara chiude i battenti
Dentix Italia chiude: pazienti non curati e parcelle già pagate. Zara non regge il colpo e chiude 1200 negozi nel mondo. Insomma la crisi seguita all’ emergenza Covid19 comincia a farsi sentire in maniera sempre più manifesta. Da Prima la Riviera Tra i mille e 1.200 negozi in tutto il mondo del il colosso spagnolo Zara dovranno chiudere i battenti. L’ azienda di moda cercherà di puntare molto sullo shopping online che negli ultimi mesi di lockdown è cresciuto in maniera esponenziale.Un calo del 44% (pari al 409 milioni di euro) questi i dati delle vendite nel primo trimestre di Zara. La chiusura di 1.200 negozi è una decisione importante che però lascia sperare visto che il proprietario ha garantito un ricollocamento. Index punterà su retail più grandi e sul digitale. A questa decisione corrisponde infatti la riapertura di 450 store e un investimento cospicuo nella vendita online che, nell’ ultimo trimestre ha registrato un incremento del 50%.Sono numerosi i pazienti purtroppo coinvolti nel fallimento della catena odontoiatrica Dentix Italia. Dentix Italia fa capo alla Dentix Spagna, che ha fatto richiesta in tribunale di istanza pre-fallimentare. È presente nel nostro Paese con 57 ambulatori, concentrati in 12 regioni e, da giorni, gli operatori non rispondono più ai pazienti e le cliniche sembrano aver cessato, di fatto, l’ attività.”Dentix incassa subito l’ intero ammontare della parcella e il consumatore si fa carico degli interessi da riconoscere alla finanziaria complice. C’ è il forte sospetto che i pazienti siano indotti a sottoporsi a interventi sanitari non necessari e non appropriati”, tuona il Codacons. Da Prima Novara: I pazienti hanno pagato ma non sono stati curati anche a Novara, Vercelli e Biella Da Prima Venezia: Vittima del “Crac Dentix”: 68enne paga 500 euro ma i dentisti sono spariti Da Prima la Riviera: La clinica Dentix rischia di fallire e su Facebook scatta la class action Da Prima Firenze: Fallimento Dentix, in Toscana 5 ambulatori Da prima Bergamo: Le cliniche Dentix chiudono per fallimento, serrande abbassate anche a Bergamo Da Prima Monza: Dentix, Federconsumatori Brianza: “Nuova beffa” Da Prima Saronno: Dentix Italia chiude per fallimento, anche i pazienti saronnesi beffati Da Prima Biella: Fallimento Dentix: Federconsumatori, “sospendete pagamenti alla finanziaria” Angel Lorenzo Muriel , presidente e fondatore di Dentix, replica con una comunicazione rivolta a tutti i pazienti sul sito ufficiale dell’ azienda:Gentile Paziente, in primo luogo dobbiamo scusarci per questo silenzio.Nei mesi della pandemia abbiamo garantito i servizi d’ urgenza e i trattamenti indifferibili, adesso da metà maggio stiamo per attrezzare i nostri centri con tutti i dispositivi di sicurezza. In questo periodo il nostro call center è stato sempre attivo, abbiamo avuto un picco di chiamate ricevute molto alto che ha generato delle lunghe code di attesa.Il silenzio operativo è stato con il fine di consentire, con tutte le nostre forze, un possibile piano di riapertura delle cliniche Dentix. Abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, un momento storico ed aziendale veramente complicato e critico.Stiamo valutando attentamente cosa è meglio fare, avendo quali principali punti di riferimento da tutelare dipendenti e pazienti. Ci stiamo adoperando per garantire le urgenze e ripristinare le cure a cui avete diritto fin dal momento in cui vi siete affidati a noi.Non possiamo negare la realtà. Non possiamo ignorarla. Stiamo lavorando giorno per giorno, ora per ora, per studiare qualsiasi soluzione possa garantire un percorso di continuità a Dentix. Per proteggere le vostre urgenze e pianificare un percorso di ritorno alla normalità.Se in questo momento ha un trattamento in corso, la informiamo che l’ attenzione verso i pazienti non si modificherà, quando l’ azienda avrà modo di aprire gli ambulatori continueremo i suoi trattamenti con la stessa qualità e lo stesso servizio che abbiamo sempre offerto. Dentix è stata fondata 10 anni fa e in nessun momento abbiamo abbandonato alcun paziente. Nostro obiettivo rimane sempre la soddisfazione dei pazienti. Faremo tutto quanto possibile e vi comunicheremo al più presto istruzioni operative.Ringraziandovi per la comprensione e la pazienza porgiamo i nostri migliori saluti.Clicca e vai alla mappa dei centri Dentix in ItaliaPer la tua pubblicità contattarePrima Como.

larepubblica.it (Bari), 11/06/2020 14:28
Vacanza in Puglia, una spiagga da sogno al giorno: ecco la settimana perfetta
la regione è al primo posto come meta estiva post covid-19. e’ tempo di programmare: ecco sei spiagge per una vacanza paradisiaca. per tuffarsi nel blu o magari fra reperti archeologici
I numeri fanno ben sperare: nell’ estate post Covid-19 la Puglia è la meta più gettonata d’ Italia per le vacanze. Lo afferma un’ indagine del Codacons, che mette la regione in vetta alla classifica con il 28 per cento delle preferenze. La Puglia che aveva fatto del turismo uno dei suoi marchi più solidi, motore dell’ economia locale, si trova ora come il resto d’ Italia alle prese con la ripartenza dopo la bufera della pandemia. Ma non tutto è perduto, e anche se saranno poco più di 30 milioni gli italiani che si metteranno in viaggio (-23 per cento rispetto al 2019) le bellezze del territorio saranno sempre lì ad attenderli, con le braccia più spalancate del solito. La Puglia è una delle regioni più bagnate dal mare d’ Italia, e con i suoi 800 chilometri di costa può ben vantarsi quest’ anno dell’ aumento delle Bandiere Blu, che la portano al quarto posto – prima della Sardegna – con 15 località premiate. Di queste ne selezioniamo sei, una per provincia, per suggerire – nell’ ipotesi di una vacanza lunga una settimana – una spiaggia al giorno. Dando quindi la possibilità, al settimo giorno, di tornare in quella che sarà nel frattempo diventata la propria spiaggia del cuore. FOGGIA – ISOLE TREMITI Sono la new entry 2020 delle Bandiere Blu, e non poteva essere altrimenti: le Tremiti sono la ciliegina sulla torta della Puglia, un arcipelago di cinque isole tanto caro a Lucio Dalla, e prima di lui pure ai monaci benedettini e a uomini di Chiesa e protagonisti della storia (erano abitate già nell’ antichità). Da luogo di confino durante il Fascismo a perla dell’ Adriatico il passo è stato lungo. Ma più della storia può il mare: le acque delle Isole Tremiti sono incantevoli e fanno parte di una riserva marina. La loro fauna è spettacolare, gli appassionati di immersioni lo sanno bene. BAT – MARGHERITA DI SAVOIA Unica città della sesta provincia (Barletta – Andria – Trani) a meritare il riconoscimento di Bandiera Blu con la specifica “Centro urbano/Cannafesca”. Oltre a prendere il nome dalla regina consorte (di Umberto I) ed essere considerata la città dei fenicotteri, Margherita di Savoia è nota per le immense saline – le più grandi d’ Europa – e anche per le terme, le cui acque pare piacessero molto ad Annibale. I lidi si affiancano l’ uno all’ altro, ma le spiagge sono molto spaziose e sabbiose. BARI – POLIGNANO A MARE Unica Bandiera Blu della provincia di Bari, la città di Domenico Modugno strappa il riconoscimento con una serie di spiagge: San Vito, Cala Paura, Cala San Giovanni, Ripagnola/Coco village, Cala Fetente. Ancora una volta l’ Adriatico con i suoi scogli e le calette, dove è facile nascondersi dalla folla e vivere l’ estate in tranquillità. I turisti conoscono lama Monachile, sovrana incontrastata delle foto ricordo e dei tuffi del Red Bull Cliff Diving, ma la sfida vera è scovare l’ anfratto più nascosto, magari nei pressi di Costa Ripagnola, che dovrebbe presto diventare un parco protetto. BRINDISI – EGNAZIA Vi è mai capitato di fare un bagno fra i reperti archeologici? In Puglia è possibile. Egnazia è l’ antica città affacciata sull’ Adriatico (Savelletri di Fasano, Brindisi), le cui origini si perdono nel tempo, fino ad arrivare all’ età del bronzo. Le tracce degli insediamenti arrivano fino alla riva, il parco archeologico vale sempre una visita, e chi vuole rispettare le direttive delle Bandiere Blu si deve fermare alle vicine Case bianche. La zona è in piena Valle d’ Itria, meta d’ elezione per il turismo straniero e per personaggi noti del mondo dello spettacolo. E se ci si immerge in zona Archeolido Pennagrande è possibile vedere i resti del porto della vecchia Egnathia, quasi totalmente sommerso. TARANTO – MARUGGIO La provincia di Taranto vanta tre località Bandiera Blu, e fra queste c’ è Maruggio con Commenda, Campomarino e Acqua dolce. Si passa sullo Ionio, il mare trasparente è il vero sovrano, ma le ampie spiagge e le dune pressoché intatte sono un ottimo contorno. È un pezzo speciale di Puglia per una serie di motivi. Nonostante l’ afflusso turistico, qui è facile trovare un angolo di paradiso meno frequentato, per esempio nella zona di Monaco Mirante. Spostandosi di poco più a Sud si raggiungono i famosi ‘sarcofagi del re’ (vicino alla riserva naturale della foce del fiume Chidro), e ancora più giù c’ è Torre Colimena, con la Salina dei Monaci tanto amata dagli uccelli migratori, fra cui i fenicotteri. LECCE – MELENDUGNO La novità per Lecce è Melendugno, che al di là delle cronache sulla realizzazione del gasdotto Tap vanta una serie di spiagge da Bandiera Blu. Estremamente note sia ai pugliesi che ai turisti, sono una più bella dell’ altra. San Foca, Torre Specchia, Torre Sant’ Andrea, Torre dell’ Orso sono sempre stati ritrovi balneari e anche notturni, animati da feste sulla spiaggia e concerti. E poi c’ è la punta di diamante, Roca. Anche in questo caso, l’ archeologia è a due passi, ma soprattutto a Roca c’ è la Grotta della poesia, tanto bella quanto fragile. Un complesso di caverne nel mare che ha sempre fatto gola agli amanti dei tuffi: tanti, troppi, tanto che nel 2019 è stato necessario blindarla e limitarne gli accessi.
di anna puricella

Prima Bergamo, 11/06/2020 14:17
Prime vittime della crisi: Dentix fallita, Zara chiude i battenti
nel caso della clinica dentale, presente in italia con 57 ambulatori in 12 regioni, associazioni dei consumatori sulle barricate.
Dentix Italia chiude: pazienti non curati e parcelle già pagate. Zara non regge il colpo e chiude 1200 negozi nel mondo. Insomma la crisi seguita all’ emergenza Covid19 comincia a farsi sentire in maniera sempre più manifesta. Il colosso Zara non regge il colpo Da Prima la Riviera Tra i mille e 1.200 negozi in tutto il mondo del il colosso spagnolo Zara dovranno chiudere i battenti. L’ azienda di moda cercherà di puntare molto sullo shopping online che negli ultimi mesi di lockdown è cresciuto in maniera esponenziale. Un calo del 44% (pari al 409 milioni di euro) questi i dati delle vendite nel primo trimestre di Zara. La chiusura di 1.200 negozi è una decisione importante che però lascia sperare visto che il proprietario ha garantito un ricollocamento. Index punterà su retail più grandi e sul digitale. A questa decisione corrisponde infatti la riapertura di 450 store e un investimento cospicuo nella vendita online che, nell’ ultimo trimestre ha registrato un incremento del 50%. Dentix Italia chiude Sono numerosi i pazienti purtroppo coinvolti nel fallimento della catena odontoiatrica Dentix Italia. Dentix Italia fa capo alla Dentix Spagna, che ha fatto richiesta in tribunale di istanza pre-fallimentare. È presente nel nostro Paese con 57 ambulatori, concentrati in 12 regioni e, da giorni, gli operatori non rispondono più ai pazienti e le cliniche sembrano aver cessato, di fatto, l’ attività. “Dentix incassa subito l’ intero ammontare della parcella e il consumatore si fa carico degli interessi da riconoscere alla finanziaria complice. C’ è il forte sospetto che i pazienti siano indotti a sottoporsi a interventi sanitari non necessari e non appropriati”, tuona il Codacons. Da Prima Novara: I pazienti hanno pagato ma non sono stati curati anche a Novara, Vercelli e Biella Da Prima Venezia: Vittima del ‘Crac Dentix’: 68enne paga 500 euro ma i dentisti sono spariti Da Prima la Riviera: La clinica Dentix rischia di fallire e su Facebook scatta la class action Da Prima Firenze: Fallimento Dentix, in Toscana 5 ambulatori Da prima Bergamo: Le cliniche Dentix chiudono per fallimento, serrande abbassate anche a Bergamo Da Prima Monza: Dentix, Federconsumatori Brianza: ‘Nuova beffa” Da Prima Saronno: Dentix Italia chiude per fallimento, anche i pazienti saronnesi beffati Da Prima Biella: Fallimento Dentix: Federconsumatori, ‘sospendete pagamenti alla finanziaria’ La replica dell’ azienda: ‘Non abbandoniamo i pazienti’ Angel Lorenzo Muriel , presidente e fondatore di Dentix, replica con una comunicazione rivolta a tutti i pazienti sul sito ufficiale dell’ azienda: Gentile Paziente, in primo luogo dobbiamo scusarci per questo silenzio. Nei mesi della pandemia abbiamo garantito i servizi d’ urgenza e i trattamenti indifferibili, adesso da metà maggio stiamo per attrezzare i nostri centri con tutti i dispositivi di sicurezza. In questo periodo il nostro call center è stato sempre attivo, abbiamo avuto un picco di chiamate ricevute molto alto che ha generato delle lunghe code di attesa. Il silenzio operativo è stato con il fine di consentire, con tutte le nostre forze, un possibile piano di riapertura delle cliniche Dentix. Abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, un momento storico ed aziendale veramente complicato e critico. Stiamo valutando attentamente cosa è meglio fare, avendo quali principali punti di riferimento da tutelare dipendenti e pazienti. Ci stiamo adoperando per garantire le urgenze e ripristinare le cure a cui avete diritto fin dal momento in cui vi siete affidati a noi. Non possiamo negare la realtà. Non possiamo ignorarla. Stiamo lavorando giorno per giorno, ora per ora, per studiare qualsiasi soluzione possa garantire un percorso di continuità a Dentix. Per proteggere le vostre urgenze e pianificare un percorso di ritorno alla normalità. Se in questo momento ha un trattamento in corso, la informiamo che l’ attenzione verso i pazienti non si modificherà, quando l’ azienda avrà modo di aprire gli ambulatori continueremo i suoi trattamenti con la stessa qualità e lo stesso servizio che abbiamo sempre offerto. Dentix è stata fondata 10 anni fa e in nessun momento abbiamo abbandonato alcun paziente. Nostro obiettivo rimane sempre la soddisfazione dei pazienti. Faremo tutto quanto possibile e vi comunicheremo al più presto istruzioni operative. Ringraziandovi per la comprensione e la pazienza porgiamo i nostri migliori saluti. Clicca e vai alla mappa dei centri Dentix in Italia Per rimanere aggiornato sulle principali notizie di tuo interesse, seguici cliccando sui social che preferisci!

liberoQuotidiano.it, 11/06/2020 14:06
Massimo Giletti su Roberto Burioni: “L’ onestà che gli è mancata”
11 giugno 2020 a a a Massimo Giletti interviene sulla diatriba tra Roberto Burioni , Le Iene e il Codacons che è sfociata nelle vie legali per presunti conflitti di interesse. Il virologo marchigiano ha prontamente smentito e non ha nascosto l’ amarezza per gli attacchi gratuiti che sta ricevendo in queste ore, ma per il conduttore di Non è l’ Arena anche lui non è esente da colpe: “La scienza è in continuo divenire – ha dichiarato in un’ intervista al Corriere della Sera – procede per test e tentativi, non arriva subito al risultato: quello che contesto ai Burioni, ai Pregliasco è che non abbiano avuto l’ onestà di dire ‘abbiamo sbagliato’ “. Poi Giletti si è espresso più in generale sull’ emergenza coronavirus che ha colpito l’ Italia e che ha sconvolto anche i palinsesti televisivi: “Ogni stagione ha un suo percorso, quanto è successo non poteva non influire sul racconto, sarebbe stato stonato e fuori luogo affrontare certi temi. Il Covid ha infettato anche la scaletta”, ha dichiarato in riferimento agli ultimi mesi di Non è l’ Arena.
andrea tempestini

corriereadriatico.it, 11/06/2020 13:57
Fedez: «Dopo la raccolta fondi ho avuto 15 denunce dal codacons»
Nel giorno di uscita del suo nuovo singolo Bimbi per strada , musica di una hit anni Novanta, Children di Robert Miles, cui lui ha aggiunto le parole, Fedez è stato intervistato dal quotidiano La Repubblica e ha parlato tra le altre cose del coronavirus e della raccolta fondi promossa insieme a sua moglie Chiara Ferragni . Contro il Covid, i Ferragnez hanno raccolto soldi per un nuovo reparto di terapia intensiva all’ ospedale San Raffaele di Milano. APPROFONDIMENTI IL CASO Sapeva del Coronavirus mesi fa, 14enne lancia nuova profezia:…

Notizie, 11/06/2020 13:44
Coronavirus, Fedez confessa: “Ho ricevuto dal Codacons 15 denunce”
dopo l’ apertura dell’ ospedale di fiera milano, il rapper fedez confessa di aver ricevuto 15 denunce dal codacons. ecco perché.
Argomenti trattati La raccolta fondi oltre le denunce Fedez e il Codacons: “Ricevute 15 denunce” Fedez e Chiara Ferragni: impegno nel sociale Non si placano le polemiche tra il rapper Fedez e il Codacons . Lo confessa lo stesso Fedez : ” Dal Codacons ho ricevuto 15 denunce “. Il cantante, marito dell’ influencer Chiara Ferragni , chiede alla Regione Lombardia delle spiegazioni. Intanto, accanto al progetto dell’ ospedale di Fiera Milano , i Ferragnez hanno raccolto soldi per un nuovo reparto di terapia intensiva all’ ospedale San Raffaele di Milano. La raccolta fondi oltre le denunce Il rapper chiede chiarezza: ” Da cittadino io desidero che i soldi delle tasse che pago siano usati come si deve , non così. E sempre da cittadino, se posso, dopo aver visto Report vorrei delle risposte vere e serie da Fontana. È il momento di approfondire quel che è successo, di punire certe persone “. Il riferimento è all’ ospedale di Fiera Milano , costruito dopo una raccolta fondi avviata dai Ferragnez e inaugurato in pompa magna dalla Regione Lombardia. Il centro si è dimostrato subito un flop, contando appena sei pazienti . L’ idea iniziale dell’ ospedale era dare supporto alle strutture ospedaliere limitrofe per evitarne il sovraccarico. Eppure, si è rivelato poco funzionale per assenza di personale Fedez e il Codacons: “Ricevute 15 denunce” L’ ospedale aveva suscitato una battaglia fra i Ferragnez e il Codacons. Il presidente Carlo Rienzi aveva presentato due querele presso la Procura di Roma nel mese di marzo. Il Codacons ha denunciato come “ingannevoli” le commissioni applicata dalla piattaforma Gofundme che la coppia ha utilizzato per raccogliere denaro in vista della costruzione del reparto. Fedez ha confessato di esserne uscito con 145 denunce: ” Loro hanno criticato la mia raccolta fondi e io ho risposto per le rime, facendo notare la poca trasparenza delle loro azioni ” ha risposto Fedez su Repubblica . Fedez e Chiara Ferragni: impegno nel sociale Nonostante questa battaglia legale e un eventuale danno d’ immagine della coppia , Fedez e Chiara Ferragni hanno continuato a impegnarsi nel sociale . Hanno di recente partecipato alla manifestazione milanese di Black Lives Matter che ne ha fatto dei veri e propri eroi nazionali per la platea social e non solo. ” Per la prima volta ho percepito un senso collettivo di appartenenza all’ Italia, la gente ha contribuito non solo con donazioni, ma anche con comportamenti civili e rispettosi ” è il bilancio del rapper post lockdown.

Radio Radio, 11/06/2020 13:35
Autismo e vaccini non sono collegati: tutti i malintesi nascono da una ricerca già smentita
Poco tempo fa è stata la giornata italiana, credo anche internazionale, per prendere in considerazione l’ autismo . Come Presidente di una piccola associazione di bambini autistici, che ha sede a Pescara, mi piace pure andarmi a documentare su quello che si dice in giro nel mondo scientifico sull’ autismo. Ho trovato un nome che sta ritornando fuori in questi giorni. Un ex medico inglese, non più medico ora, Andrew Wakefield pubblicò anni fa ma poi ritirò un articolo in cui si sosteneva che l’ autismo era legato alla vaccinazione trivalente. Questo articolo è già stato ritirato dal suo stesso autore ma in più di una ricerca danese , sempre pubblicata sulle riviste scientifiche , con una larga base statistica, in quasi 700 mila bambini che nascevano tra il 1999 e il 2010 che erano monitorati per circa 4-5 anni, non si riscontra alcuna correlazione tra l’ autismo e la vaccinazione trivalente. Salvo che la diagnosi viene fatta subito dopo la prima vaccinazione e poi ci sarà il richiamo. E’ interessante questo studio proprio perché c’ è un cortocircuito mediatico . Da lì nasce tutta la faccenda di coloro che si oppongono ai vaccini. Tu in età adulta puoi decidere di non vaccinarti ma quando sei ragazzino, questo riguarda un po’ anche gli adulti, la tua vaccinazione difende anche gli altri. In questo caso ha contribuito ad eradicare o a sfinire malattie che un tempo mietevano molte vittime. La comunità scientifica aveva smentito più volte questa cosa. Ma questi studi che ho ritrovato, che poi ne testimoniano anche altri, ci dicono che le cose stanno così. Perché è interessante il nome di Andrew Wakefield? Perché fu molto pubblicizzato anche in Italia da un’ associazione dei diritti dei consumatori, che si chiama Codacons , che addirittura fece proiettare un film in cui si propugnavano le tesi di Wakefield che egli stesso in qualche modo ha smentito avendo ritirato il suo articolo. La stessa associazione che oggi critica il Professor Burioni a proposito dei suoi presunti conflitti di interesse nel mondo degli anticorpi monoclonali . Conflitti che, per quanto leggiamo, Burioni stesso ha smentito. C’ è un cortocircuito ancora, non vi pare? GeoMario, cose di questo mondo – Con Mario Tozzi LEGGI ANCHE:

leggo.it, 11/06/2020 12:36
Fedez: «Dopo la raccolta fondi ho avuto 15 denunce dal codacons»
Nel giorno di uscita del suo nuovo singolo Bimbi per strada , musica di una hit anni Novanta, Children di Robert Miles, cui lui ha aggiunto le parole, Fedez è stato intervistato dal quotidiano La Repubblica e ha parlato tra le altre cose del coronavirus e della raccolta fondi promossa insieme a sua moglie Chiara Ferragni . Contro il Covid, i Ferragnez hanno raccolto soldi per un nuovo reparto di terapia intensiva all’ ospedale San Raffaele di Milano. Leggi anche Caos zone rosse in Lombardia, venerdì Conte verrà sentito dai pm Un successo, a differenza di quello realizzato in Fiera, costruito in tempi biblici « al triplo o quadruplo dei costi di quello del San Raffaele ». E ora Fedez crede che sia arrivato il momento per fare chiarezza: « Da cittadino io desidero che i soldi delle tasse che pago siano usati come si deve, non così. E sempre da cittadino, se posso, dopo aver visto Report vorrei delle risposte vere e serie da Fontana . È il momento di approfondire quel che è successo, di punire certe persone. Penso alla Pivetti: vorrei che non avesse più a che fare con la cosa pubblica ». Leggi anche Ricciardi (Oms): in autunno le prime dosi di vaccino per gli italiani E ROI NAZIONALI Fedez e Chiara Ferragni, che recentemente hanno anche partecipato al corteo di Black Lives Matter, con la consegna a domicilio della spesa a chi non poteva permetterselo e l’ iniziativa del San Raffaele da personaggi oggetto di critiche sui social per la loro ostentazione sono diventati nei dintorni eroi nazionali. «Ma non l’ abbiamo fatto apposta – precisa il rapper – o meglio l’ abbiamo fatto perché era giusto, punto e basta. Di quello che si scrive sui social – tiene a far sapere Fedez – non ci interessiamo affatto», mentre gli sta a cuore che l’ idea di raccogliere soldi per costruire il reparto di terapia intensiva abbia coinvolto « 192mila persone, persone comuni, cosa che ci ha reso felicissimi. E ancor più felici è che sia stato realizzato, sia entrato in funzione e abbia salvato un gran numero di vite ». LE 15 DENUNCE DEL CODACONS Fedez, sulle iniziative centrate in pieno in questo periodo, tiene a sottolineare che lui e Chiara Ferragni non hanno pensato al loro tornaconto di immagine ed anzi ricorda anche le reazioni meno positive alle idee mese in campo: « Io comunque ne esco con 15 denunce del Codacons, se non ho perso il conto. Loro hanno criticato la mia raccolta fondi e io ho risposto per le rime, facendo notare… aspetti, calibro le parole – dice – perché non voglio la denuncia numero 16 e non voglio che denuncino anche lei…. ecco, la poca trasparenza delle loro azioni. Il risultato, atti giudiziari per diffamazione, calunnia, associazione a delinquere, violenza, minacce plurime e induzione a commettere reati e una richiesta di 393mila euro di danni, che avranno solo l’ effetto di intasare i tribunali ». “NE SIAMO USCITI DIVERSI” Tirando le somme, quindi, e la di là di quello su cui occorre approfondire, molte cose per Fedez sono andate bene. « Per la prima volta ho percepito un senso collettivo di appartenenza all’ Italia, la gente ha contribuito non solo con donazioni, ma anche con comportamenti civili e rispettosi. Ho visto tassisti portare gratis medici e infermieri per esempio. Non so dire se siamo stati più bravi di altri Paesi, di sicuro siamo stati bravi, e questo già mi conforta. Forse usciamo dal virus diversi ». Ultimo aggiornamento: Giovedì 11 Giugno 2020, 12:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA.

News VdA, 11/06/2020 12:22
Sanità: esami del sangue, Codacons chiede di ampliare gli orari
; per l’ associazione di consumatori «la gestione dell’ azienda usl è inadeguata»
Per l’ associazione di consumatori «la gestione dell’ azienda Usl è inadeguata» Sanità. Esami del sangue: Codacons chiede di ampliare gli orari. Per l’ associazione di consumatori «la gestione dell’ azienda Usl è inadeguata». Punta il dito: «Ora i cittadini chiedono di poter effettuare i controlli rinviati per colpa della pandemia coronavirus». Le segnalazioni Il Codacons VdA, segnala di aver ricevuto segnalazioni da parte di utenti del servizio sanitario che non riescono a mettersi in contatto con gli uffici per effettuare la prenotazione telefonica. Il Codacons Vda ha rilevato che i pazienti valdostani che necessitano di accertamenti diagnostici sanitari spesso per ottenere la prestazione devono rivolgersi presso strutture private o in regime di intramoenia. Si invitano i pazienti la cui visita specialistica o gli accertamenti diagnostici abbiano tempi di attesa che superano, rispettivamente, 30 e 60 giorni, a chiedere che la stessa prestazione sia fornita in intramoenia, cioè in attività libero-professionale intramuraria, pagando il solo costo del ticket. Si consiglia di segnalare i disservizi rilevati al Cup (centro unico prenotazioni tel. 0165 548387). Per gli associati Codacons VdA è disponibile apposito fac simile.
danila chenal

Salerno Today, 11/06/2020 11:42
Concorsi ed eventi in Campania, caos rimborsi: il Codacons apre lo sportello legale
le restrizioni e i divieti relativi agli spostamenti delle persone hanno generato inevitabili ricadute anche sui diritti dei consumatori. il presidente rienzi: “i cittadini non possono essere abbandonati a se stessi”
“Nessuno vuole vedere fallire società ed enti coinvolti, ma i consumatori vanno tutelati nei loro diritti e non possono essere chiamati a coprire i costi della crisi di v ettori, tour operator, albergatori o agenzie di ticketing “. Lo afferma il Codacons , che sta ricevendo centinaia di chiamate per chiedere supporto dai cittadini della Campania al servizio di assistenza legale messo a disposizione nelle scorse settimane: le restrizioni e i divieti relativi agli spostamenti delle persone hanno generato inevitabili ricadute anche sui diritti dei consumatori, diritti che ora vanno tutelati anche attraverso l’ assistenza di legali specializzati nel Diritto del Consumo, e per questo il Codacons ha deciso di intervenire direttamente. Tantissimi cittadini della regione, infatti, lamentano l’ assenza di informazioni precise sulle modalità per ottenere il rimborso da parte di vettori, tour operator, albergatori o venditori di servizi e in alcuni casi il rifiuto esplicito – da parte di enti, aziende e società coinvolte – di procedere autonomamente ai dovuti rimborsi. Tutte circostanze che si pongono in aperto contrasto con la normativa europea, che nel caso di cancellazione (per circostanze inevitabili e straordinarie) prevede il diritto del consumatore ad ottenere la restituzione delle somme pagate. “I cittadini della Campania non possono essere abbandonati a sé stessi e hanno diritto alla restituzione di quanto speso: il Governo deve fare al più presto chiarezza sull’ intera questione”, commenta il presidente Carlo Rienzi. “Intanto, garantiamo assistenza legale a chiunque ne avesse bisogno, per aiutarlo a chiedere il dovuto evitando lungaggini o spese ulteriori”. Proprio per assistere e informare gli interessati, è attivo per cittadini, liberi professionisti e titolari di PMI un servizio di assistenza legale specializzato, accessibile contattando il numero 89349966 (attivo dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 17).

Prima Comunicazione, 11/06/2020 11:38
TOP 15 INFLUENCER italiani più attivi sui social. Gianluca Vacchi conquista il secondo posto, tra Chiara Ferragni e Fedez
a rovinare la festa ai ferragnez, che in aprile si erano ritrovati insieme, al primo e al secondo posto, è arrivato gianluca vacchi. nella classifica di maggio, stilata da sensemakersper primaonline.it sulla base delle rilevazioni di shareablee,mr. enjoy – com’ è soprannominato il viveur bolognese – supera fedez e si
A rovinare la festa ai Ferragnez, che in aprile si erano ritrovati insieme, al primo e al secondo posto, è arrivato Gianluca Vacchi. Nella classifica di maggio, stilata da Sensemakers per Primaonline.it sulla base delle rilevazioni di Shareablee, mr. Enjoy – com’ è soprannominato il viveur bolognese – supera Fedez e si piazza al secondo posto, con 15,7 milioni di interazioni (like, commenti, condivisioni su Facebook, Instagram, YouTube e Twitter), salendo ben 13 gradini rispetto a gennaio, quando era 15esimo. IN CASO DI RIPRESA DELLE CLASSIFICHE SI PREGA DI CITARE E LINKARE LA FONTE PRIMAONLINE.IT IN CASO DI RIPRESA DELLE CLASSIFICHE SI PREGA DI CITARE E LINKARE LA FONTE PRIMAONLINE.IT Merito del primo figlio in arrivo dalla compagna Sharon Fonseca, al suo fianco da due anni. L’ annuncio è stato dato ufficialmente con due foto pubblicate su Instagram, che hanno raccolto più di 3 milioni 400mila interazioni, assicurando a Vacchi anche i primi due posti nella top ten dei ‘best performing post’ (vedi la seconda tabella). Altri due suoi video, sempre su Instagram, sono tra i dieci post più popolari del mese: uno che allude alla gravidanza di Sharon e un balletto ‘hot’ improvvisato da Gianluca, coperto solo da un asciugamano, davanti al televisore, mentre sullo schermo si vedono le facce sbalordite dei protagonisti della sitcom ‘Friends’ La foto con cui Gianluca Vacchi ha svelato su Instagram la gravidanza della compagna, Sharon Fonseca. Prima in classifica resta comunque l’ inarrivabile Chiara Ferragni, con 86,9 milioni di interazioni, 13 milioni in più di aprile. E sono suoi anche gli altri sei post più performanti del mese di maggio, dedicati ai 33 anni compiuti il 7 maggio, alla romantica festa di compleanno a lume di candela organizzato dal marito Fedez, che l’ anno prima aveva riempito la casa di mazzi di rose rosse, e al figlio Leone, che fa la sua prima conquista femminile, Nina, all’ Agriturismo Ferdy, in val Brembana, dove la famiglia ha trascorso una mattinata di relax. Fedez ha totalizzato 12,8 milioni di interazioni, un terzo in meno rispetto ad aprile, ed è sceso al terzo posto. Maggio è stato un mese un po’ travagliato per il rapper. Per aver difeso in modo un po’ irruente dalle critiche del Codacons la raccolta fondi milionaria organizzata a favore dell’ Ospedale San Raffaele di Milano, si è beccato una querela dal presidente dell’ associazione per “diffamazione, calunnia, associazione a delinquere, violenza, minacce plurime e induzione a commettere reati”. Sconsolata la replica di Fedez: “Per cercare di dare una mano senza pretendere nulla in cambio, cosa ci ho guadagnato? Cinque anni che perderò in tribunale a intasare i pubblici uffici, perché un’ associazione che addirittura faceva una raccolta fondi spacciata per aiuto al coronavirus – e poi i soldi finivano a loro – ha deciso che non sono a livello della loro moralità. Mi viene da ridere”. Nel corso del mese non sono mancate comunque le soddisfazioni per Federico Leonardo Lucia (questo il vero nome di Fedez), soprattutto dal punto di vista professionale: vedi la costituzione di Doom (il nome sta per Dream of Ordinary Madness) in partnership con l’ agenzia di consulenza digitale Be, che ha acquisto il 51% della società per 2 milioni di euro. L’ obiettivo: sviluppare nuove strategie di comunicazione per avvicinare il mondo dei giovani al settore bancario, ma non solo. Chiara Ferragni con la torta per il suo 33esimo compleanno e la romantica festa a lume di candela organizzata da Fedez nel loro appartamento di CityLife, a Milano. Al quarto posto, con 8,8 milioni di interazioni, la conduttrice televisiva Diletta Leotta, che sorpassa la regina delle videoricette Benedetta Rossi (8,7 milioni). L’ anchor woman del programma di Real Time ‘Fatto in casa da Benedetta’ nel corso del mese è stata presa di mira da alcuni hater, che criticavano il suo aspetto da ‘contadinotta’. ‘Cosa che non mi ha turbata minimamente’, afferma lei. Anche la sesta classificata, Valentina Ferragni, sorella di Chiara, è finita spesso nel mirino dagli odiatori del e colpita dal body shaming, malgrado la sua innegabile bellezza. L’ ultimo attacco le è arrivato perché ha pubblicato su Instagram una sua foto davanti il Castello Sforzesco, con il viso coperto da una mascherina. Nei commenti una donna le ha ingiunto: “Ma togliti quella mascherina coglio***. Lo sai che fa male?”. Come sempre, Valentina ha risposto a tono, senza abbattersi, cercando di essere da esempio per le persone più fragili. Dopo Gli Autogol, famosi per le loro parodie calcistiche su YouTube, e la modella Paola Turani, al nono posto si piazza Beatrice Valli, che guadagna sei posizioni rispetto ad aprile, grazie alla nascita della figlia Azzurra, il 13 maggio, evento ovviamente ben documentato sui social. Entra in classifica, al 14esimo posto, anche il padre di Azzurra, Marco Fantini, che di professione fa il modello. Beatrice e Marco si sono conosciuti sul set di ‘Uomini e Donne’, il talk show di Maria De Filippi su Canale 5, e in maggio avrebbero dovuto sposarsi, ma il matrimonio è stato rimandato a causa dell’ emergenza coronavirus. Beatrice Valli e Marco Fantini con la piccola Azzurra, nata il 13 maggio. Entrambi sono in classifica: Beatrice al nono posto, Marco al 14esimo. Un’ altra new entry, al 15esimo posto, è Giulia De Lellis. Anche lei e il suo compagno, Andrea Damante, si sono incontrati grazie a ‘Uomini e Donne’, che si dimostra una vera fucina di influencer. L’ anno scorso i due si erano lasciati, rottura che aveva ispirato a Giulia il libro ‘Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!’, scritto assieme a Stella Pulpo ed edito da Mondadori. Ora i due si sono riappacificati e rimessi insieme: una storia molto apprezzata dai frequentatori dei social, che ha fatto guadagnare a entrambi dei punti in classifica. Con vantaggio anche per il business: vedi la linea di abbigliamento Sol della De Lellis, in vendita sul sito solweaarswomen.com. IN CASO DI RIPRESA DELLE CLASSIFICHE SI PREGA DI CITARE E LINKARE LA FONTE PRIMAONLINE.IT IN CASO DI RIPRESA DELLE CLASSIFICHE SI PREGA DI CITARE E LINKARE LA FONTE PRIMAONLINE.IT [email protected].

Yahoo Notizie, 11/06/2020 11:20
I Ferragnez aprono un nuovo reparto ma confessano i problemi col Codacons
Non si placano le polemiche tra il rapper Fedez e il Codacons . Lo confessa lo stesso Fedez : ” Dal Codacons ho ricevuto 15 denunce “. Il cantante, marito dell’ influencer Chiara Ferragni , chiede alla Regione Lombardia delle spiegazioni. Intanto, accanto al progetto dell’ ospedale di Fiera Milano , i Ferragnez hanno raccolto soldi per un nuovo reparto di terapia intensiva all’ ospedale San Raffaele di Milano.Il rapper chiede chiarezza: ” Da cittadino io desidero che i soldi delle tasse che pago siano usati come si deve , non così. E sempre da cittadino, se posso, dopo aver visto Report vorrei delle risposte vere e serie da Fontana. È il momento di approfondire quel che è successo, di punire certe persone “. Il riferimento è all’ ospedale di Fiera Milano , costruito dopo una raccolta fondi avviata dai Ferragnez e inaugurato in pompa magna dalla Regione Lombardia. Il centro si è dimostrato subito un flop, contando appena sei pazienti . L’ idea iniziale dell’ ospedale era dare supporto alle strutture ospedaliere limitrofe per evitarne il sovraccarico. Eppure, si è rivelato poco funzionale per assenza di personaleL’ ospedale aveva suscitato una battaglia fra i Ferragnez e il Codacons. Il presidente Carlo Rienzi aveva presentato due querele presso la Procura di Roma nel mese di marzo. Il Codacons ha denunciato come “ingannevoli” le commissioni applicata dalla piattaforma Gofundme che la coppia ha utilizzato per raccogliere denaro in vista della costruzione del reparto. Fedez ha confessato di esserne uscito con 145 denunce: ” Loro hanno criticato la mia raccolta fondi e io ho risposto per le rime, facendo notare la poca trasparenza delle loro azioni ” ha risposto Fedez su Repubblica .Nonostante questa battaglia legale e un eventuale danno d’ immagine della coppia , Fedez e Chiara Ferragni hanno continuato a impegnarsi nel sociale . Hanno di recente partecipato alla manifestazione milanese di Black Lives Matter che ne ha fatto dei veri e propri eroi nazionali per la platea social e non solo.” Per la prima volta ho percepito un senso collettivo di appartenenza all’ Italia, la gente ha contribuito non solo con donazioni, ma anche con comportamenti civili e rispettosi ” è il bilancio del rapper post lockdown.

Today, 11/06/2020 11:15
Fedez chiede spiegazioni, da Fontana alla Pivetti: “E’ il momento di approfondire e punire”
il rapper, in prima linea insieme alla moglie chiara ferragni nell’ emergenza coronavirus attraverso i loro canali social, vuole chiarezza su quanto accaduto in lombardia (e non solo)
Non si tira mai indietro Fedez quando si tratta di impegnarsi nel sociale, e nemmeno per dire la sua, con schiettezza, come nel suo stile. Il Covid lo ha combattuto sul campo, insieme alla moglie Chiara Ferragni, a iniziare dalla raccolta fondi per un nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele che è stato un successo, a differenza di quello realizzato in Fiera, costruito in tempi biblici “al triplo o quadruplo dei costi di quello del San Raffaele”. Si è speso senza riserve, adesso però il rapper, in un’ intervista a La Repubblica, crede che sia arrivato il momento per fare chiarezza: “Da cittadino io desidero che i soldi delle tasse che pago siano usati come si deve, non così. E sempre da cittadino, se posso, dopo aver visto Report vorrei delle risposte vere e serie da Fontana. E’ il momento di approfondire quel che è successo, di punire certe persone. Penso alla Pivetti: vorrei che non avesse più a che fare con la cosa pubblica”, dice l’ artista nel giorno di uscita del suo nuovo singolo ‘Bimbi per strada’, musica di una hit anni Novanta, ‘Children’ di Robert Miles, cui Fedez ha aggiunto le parole. Fedez e Chiara Ferragni, che recentemente hanno anche partecipato al corteo di Black Lives Matter , con la consegna a domicilio della spesa a chi non poteva permetterselo e l’ iniziativa del San Raffaele da personaggi oggetto di critiche sui social per la loro ostentazione sono diventati nei dintorni eroi nazionali. “Ma non l’ abbiamo fatto apposta – precisa il rapper – o meglio l’ abbiamo fatto perché era giusto, punto e basta. Di quello che si scrive sui social – tiene a far sapere Fedez – non ci interessiamo affatto”, mentre gli sta a cuore che l’ idea di raccogliere soldi per costruire il reparto di terapia intensiva abbia coinvolto “192mila persone, persone comuni, cosa che ci ha reso felicissimi. E ancor più felici è che sia stato realizzato, sia entrato in funzione e abbia salvato un gran numero di vite”. Tirando le somme, quindi, e la di là di quello su cui occorre approfondire, molte cose per Fedez sono andate bene. “Per la prima volta ho percepito un senso collettivo di appartenenza all’ Italia, la gente ha contribuito non solo con donazioni, ma anche con comportamenti civili e rispettosi. Ho visto tassisti portare gratis medici e infermieri per esempio. Non so dire se siamo stati più bravi di altri Paesi, di sicuro siamo stati bravi, e questo già mi conforta. Forse usciamo dal virus diversi”. Il tuo browser non può riprodurre il video. Devi disattivare ad-block per riprodurre il video. Play Replay Play Replay Pausa Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio Indietro di 10 secondi Avanti di 10 secondi Spot Attiva schermo intero Disattiva schermo intero Skip Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi. Attendi solo un istante , dopo che avrai attivato javascript . . . Forse potrebbe interessarti , dopo che avrai attivato javascript . . . Devi attivare javascript per riprodurre il video. Fedez, sulle iniziative centrate in pieno in questo periodo, tiene a sottolineare che lui e Chiara Ferragni non hanno pensato al loro tornaconto di immagine ed anzi ricorda anche le reazioni meno positive alle idee mese in campo: “Io comunque ne esco con 15 denunce del Codacons , se non ho perso il conto. Loro hanno criticato la mia raccolta fondi e io ho risposto per le rime, facendo notare… Aspetti, calibro le parole – dice – perché non voglio la denuncia numero 16 e non voglio che denuncino anche lei… Ecco, la poca trasparenza delle loro azioni. Il risultato, atti giudiziari per diffamazione, calunnia, associazione a delinquere, violenza, minacce plurime e induzione a commettere reati e una richiesta di 393mila euro di danni, che avranno solo l’ effetto di intasare i tribunali”.

Giornalettismo, 11/06/2020 10:56
«È peggio della Corea del Nord». Ora il Codacons querela anche Calenda
codacons querela calenda
È guerra aperta tra il leader di Azione e l’ associazione dei consumatori dopo le frasi su Burioni Il Codacons querela Calenda per il suo tweet in cui li paragona alla Corea del Nord L’ ex ministro replica chiedendo una due diligence Non si placano le polemiche dopo il servizio de Le Iene in cui si parla di presunti conflitti d’ interessi da parte di Roberto Burioni. Durante la trasmissione andata in onda martedì 9 marzo, il Codacons si è fatto portavoce di alcune mozioni che vederebbero il virologo implicato in consulenze (legali e legittime) che andrebbero in contrasto con quanto dichiarato in televisione (e online). In molti hanno attaccato il medico, altri lo hanno difeso. Tra questi ultimi c’ è anche il leader di Azioni che si è scagliato fortemente contro l’ associazione di consumatori. E, alla fine, il Codacons querela Calenda . LEGGI ANCHE Giletti afferma che i virologi come Burioni e Pregliasco devono dire: abbiamo sbagliato Carlo Calenda ha «rilasciato ancora una volta dichiarazioni del tutto false e diffamatorie sul Codacons, ente che l’ ex ministro odia più di ogni altra cosa, come dallo stesso affermato oggi attraverso una serie di tweet», spiega l’ associazione di consumatori in una nota che annuncia la querela. In particolare, il leader di Azioni ha paragonato la gestione del Codacons al regime vigente in Corea del Nord . Il diritto alla trasparenza e alla corretta gestione. Però ha lo stesso presidente dal 1986 (manco in Corea del Nord), che si è candidato in politica un tot di volte e dunque non si vede come possa pretendere di essere un ente “parapubblico” e neutrale. Mah. Misteri italiani. pic.twitter.com/zNPIOlFg9t – Carlo Calenda (@CarloCalenda) June 10, 2020 Codacons querela Calenda «Oggi Calenda scrive infatti che il Codacons è ‘il peggio che si trova nel nostro pur variegato paese’, e sostiene che l’ associazione sia una dittatura al pari della Corea del Nord e che non sia neutrale, avendo lo stesso presidente dal 1986 – si legge ancora nella nota dell’ associazione -. Peccato però che il Codacons abbia un collegio di presidenza composto da 4 dirigenti dell’ associazione, e ben 6 vicepresidenti, ognuno con pieni poteri, circostanza che solo uno che non sa nemmeno leggere su internet può affermare con simili farneticazioni». E se il Codacons querela Calenda, l’ ex ministro risponde così. Facciamo un bel lavoro di squadra. Usando i social in modo collettivo e collaborativo. @giangolz mi guardi lo statuto e verifichi se ci sono criteri minimi di trasparenza e democrazia nell’ elezione degli organi e ogni altro buco. Verifica anche le associazioni “associate”. https://t.co/v4s2WtJ0Y6 – Carlo Calenda (@CarloCalenda) June 11, 2020 Tra trasparenza e tribunali Il contenzioso, dunque, sembra andare oltre ai tweet e ai comunicati stampa. Carlo Calenda ha ottenuto l’ appoggio anche di altri personaggi, come il rapper Fedez, finito nel mirino dell’ associazione dei consumatori per quella raccolta fonti, tramite un sito di crowdfunding, per finanziare il nuovo reparto di terapia intensiva del San Raffaele di Milano nelle fasi iniziali dell’ emergenza Coronavirus. Magari è la volta buona https://t.co/7wh0waeO2K – Fedez (@Fedez) June 10, 2020 (foto di copertina: da Otto e Mezzo, La7) TAG: Carlo Calenda , Codacons Non si può giustificare Montanelli dicendo «a quel tempo era concezione comune» Locatelli: «Anche su Alzano e Nembro abbiamo fatto segnalazioni tempestive al decisore politico»

altoadige.it, 11/06/2020 10:39
Il Codacons: “Caos rimborsi per vacanze ed eventi. Centinaia di chiamate in regione”
garantita assistenza legale a cittadini, liberi professionisti e imprese. “in alcuni casi c’ è stato il rifiuto esplicito da parte di enti, aziende e società coinvolte” (foto tema ansa)
BOLZANO. “Nessuno vuole vedere fallire società ed enti coinvolti, ma i consumatori vanno tutelati nei loro diritti e non possono essere chiamati a coprire i costi della crisi di vettori, tour operator, albergatori o agenzie di ticketing”. Lo afferma con decisione il Codacons, che sta ricevendo centinaia di chiamate per chiedere supporto dai cittadini del Trentino Alto Adige al servizio di assistenza legale messo a disposizione nelle scorse settimane: le restrizioni e i divieti relativi agli spostamenti delle persone hanno generato inevitabili ricadute anche sui diritti dei consumatori, diritti che ora vanno tutelati anche attraverso l’ assistenza di legali specializzati nel Diritto del Consumo, e per questo il Codacons ha deciso di intervenire direttamente. “Tantissimi cittadini della regione, infatti, lamentano l’ assenza di informazioni precise sulle modalità per ottenere il rimborso da parte di vettori, tour operator, albergatori o venditori di servizi e in alcuni casi il rifiuto esplicito – da parte di enti, aziende e società coinvolte – di procedere autonomamente ai dovuti rimborsi. Tutte circostanze che si pongono in aperto contrasto con la normativa europea, che nel caso di cancellazione (per circostanze inevitabili e straordinarie) prevede il diritto del consumatore ad ottenere la restituzione delle somme pagate”. “I cittadini del Trentino Alto Adige non possono essere abbandonati a sé stessi e hanno diritto alla restituzione di quanto speso: il Governo deve fare al più presto chiarezza sull’ intera questione”, commenta il presidente Carlo Rienzi. “Intanto, garantiamo assistenza legale a chiunque ne avesse bisogno, per aiutarlo a chiedere il dovuto evitando lungaggini o spese ulteriori”. Proprio per assistere e informare gli interessati, è attivo per cittadini, liberi professionisti e titolari di PMI un servizio di assistenza legale specializzato, accessibile contattando il numero 89349966 (attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle ore 17). Tags Codacons rimborsi.

trentinocorrierealpi.it, 11/06/2020 10:39
Il Codacons: “Caos rimborsi per vacanze ed eventi. Centinaia di chiamate in regione”
TRENTO. “Nessuno vuole vedere fallire società ed enti coinvolti, ma i consumatori vanno tutelati nei loro diritti e non possono essere chiamati a coprire i costi della crisi di vettori, tour operator, albergatori o agenzie di ticketing”. Lo afferma con decisione il Codacons, che sta ricevendo centinaia di chiamate per chiedere supporto dai cittadini del Trentino Alto Adige al servizio di assistenza legale messo a disposizione nelle scorse settimane: le restrizioni e i divieti relativi agli spostamenti delle persone hanno generato inevitabili ricadute anche sui diritti dei consumatori, diritti che ora vanno tutelati anche attraverso l’ assistenza di legali specializzati nel Diritto del Consumo, e per questo il Codacons ha deciso di intervenire direttamente. “Tantissimi cittadini della regione, infatti, lamentano l’ assenza di informazioni precise sulle modalità per ottenere il rimborso da parte di vettori, tour operator, albergatori o venditori di servizi e in alcuni casi il rifiuto esplicito – da parte di enti, aziende e società coinvolte – di procedere autonomamente ai dovuti rimborsi. Tutte circostanze che si pongono in aperto contrasto con la normativa europea, che nel caso di cancellazione (per circostanze inevitabili e straordinarie) prevede il diritto del consumatore ad ottenere la restituzione delle somme pagate”. “I cittadini del Trentino Alto Adige non possono essere abbandonati a sé stessi e hanno diritto alla restituzione di quanto speso: il Governo deve fare al più presto chiarezza sull’ intera questione”, commenta il presidente Carlo Rienzi. “Intanto, garantiamo assistenza legale a chiunque ne avesse bisogno, per aiutarlo a chiedere il dovuto evitando lungaggini o spese ulteriori”. Proprio per assistere e informare gli interessati, è attivo per cittadini, liberi professionisti e titolari di PMI un servizio di assistenza legale specializzato, accessibile contattando il numero 89349966 (attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle ore 17).

New Sicilia, 11/06/2020 10:36
Codacons, produzione industriale registra numeri devastanti: peggiori della crisi economica del 2008
Ascolta audio dell’ articolo PALERMO – Il calo della produzione industriale è pesantissimo e, senza precise misure di sostegno per l’ industria, ci vorranno decenni per tornare ai livelli precedenti. Lo afferma il Codacons , commentando i dati forniti dall’ Istat . Per il prof. Francesco Tanasi , docente dell’ Univeristà San Raffaele di Roma: ” Si tratta di un tonfo che va oltre ogni previsione e i numeri dell’ Istat sull’ industria non hanno precedenti e sono addirittura peggiori di quelli registrati nel nostro paese durante la crisi economica del 2008. E ancora: “Basti pensare che per i beni di consumo durevoli la produzione è scesa del -84,2% rispetto allo scorso anno , ad un passo dall’ azzeramento! “. ” Il Governo deve varare specifiche misure di sostegno per il comparto industriale, che rappresenta il motore del paese, perché senza interventi urgenti ci vorranno anni e anni per tornare ai livelli precedenti e saranno bruciati migliaia di posti di lavoro con effetti devastanti per la nostra economia “, conclude Tanasi. Immagine di repertorio.
redazione newsicilia

Travelnostop, 11/06/2020 10:27
Codacons, resort nel Gargano chiede rincaro del 75% per costi Covid
“In un noto resort di Vieste, sul Gargano, stanno comunicando ai propri clienti adeguamenti tariffari del 75% rispetto ai contratti di soggiorno siglati nei mesi scorsi, giustificando tale scelta con l’ esigenza di dover garantire la sicurezza all’ interno della struttura a seguito delle disposizioni legate al Covid”. È la denuncia del Codacons a cui si è rivolta una coppia alla quale, “per un soggiorno di 14 notti”, è stato chiesto un aumento “del 75%, da 4.200 euro a 7.350 euro”. Secondo quanto riferisce l’ associazione di consumatori, la coppia aveva prenotato lo scorso febbraio la propria vacanza estiva presso il resort in questione, versando una caparra di 1.260 euro. Per “un soggiorno dall’ 1 al 15 agosto, in pensione completa – precisa il Codacons – la struttura a Vieste aveva proposto loro, a febbraio, un preventivo da 4.200 euro, sottoscritto dalla coppia che provvedeva a versare la caparra. Nei giorni scorsi, però, l’ amara sorpresa, comunicata con una mail: la struttura informava i turisti che ‘a causa della pandemia Covid-19, purtroppo abbiamo dovuto adeguare i nostri standard di sicurezza prendendo la drastica decisione di aprire solo un terzo del Resort'”. Pertanto, prosegue il Codacons, “per lo stesso soggiorno, alle medesime condizioni, la struttura di Vieste ha richiesto il pagamento di 7.350 euro, ossia il 75% in più rispetto alla cifra pattuita”. La coppia, riferisce l’ associazione di consumatori, “ha rifiutato l’ offerta e la struttura ha proposto di rimborsare la caparra attraverso un voucher da utilizzare presso lo stesso resort entro il 2021, oppure in 5 rate da corrispondere periodicamente”. “Capiamo le difficoltà degli operatori turistici – spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – ma applicare un rincaro del 75% alle tariffe per far fronte alle esigenze di sicurezza imposte dal Covid appare una scelta folle, che allontanerà i turisti dalle strutture ricettive a tutto beneficio di abusivi e case vacanza improvvisate. Occorre verificare se gli operatori che impongono aumenti abbiano ricevuto i sussidi previsti dalla legge, perché in tal caso qualsiasi adeguamento sarebbe illegittimo”.

Guida Viaggi Portale, 11/06/2020 10:03
Club Esse dice: “No ai rincari da covid-19”
la catena lancia magic june, sconti fino al 30% per chi prenota le vacanze entro fine mese
Nessuna “quota covid” in più sulle tariffe, ma al contrario uno sconto che può arrivare fino al 30% per chi prenota le vacanze entro fine giugno. E’ questa la politica adottata da Club Esse , catena alberghiera italiana con villaggi e resort in Sardegna, Sicilia, Calabria e Abruzzo, che ha deciso di dare una scossa al mercato e di coniugare convenienza e sicurezza per favorire la ripartenza delle prenotazioni, contrastando l’ allarme lanciato dal Codacons che teme rincari addirittura del 20%. “Il benessere dei nostri ospiti viene prima di tutto – conferma Marco Baldisseri , chief marketing officer di Club Esse – e nel benessere è giusto includere non solo la sicurezza e la salute, fondamentali in questo periodo, ma anche la serenità economica : sono tante le persone che a causa del covid-19 hanno subìto danni, morali e materiali, e vogliamo che possano concedersi comunque una vacanza senza pensieri. In questa direzione vanno anche le misure che abbiamo preso in tutte le nostre strutture, conformi alle normative vigenti e ai protocolli nazionali e regionali, per scongiurare il rischio di contagio senza dimenticare il relax e il divertimento, che non possono mancare nella formula del villaggio turistico”. Come si sa Club Esse ha varato il suo Stay Safe , con tutte le norme che sono state applicate e le misure. Si ricorda per esempio che l’ animazione è stata riorganizzata, facendo sì che tutte le attività sportive, ludiche e di intrattenimento permesse si svolgano o singolarmente o alla necessaria distanza, ma sempre con piacere. L’ accesso al mare e alla piscina resta libero, purché ci si mantenga lontani dagli altri bagnanti, mentre le postazioni in spiaggia vengono ridisegnate, così che tutti possano goderne con assegnazioni quotidiane. Cambiano anche altre abitudini: sarà possibile iniziare la vacanza in tutti i giorni della settimana , per scaglionare gli arrivi e gestire meglio gli ingressi; le aree più frequentate saranno fornite di stazioni gel-igienizzante; il numero dei soggiorni venduti varierà in base alla capienza delle aree ristorante, dove i tavoli, debitamente distanziati, saranno assegnati uno per camera; i buffet verranno schermati e i cibi serviti direttamente dal personale , senza self-service. Le zone per la colazione sono state riorganizzate e ampliate. Camere, sala ristorante, bar, reception, divani, sdraio e lettini saranno sanificati a cadenza regolare con specifici macchinari di ultima generazione, la biancheria da letto e da bagno arriverà in struttura con rigorosi certificati di idoneità che seguono le linee guida dell’ Oms e dell’ Iss. Saranno assegnate camere covid-free . A tutela di tutti, i dipendenti saranno sottoposti a controlli costanti e ogni ospite dovrà fornire un’ autocertificazione in cui dichiari di non aver contratto il covid-19, di non averne i sintomi e di non essere esposto a provvedimento di quarantena.

Agenzia Giornalistica Opinione, 11/06/2020 08:43
CODACONS * INDUSTRIA: « LA PRODUZIONE REGISTRA NUMERI PEGGIORI DELLA CRISI ECONOMICA DEL 2008, PER I BENI DI CONSUMO DUREVOLI MAXI-CALO DEL -84,2% »
il calo della produzione industriale è pesantissimo, e senza precise misure di sostegno per l’ industria ci vorranno decenni per tornare ai livelli pre-covid. lo afferma il codacons, commentando i dati forniti oggi dall’ istat. ‘si tratta di un tonfo che va oltre di ogni previsione, e i numeri dell’ istat sull’ industria non hanno precedenti e sono addirittura []
Il calo della produzione industriale è pesantissimo, e senza precise misure di sostegno per l’ industria ci vorranno decenni per tornare ai livelli pre-Covid. Lo afferma il Codacons, commentando i dati forniti oggi dall’ Istat. ‘Si tratta di un tonfo che va oltre di ogni previsione, e i numeri dell’ Istat sull’ industria non hanno precedenti e sono addirittura peggiori di quelli registrati nel nostro paese durante la crisi economica del 2008 – afferma il presidente Carlo Rienzi – Basti pensare che per i beni di consumo durevoli la produzione è scesa del -84,2% rispetto allo scorso anno, ad un passo dall’ azzeramento!’. ‘Il Governo deve varare specifiche misure di sostegno per il comparto industriale, che rappresenta il motore del paese, perché senza interventi urgenti ci vorranno anni e anni per tornare ai livelli pre-Covid, e saranno bruciati migliaia di posti di lavoro con effetti devastanti per la nostra economia’ – conclude Rienzi.

Msn, 11/06/2020 08:12
McCartney, un Beatle contro Conte & C.: “Dovete rimborsare subito i miei biglietti”
Un Paul McCartney così arrabbiato non si ricordava da tempo. Ieri sui suoi social è intervenuto a testa bassa sull’ annullamento dei suoi concerti italiani previsti per ieri a Napoli e per il 13 giugno a Lucca: “È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi”. Il riferimento è a quella parte del decreto Cura Italia del 24 aprile nella quale il governo, su indicazione di Assomusica (Associazione italiana di promotori di musica dal vivo), ha approvato i “voucher”. In sostanza, i possessori dei biglietti già acquistati possono confermare la loro partecipazione al concerto riprogrammato (ad esempio, chi ha comprato il biglietto per gli stadi di Vasco 2020 può andare al concerto di Vasco 2021). Oppure hanno la facoltà di richiedere un “voucher” di pari valore a quello indicato sul biglietto da utilizzare per altri concerti dello stesso promoter annunciati nei prossimi 18 mesi. Nella straordinaria imprevedibilità di una situazione del genere, si è provato a tutelare sia i fan che gli operatori del settore che non sono soltanto i promoter ma – soprattutto – le migliaia di tecnici e operai che lavorano dietro le quinte spesso con contratti a tempo determinato. “Siamo fortemente in disaccordo – ha scritto il gigante McCartney – con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’ estate è stato offerto il rimborso completo. L’ organizzatore italiano ed i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso. È un vero insulto per i fan”. Parole toste.A stretto giro sono arrivate subito le risposte. Vincenzo Spera di Assomuica contrattacca dicendo che “lo staff di Paul McCartney era perfettamente a conoscenza (dei voucher – ndr) da prima della cancellazione”. E poi aggiunge: “I voucher ci sono anche in Germania”. Carlo Rienzi di Codacons non vedeva l’ ora di dire che “dopo Commissione Ue e Antitrust, anche un importante esponente del panorama musicale dà ragione al Codacons, che da subito è sceso in campo per contrastare lo strumento del voucher”. Naturalmente non poteva mancare il solito balletto governativo. Dopo oltre un mese nel quale è stato garantito che il “voucher” avrebbe potuto essere utilizzato anche per altri concerti del medesimo promoter, il ministro Franceschini ha precisato che il voucher vale “solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso”. Insomma, una situazione complicata anche in questo settore, quello dei concerti, che è stato il primo a fermarsi e sarà l’ ultimo a ripartire. Una parola di buon senso viene da uno dei promoter di Paul McCartney, Mimmo D’ Alessandro della D’ Alessandro & Galli: “Per McCartney abbiamo già licenziato 18mila voucher su 44mila biglietti venduti” ha detto a Rockol. Per poi aggiungere: “Rimborsare un voucher a due anni dall’ emissione (e non 18 mesi – ndr) potrebbe essere una soluzione”. Ma è una questione che andrà avanti ancora per molto tempo. Purtroppo.

Per Sempre Napoli, 11/06/2020 07:44
Bufera tra Burioni e Le Iene: si passa alle vie legali. Ecco cosa è successo
Attraverso un lungo post pubblicato su Facebook, il virologo si difende dalle accuse di conflitto d’ interessi ricevute dal programma televisivo. Altro scontro mediatico al tempo del Coronavirus . Ancora una volta al centro dell’ attenzione è finito Roberto Burioni , che ha dovuto difendersi dalle accuse di conflitto di interessi . Stando al lungo status pubblicato sulla propria pagina Facebook, il virologo sarebbe stato attaccato dal programma televisivo Le Iene . ” Sono stato appena deliziato da un servizio delle Iene – si legge nel post – che ha scelto come fonte per crocifiggermi il Codacons, che da anni mi perseguita. Per cui sono costretto a ritardare la mia scomparsa dai media e dai social per fornire alcune precisazioni “. Il motivo dell’ attacco? Conflitto di interesse per quanto riguarda il Covid-19 . Ma Burioni non ci sta e ha deciso di rispondere per punti. La spiegazione di Burioni 1) Produrre anticorpi monoclonali umani è il mio lavoro dal momento della mia laurea. Ne ho prodotti tanti, ma nessuno di questi è di mia proprietà. La gran parte sono di Pomona Ricerca, una azienda di cui non sono socio ma con la quale collaboro proficuamente da molti anni e della quale sono da molti anni consulente scientifico. Ovvio che qualunque opportunità di collaborazione scientifica venga rimandata alla mia valutazione. Nessuno di questi anticorpi monoclonali è in commercio (sono tutti in una fase molto precoce di sviluppo) e non lo saranno ancora per almeno 10 anni; soprattutto nessuno di questi monoclonali è (purtroppo) diretto contro COVID-19. Quindi se gli anticorpi monoclonali contro COVID-19 si dimostreranno utili, io – così come Pomona RIcerca – non ne trarrò alcun beneficio economico. Il beneficio lo trarrà chi li ha brevettati (non io) chi li produce (non io) e chi li vende (non io). Anzi, per essere chiari io non ho nulla a che fare con qualunque azienda produca o venda qualunque bene utile a prevenire, curare, vaccinare per il coronavirus. Per cui NON HO NESSUN CONFLITTO DI INTERESSE : se il plasma funziona o se funzionano gli anticorpi monoclonali contro COVID-19, se servono le mascherine o non servono, se si usano o non si usano i disinfettanti o i farmaci, a me non cambia niente dal punto di vista economico. Sui dettagli scientifici su economicità e sicurezza del plasma e degli anticorpi monoclonali vi rimando a medical facts o alla pagina del prof. Guido Silvestri, che ne ha spesso parlato. Immaginare il plasma come alternativo agli anticorpi monoclonali vuole dire non sapere di cosa si parla. Il plasma è una terapia di emergenza, i monoclonali sono qualcosa che può sconfiggere il coronavirus. Ma se così fosse, come ha pure prospettato il prof. Silvestri nei suoi post più volte, io non avrò alcun vantaggio (se non quello del comune cittadino che potrà essere curato) Ripeto, non ho alcun conflitto di interesse nel campo di COVID-19, qualunque cosa accada (vaccini, plasmi, terapie, monoclonali, mascherine, guanti, disinfettanti, farmaci) non mi arriverà un centesimo in tasca. 2) La mia collaborazione con la Fondazione Lorenzini riguardo ai vaccini si è concretizzata nella collaborazione per la stesura di un quaderno sulla esitazione vaccinale uscito con il sole 24 ore scritto insieme a una serie di autorevoli colleghi per la quale ho emesso regolare fattura di 1500 euro. Immaginare che questo costituisca conflitto di interesse richiede uno sforzo notevole di immaginazione. Potete trovare il quaderno a questo link. Il contributo della azienda è bene in evidenza, ma io non ho collaborato con l’ azienda, ma con la Fondazione Lorenzini, un ente con un’ ottima reputazione che mi ha onorato affiancandomi ai migliori esperti nel campo delle vaccinazioni . 3) Queste sono le bugie più evidenti che ho sentito. Per le altre datemi tempo di risentire questo servizio insieme al mio legale, perché questa volta si è passato il segno. Giusto per la cronaca, i numerosi esposti che il Codacons ha fatto negli anni contro di me all’ ordine dei medici, al TAR e ad altre entità che ora dimentico per sottolineare miei ipotetici conflitti di interessi sulle vaccinazioni sono stati tutti archiviati. Grazie per la pazienza. Spero che questo trattamento, fatto di bugie e di insinuazioni, sia di monito a qualunque scienziato voglia nel futuro impegnarsi a informare correttamente le persone. Per quanto mi riguarda, vi ringrazio dell’ affetto e della fiducia che mi avete affidato. Sappiate che non l’ ho mai tradita e che non ho mai scritto nulla che non fosse la trascrizione più accurata che sapevo fare della verità scientifica. Tanto che in tutti i miei libri e in tutti i miei articoli su medical facts nessuno ha mai trovato un errore (anzi uno sì, erano descritti male i transistor, e l’ ho corretto). Questo non accade perché io non faccio errori, ma perché ogni riga scritta viene sottoposta sempre alla verifica severa di un collega esperto. Non vi dico a presto perché a presto non sarà. State attenti e prendete ancora le precauzioni. L’ epidemia sta passando ma meglio riprendere la nostra vita normale con prudenza ancora per qualche settimana. In bocca al lupo e auguri di ottima salute a voi e ai vostri cari “. fonte Corriere dello Sport.

Quotidiano di Foggia, 11/06/2020 07:16
In un resort di Vieste rincari del 75% per i costi da Covid-19
la denuncia del codacons. chiesto un aumento da 4.200 euro a 7.350 euro per un soggiorno di 14 notti
“In un noto resort di Vieste” sul Gargano, stanno comunicando ai propri clienti “adeguamenti tariffari del 75% rispetto ai contratti di soggiorno siglati nei mesi scorsi, giustificando tale scelta con l’ esigenza di dover garantire la sicurezza all’ interno della struttura a seguito delle disposizioni legate al Covid”. E’ la denuncia del Codacons al quale – informa l’ associazione in una nota – si è rivolta una coppia alla quale, “per un soggiorno di 14 notti”, è stato chiesto un aumento “del 75%, da 4.200 euro a 7.350 euro”. Secondo quanto riferisce l’ associazione di consumatori, la coppia aveva prenotato lo scorso febbraio la propria vacanza estiva presso il resort in questione, versando una caparra di 1.260 euro. Per “un soggiorno dall’ 1 al 15 agosto, in pensione completa – precisa il Codacons – la struttura a Vieste aveva proposto loro, a febbraio, un preventivo da 4.200 euro, sottoscritto dalla coppia che provvedeva a versare la caparra. Nei giorni scorsi, però, l’ amara sorpresa, comunicata con una mail: la struttura informava i turisti che ‘a causa della pandemia Covid-19, purtroppo abbiamo dovuto adeguare i nostri standard di sicurezza prendendo la drastica decisione di aprire solo un terzo del Resort'”. Pertanto, prosegue il Codacons, “per lo stesso soggiorno, alle medesime con dizioni, la struttura di Vieste ha richiesto il pagamento di 7.350 euro, ossia il 75% in più rispetto alla cifra pattuita”. La coppia, riferisce l’ associazione di consumatori, “ha rifiutato l’ offerta e la struttura ha proposto di rimborsare la caparra attraverso un voucher da utilizzare presso lo stesso resort entro il 2021, oppure in cinque rate da corrispondere periodicamente”. “Capiamo le difficoltà degli operatori turistici – spiega il presidente del Coda cons, Carlo Rienzi – ma applicare un rincaro del 75% alle tariffe per far fronte alle esigenze di sicurezza imposte dal Covid appare una scelta folle, che allontanerà i turisti dalle strutture ricettive a tutto beneficio di abusivi e case vacanza improvvisate. Occorre inoltre verificare se gli operatori che impongono aumenti abbiano ricevuto i sussidi previsti dalla legge, perché in tal caso qualsiasi adeguamento sarebbe illegittimo”.

giornaledibrescia.it, 11/06/2020 06:30
italia ed estero
Paul McCartney attacca i voucher, Franceschini gli dà ragione
Gioco, partita, incontro. Paul McCartney può dirsi soddisfatto. Nel giorno che lo avrebbe dovuto vedere sul palco in piazza del Plebiscito a Napoli per il primo dei suoi due concerti italiani (il secondo era in programma il 13 giugno al Lucca Summer Festival) – cancellati per il coronavirus e che non è stato possibile riprogrammare -, Sir Paul, in un lungo post pubblicato ieri in italiano sulla sua pagina Facebook, ha puntato il dito contro i voucher, la misura adottata in sostituzione del rimborso in denaro per gli eventi annullati, e contro il governo italiano e Assomusica. E il ministro Franceschini, nel tardo pomeriggio, gli ha dato ragione. «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo – è la netta posizione presa dell’ ex Beatle -. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan». Un attacco frontale , che però raggiunge lo scopo. Dopo una giornata sui social di plauso per il baronetto, il ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo arriva a smorzare toni e polemica. «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma». L’ intervento di Franceschini era stato chiesto anche dalle associazioni dei consumatori che avevano accolto con favore la presa di posizione di McCartney (da Codacons a Unc, passando per Aduc e Federconsumatori). Si era detto d’ accordo sulla restituzione dei soldi anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. E se da una parte il governo prova a mediare, dall’ altro chi non l’ ha presa bene è Assomusica , che rimanda al mittente ogni accusa. «Paul McCartney ha sbagliato obiettivo – dice il presidente Vincenzo Spera, scaricando sul cantante inglese le responsabilità -. È lui che ha annullato il tour , sapendo quale fosse la situazione in Italia e quali sarebbero state le conseguenze della decisione di non riprogrammare le date nel nostro Paese in un altro momento. Non accetto lezioni da lui. Se teneva al suo pubblico avrebbe potuto accettare la richiesta di una nuova data, come sta facendo il 99% degli artisti». Assomusica ribatte anche all’ accusa di aver in qualche modo «condizionato» il governo sulla scelta dei voucher. «Falso. È lo Stato a decidere in autonomia le leggi più opportune. E poi la norma non è stata fatta per Assomusica ma per il settore del turismo, per i musei, per gli spettacoli dal vivo in generale. Per evitare il collasso ». D’ Alessandro e Galli, la società organizzatrice dei concerti di Paul McCartney in Italia, nonostante dichiari di comprendere « l’ amarezza dell’ artista e il suo dispiacere », allo stesso tempo ritiene «che il governo abbia identificato nel voucher lo strumento che garantisse il corretto bilanciamento tra la legittima delusione del fan che non potrà assistere ad un determinato concerto e l’ esigenza vitale di sostenere l’ intera filiera dello spettacolo ». Anche gli organizzatori, poi, ribadiscono che «lo staff di Paul McCartney era perfettamente a conoscenza da prima della cancellazione» della formula di rimborso sotto forma di voucher, «istituita dal governo italiano per far fronte a una crisi senza precedenti che rischiava di dare un colpo fatale all’ industria della musica dal vivo e ai circa 400.000 lavoratori che ne fanno parte». Leggi qui il GdB in edicola oggi Iscriviti a “News in 5 minuti” per ricevere ogni giorno una selezione delle principali notizie riproduzione riservata © www.giornaledibrescia.it.
la redazione

Gazzetta del Sud, 11/06/2020 05:36
Paul McCartney attacca sui voucher Assomusica replica
Claudia FasciaROMA Gioco, partita, incontro. Paul McCartney può dirsi soddisfatto. Nel giorno che lo avrebbe dovuto vedere sul palco in piazza del Plebiscito a Napoli per il primo dei suoi due concerti italiani (il secondo era in programma il 13 giugno al Lucca Summer Festival) – cancellati per il coronavirus e che non è stato possibile riprogrammare – Sir Paul, in un lungo post pubblicato di prima mattina in italiano sulla sua pagina Facebook, ha puntato il dito contro i voucher, la misura adottata in sostituzione del rimborso in denaro per gli eventi annullati, e contro il governo italiano e Assomusica. E il ministro Franceschini, nel tardo pomeriggio, gli ha dato ragione. «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo – è la netta posizione presa dell’ ex Beatle – . Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan». Un attacco frontale, che però raggiunge lo scopo. Dopo una giornata sui social di plauso per il baronetto, il ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo arriva a smorzare toni e polemica. «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma». L’ intervento di Franceschini era stato chiesto anche dalle associazioni dei consumatori che avevano accolto con favore la presa di posizione di McCartney (da Codacons a Unc, passando per Aduc e Federconsumatori). Si era detto d’ accordo sulla restituzione dei soldi anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. E se da una parte il governo prova a mediare, dall’ altro chi non l’ ha presa bene è Assomusica, che rimanda al mittente ogni accusa. «Paul McCartney ha sbagliato obiettivo – dice il presidente Vincenzo Spera, scaricando sul cantante inglese le responsabilità – . È lui che ha annullato il tour, sapendo quale fosse la situazione in Italia e quali sarebbero state le conseguenze della decisione di non riprogrammare le date nel nostro Paese in un altro momento. Non accetto lezioni da lui. Se teneva al suo pubblico avrebbe potuto accettare la richiesta di una nuova data, come sta facendo il 99% degli artisti». Assomusica ribatte anche all’ accusa di aver in qualche modo «condizionato» il governo sulla scelta dei voucher: «Falso. È lo Stato a decidere in autonomia le leggi più opportune. E poi la norma non è stata fatta per Assomusica ma per il settore del turismo, per i musei, per gli spettacoli dal vivo in generale. Per evitare il collasso». D’ Alessandro e Galli, la società organizzatrice dei concerti di Paul McCartney in Italia, nonostante dichiari di comprendere «l’ amarezza dell’ artista e il suo dispiacere», allo stesso tempo ritiene «che il governo abbia identificato nel voucher lo strumento che garantisse il corretto bilanciamento tra la legittima delusione del fan che non potrà assistere ad un determinato concerto e l’ esigenza vitale di sostenere l’ intera filiera dello spettacolo». Anche gli organizzatori, poi, ribadiscono che «lo staff di Paul McCartney era perfettamente a conoscenza da prima della cancellazione» della formula di rimborso sotto forma di voucher, «istituita dal governo italiano per far fronte a una crisi senza precedenti che rischiava di dare un colpo fatale all’ industria della musica dal vivo». E il ministro Franceschini interviene e dà ragione al baronetto.

Corriere di Romagna, 11/06/2020 05:31
La vacanza impossibile dei gruppi del turismo sociale
RICCIONE In riviera mancano i turisti ma anche per quelli che ci vogliono venire pare che il meccanismo dei rimborsi tramite voucher, presenti alcuni problemi. Fino allo scorso anno, giugno era il mese in cui il turismo sociale rappresentava la maggior parte del mercato. «Causa pandemia il gruppo di anziani di Verona e provincia, nel quale rientravamo anche io e mia moglie, ha disdetto la vacanza organizzata da un’ agenzia riccionese a Pinarella di Cervia – racconta il signor Ongarelli -, ma visto come adesso vanno le cose, abbiamo preso coraggio e noi con altre due coppie vorremmo venire al mare». Ciascuna delle 23 coppie a inizio anno ha versato una caparra di 340 euro, l’ agenzia, come prevede la normativa nazionale, ha emesso un voucher per la restituzione della somma da utilizzare nella stessa agenzia entro un anno. «Ho telefonato all’ agenzia di Riccione chieden do che ci trovi una sistemazione, in tre stanze matrimoniali, in qualsiasi località della Romagna, con caratteristiche di hotel a 3 stelle. La risposta è stata che loro trattano solo gruppi, e non possono darci nominativi di hotel per 3 camere. Noi desideriamo venire – prosegue Ongarelli -, viviamo con la pensione e vorremmo poter usufruire subito della caparra. Io ho 80 anni ed in Romagna ci siamo sempre trovati bene, spero che questo scuota le coscienze, ci faccia uscire dal disastro economico. È dalle piccole cose che si costruisce la ripartenza». Quella dei voucher è una pratica già contestata, in particolare dal Codacons, che sostiene, «come questa unica possibilità di indennizzo leda i diritti dei consumatori che invece hanno diritto alla restituzione di quan to pagato. Il Governo, attraverso bonus, sgravi fiscali e altre misure ha già pensato a sostenere le piccole imprese danneggiate dal coronavirus, che non possono però essere finanziate a spese dei cittadini».

Il Giornale, 11/06/2020 05:15
il caso
McCartney, un Beatle contro Conte & C.: «Dovete rimborsare subito i miei biglietti»
dopo lo stop agli show, contesta i voucher del cura italia: «insulto ai fan»
Paolo Giordano Un Paul McCartney così arrabbiato non si ricordava da tempo. Ieri sui suoi social è intervenuto a testa bassa sull’ annullamento dei suoi concerti italiani previsti per ieri a Napoli e per il 13 giugno a Lucca: «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi». Il riferimento è a quella parte del decreto Cura Italia del 24 aprile nella quale il governo, su indicazione di Assomusica (Associazione italiana di promotori di musica dal vivo), ha approvato i «voucher». In sostanza, i possessori dei biglietti già acquistati possono confermare la loro partecipazione al concerto riprogrammato (ad esempio, chi ha comprato il biglietto per gli stadi di Vasco 2020 può andare al concerto di Vasco 2021). Oppure hanno la facoltà di richiedere un «voucher» di pari valore a quello indicato sul biglietto da utilizzare per altri concerti dello stesso promoter annunciati nei prossimi 18 mesi. Nella straordinaria imprevedibilità di una situazione del genere, si è provato a tutelare sia i fan che gli operatori del settore che non sono soltanto i promoter ma – soprattutto – le migliaia di tecnici e operai che lavorano dietro le quinte spesso con contratti a tempo determinato. «Siamo fortemente in disaccordo – ha scritto il gigante McCartney – con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’ estate è stato offerto il rimborso completo. L’ organizzatore italiano ed i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso. È un vero insulto per i fan». Parole toste. A stretto giro sono arrivate subito le risposte. Vincenzo Spera di Assomuica contrattacca dicendo che «lo staff di Paul McCartney era perfettamente a conoscenza (dei voucher – ndr) da prima della cancellazione». E poi aggiunge: «I voucher ci sono anche in Germania». Carlo Rienzi di Codacons non vedeva l’ ora di dire che «dopo Commissione Ue e Antitrust, anche un importante esponente del panorama musicale dà ragione al Codacons, che da subito è sceso in campo per contrastare lo strumento del voucher». Naturalmente non poteva mancare il solito balletto governativo. Dopo oltre un mese nel quale è stato garantito che il «voucher» avrebbe potuto essere utilizzato anche per altri concerti del medesimo promoter, il ministro Franceschini ha precisato che il voucher vale «solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso». Insomma, una situazione complicata anche in questo settore, quello dei concerti, che è stato il primo a fermarsi e sarà l’ ultimo a ripartire. Una parola di buon senso viene da uno dei promoter di Paul McCartney, Mimmo D’ Alessandro della D’ Alessandro & Galli: «Per McCartney abbiamo già licenziato 18mila voucher su 44mila biglietti venduti» ha detto a Rockol. Per poi aggiungere: «Rimborsare un voucher a due anni dall’ emissione (e non 18 mesi – ndr) potrebbe essere una soluzione». Ma è una questione che andrà avanti ancora per molto tempo. Purtroppo.
paolo giordano

Corriere del Mezzogiorno, 11/06/2020 05:07
L’ esercito dei fan pronto alla maxicausa «È una figuraccia»
spesi dai 90 ai 220 euro: devono ridarceli
NAPOLI È un esercito di professionisti, musicisti e avvocati quello dei fan di Sir Paul McCartney che hanno sborsato dai 90 ai 220 euro a biglietto per assistere al concerto dell’ ex-Beatle: circa diciassettemila sono i ticket venduti per il live di Piazza del Plebiscito. «Sembrano il Gatto e la Volpe» commenta il cantautore Mimmo di Francia, riferendosi ai promoter D’ Alessandro & Galli. L’ autore di «Champagne» si dice «felice del fatto che Paul abbia rilasciato quelle dichiarazioni personali». Molti i legali che hanno intrapreso azioni per il rimborso dei biglietti, come quella dell’ avvocato Andrea Raguzzino: «Per me, per i miei familiari e per altri amici di tutta Italia, ho intentato un’ azione contro i promoter italiani con l’ obiettivo di veder ripristinato il diritto dei consumatori ad ottenere il rimborso in denaro; il rischio d’ impresa non può gravare sugli utenti finali. L’ Agcom ha evidenziato come sia contrario alla normativa Ue l’ atto di un Paese membro che impedisce al consumatore di scegliere il rimborso in denaro quale alternativa al rimborso tramite voucher, che può essergli proposto ma non imposto». Sembra far eco a Raguzzino l’ avvocato Armando Grassitelli: «Con un gruppo di fan napoletani abbiamo inviato lettere di messa in mora a TicketOne. Le azioni predisposte sono centinaia, ci ha supportato a titolo gratuito l’ avvocato Gianluca Spera». Non meno amareggiato è l’ avvocato Nicandro Siravo: «Spero in un ripensamento del Governo e nella riformulazione della norma, magari proprio grazie alla difesa del nostro nuovo avvocato, Paul McCartney! Un concerto è un unicum irripetibile; tra artista e fan/consumatore si crea un rapporto contrattuale fondato sull’ acquisto preventivo di quella prestazione. Nel momento in cui l’ evento artistico viene annullato, per via dell’ esclusività dello stesso, emerge un chiaro diritto al rimborso». In prima linea il collezionista Diego Imperatore: «Ho inviato una Pec agli organizzatori del concerto e sono certo che, dopo questa presa di posizione di McCartney, qualcosa di concreto accadrà». Molti fan percorreranno la strada delle azioni legali collettive nazionali: «Sono soddisfatto per l’ intervento di Paul, ma la delusione è forte – commenta il medico Vincenzo Piscopo – Mi rivolgerò quanto prima al Codacons». L’ esperta di comunicazione Giuliana Alvino si scaglia contro i promoter: «È scandalosa l’ offesa che i fan italiani di Paul McCartney ricevono dagli organizzatori. L’ Italia, in quanto a furberie, eccelle sempre». Il chitarrista Mauro Di Domenico, già al fianco di Ennio Morricone, spiega: «È inaccettabile il voucher e la figuraccia che sta facendo l’ Italia con la questione-rimborsi dimostra la fragilità di un intero sistema». Dello stesso parere è Nunzio Ciccone, musicista e promoter di artisti come Steve Norman degli Spandau Ballet: «Ho cominciato a cercare risposte attraverso un ricorso contro TicketOne e l’ invio di una pec a D’ Alessandro & Galli. Ticketone continua a utilizzare come ricatto la data del 17 giugno per riscattare il voucher». «Campi di Fragole per Sempre» è un omaggio alla «Strawberry Fields Forever» beatlesiana e il titolo dell’ ultima raccolta di poesie di Franco Ciccarelli: «Un fan di Macca non può barattare il suo biglietto. Noi beatlesiani non siamo interessati a null’ altro se non alla magia di Penny Lane!».
m. i.

Il Messaggero, 11/06/2020 04:35
McCartney: un insulto non rimborsare i biglietti
IL CASO Con un duro post pubblicato a sorpresa sulla sua pagina Facebook ufficiale (in italiano e in inglese) ieri mattina Paul McCartney (77) è intervenuto sul tema dei discussi voucher erogati dai promoter italiani per i concerti rinviati o annullati a causa delle restrizioni legate all’ emergenza coronavirus, che non permettono ai fan di riavere indietro i soldi spesi per l’ acquisto dei tagliandi ma buoni da utilizzare per biglietti per concerti di altri cantanti. IL MALCONTENTO «È scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’ estate è stato offerto il rimborso completo. L’ organizzatore italiano dei nostri spettacoli ed i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan», ha scritto l’ ex Beatle sulle due date italiane del suo tour, che erano in programma proprio ieri a Napoli in piazza del Plebiscito e sabato 13 alle Mura di Lucca – 44mila biglietti venduti – ma che sono state poi annullate senza possibilità di recupero, alimentando così il malcontento diffuso tra i titolari dei tagliandi, non interessati ai voucher. A tranquillizzarli è stato poche ore più tardi il Ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini, facendo sapere che il Parlamento potrà intervenire per fare chiarezza: «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso». Le due date italiane di McCartney sono diventate in queste ultime settimane il simbolo dell’ ingiustizia dei voucher messi a disposizione dei fan dagli organizzatori di concerti italiani (valgono 18 mesi e possono essere utilizzati solo per concerti organizzati dalla stessa società di quello per il quale si era acquistato il ticket). Un’ ingiustizia tutta italiana, considerando che in paesi come il Regno Unito, la Francia, la Spagna, la Germania e gli Stati Uniti le cancellazioni consentono la restituzione dei soldi. E che non riguarda solo i live del cantautore, ma anche quelli di altre star internazionali come – tra le altre – Post Malone e Billie Eilish a Milano, Lana Del Rey a Verona. Cosa dovrebbe farsene un fan di Paul McCartney di un buono per acquistare biglietti per concerti di altri artisti, se aveva speso dei soldi per vedere il suo beniamino? I promoter hanno messo le mani avanti, facendo sapere che si tratta di una tipologia di rimborso ammessa da una norma introdotta nel Decreto Cura Italia (per tutelare le casse degli organizzatori, altrimenti a rischio tracollo). E D’ Alessandro & Galli, la società che aveva organizzato i live dell’ ex Beatle, gli ha risposto: «Questa formula di rimborso è una misura straordinaria per far fronte a una crisi senza precedenti e che rischiava di dare un colpo fatale all’ industria della musica dal vivo e ai circa 400mila lavoratori che ne fanno parte. Lo staff di McCartney ne era a conoscenza da prima della cancellazione». I SINDACI Un’ altra replica è arrivata da Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, l’ associazione che riunisce gli organizzatori di concerti italiani, tirata in ballo dal cantante nel suo post: «I sindaci di Lucca e Napoli hanno formalmente chiesto all’ artista di indicare una data per i concerti dell’ anno prossimo, richiesta rimasta ancora senza risposta». Dalla parte di McCartney si sono schierati in parecchi. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, intervenuto ai microfoni di Radio1, pur dicendosi ancora ottimista a proposito di un futuro recupero del concerto ha osservato: «I biglietti vanno assolutamente rimborsati, è giusto restituire i soldi». Il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha ricordato la battaglia portata avanti in queste settimane dall’ associazione contro i voucher: «Violano i diritti basilari dei consumatori. È una truffa legalizzata dai provvedimenti del governo». GLI ARTISTI E Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori: «Tutti gli artisti dovrebbero condividere la posizione di Paul McCartney e unirsi in questa battaglia». Ora la palla passa al Parlamento, che – come spiegato da Franceschini – potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma. Mattia Marzi © RIPRODUZIONE RISERVATA.

La Repubblica (ed. Napoli), 11/06/2020 04:32
Paul McCartney: “No ai voucher per il mio concerto annullato”
Il celebre ex Beatle interviene sulla disputa per l’ evento di Piazza Plebiscito: ” Scandaloso che i fan non possano riavere i soldi” In città via alla raccolta di firme per il rimborso e diverse cause in arrivo. Interviene Franceschini e dà ragione al cantante di Ilaria Urbani Guerriglia virtuale a colpi di post, azioni legali e raccolte di firme tra i fan di Paul McCartney, che ieri sera avrebbero dovuto assistere al concerto dell’ ex Beatle in piazza del Plebiscito, e gli organizzatori del concerto D’ Alessandro e Galli. Lo scontro acceso da giorni, con minacce di class action, come documentato da ” Repubblica” una settimana fa, si riapre quando Sir Paul in persona, che ha annullato il concerto il 7 maggio per la pandemia globale, ieri sulla sua pagina Facebook condanna l’ uso del voucher in Italia in sostituzione del rimborso in denaro per gli eventi cancellati a Napoli e Lucca: « È veramente scandaloso – scrive Paul McCartney – che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan». Interviene sul caso anche il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini: «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma » . L’ intervento di Franceschini, che indica una via di uscita, era stato invocato da Codacons, Unc, Aduc e Federconsumatori. Anche il sindaco Luigi de Magistris aveva commenta: « Speriamo di recuperare questo concerto su cui avevamo tanto lavorato il prossimo anno, ma ora i biglietti vanno assolutamente rimborsati, è giusto restituire i soldi». Entro mercoledì 17 i fan avrebbero dovuto accettare l’ offerta di un voucher da utilizzare per un altro concerto, prodotto dalla D’ Alessandro e Galli entro 18 mesi. « È un sopruso – dice Albino D’ Amato, dub master della band Almamegretta – ho comprato i biglietti a novembre con mia moglie Christina. Abbiamo speso 220 euro, e come noi ci sono un centinaio di amici sparsi nel mondo, dalla Francia all’ Olanda, che sarebbero venuti a Napoli. Era l’ ultima possibilità di vedere Paul McCartney dal vivo in una location unica come piazza del Plebiscito, lui ha quasi 78 anni. Gli organizzatori si stanno comportando male, non possono ipotecare il nostro tempo e i nostri soldi, c’ è chi con queste somme paga l’ affitto di casa. Ci sono fan che hanno speso centinaia di euro per un biglietto ai quali non interessa vedere altri concerti, e anche a me non interessa: nonostante il roster di nomi della società produttrice sia importante, da Celin Dion a Eric Clapton, io volevo vedere Paul Mc-Cartney in piazza del Plebiscito, un artista non sostituibile. Stiamo valutando l’ idea di fare causa, ben venga l’ intervento del Parlamento ». I biglietti costavano dai 100 ai 350 euro, ma c’ è chi ha speso anche 600 euro a persona. Mario Bancale, imprenditore del settore degli arredi d’ ufficio e figlio d’ arte, sua madre è Fausta Vetere, storica cantante della Nccp, ha già avviato una causa per il rimborso con un gruppo di amici: «Siamo in sette, forse l’ azione legale ci costerà più dei biglietti. Ho speso per due ticket 340 euro con le spese di spedizione e diritti di prevendita, ma ormai è una questione di principio. Il governo ha fatto un decreto salva spettacoli con il Decreto Rilancio, non certo salva italiani». Arrabbiata anche la chef stellata di ” Sud”, Marianna Vitale: « Ho comprato i biglietti con degli amici, l’ ho anche regalato al mio secondo chef perché il mercoledì è giorno di chiusura del ristorante, potevamo andarci. Ma volevamo vedere Paul: alla delusione del concerto cancellato si somma l’ arrabbiatura, con il voucher non posso farci niente. Dico a Sir Paul: perché l’ anno prossimo non torni al Plebiscito? » . Giulia Crescente, studentessa romana di 27 anni, promotrice della raccolta di firme “Ridateci i nostri soldi per il concerto annullato di Paul McCartney”, spiega: «Ho speso più di 300 euro tra biglietti, viaggio e soggiorno a Napoli, ho fatto la baby sitter per raccogliere i soldi: ho recuperato quelli del treno e dell’ albergo, e non quelli del concerto. D’ Alessandro e Galli e Ticketone non capiscono che molti fan hanno acquistato il biglietto per un evento storico, Paul aveva detto che sarebbe stato l’ ultimo tour. Abbiamo un legame affettivo con lui, siamo andati in tanti in pellegrinaggio a Liverpool » . La società D’ Alessandro e Galli chiarisce che lo staff di Paul McCartney « era a conoscenza da prima della cancellazione della formula di rimborso sotto forma di voucher, istituita dal governo italiano per far fronte a una crisi senza precedenti » . Il presidente di Assomusica, Vincenzo Spera, rimanda l’ accusa al baronetto: « Non accetto lezioni da lui. Se teneva al suo pubblico avrebbe potuto accettare la richiesta di una nuova data, come sta facendo il 99% degli artisti». © RIPRODUZIONE RISERVATA Il ministro dei Beni culturali: il Parlamento ora intervenga e cambi la norma k L’ evento Sino a pochi mesi fa uno striscione al Plesbiscito annunciava il concerto di McCartney.

La Repubblica, 11/06/2020 04:31
McCartney all’ Italia “I vostri voucher un insulto ai fan”
Il tono è perentorio: «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto». A usare parole così forti è Paul McCartney, che sui suoi social, in perfetto italiano, protesta contro la decisione del governo che ha stabilito che, invece del rimborso dei biglietti dei concerti annullati causa emergenza Covid- 19, gli organizzatori avrebbero potuto emettere dei voucher di pari importo per altri concerti delle stesse organizzazioni. Scelta che aveva già agitato le proteste di molti fan che avevano acquistato i biglietti per i concerti di McCartney, in programma ieri a Napoli e sabato al Lucca Summer Festival, e non riprogrammati per il 2021. «A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’ estate è stato offerto il rimborso completo», scrive McCartney, «l’ organizzatore italiano dei nostri spettacoli e i legislatori italiani devono fare la cosa giusta. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan». Mimmo D’ Alessandro, che con il socio Adolfo Galli aveva organizzato i concerti italiani di McCartney, è stupito dal messaggio di Sir Paul, «un fulmine a ciel sereno, in queste settimane ci siamo sempre sentiti con il suo staff, sapeva tutto dal primo minuto. Non me l’ aspettavo». Con lo staff di McCartney, D’ Alessandro è in contatto per vedere se e quando sarà possibile ripianificare le date, «nessuno però sa come e quando i live potranno ripartire senza limitazioni. McCartney vuole tornare a suonare ma allo stato attuale non si può fare alcuna ipotesi. Ne abbiamo parlato ancora oggi pomeriggio ». Il governo aveva scelto i voucher al posto dei rimborsi per supportare il mercato della musica dal vivo senza dover il ricorso a sostegni economici diretti, «una scelta responsabile per tenere su una filiera che altrimenti sarebbe crollata», sottolinea D’ Alessandro. «Capisco la reazione della gente, al loro posto la penserei anche io così. Ma il nostro settore è completamente fermo, con migliaia di lavoratori a casa e aziende paralizzate. Una situazione difficile in cui nessuno si aspettava di trovarsi». Codacons, Federconsumatori e Unione consumatori si schierano con chi chiede il rimborso invece del voucher, «norma scandalosa ideata dal ministro Franceschini », osserva Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione consumatori. «Non tutti hanno protestato », aggiunge D’ Alessandro, «già in diciottomila hanno richiesto il voucher, vogliono sostenere il nostro lavoro e cerchiamo di offrire alternative e benefit. Ma nessuno perderà i soldi, chi alla scadenza del periodo di validità del voucher non lo avrà usato, avrà indietro il denaro». Il ministro Franceschini smorza la polemica: «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma». ©RIPRODUZIONE RISERVATA Gli organizzatori dei suoi live italiani: “Un fulmine al ciel sereno, ci siamo sempre sentiti, sapeva tutto dal primo minuto” Sui social Paul McCartney, 77 anni,contesta il mancato rimborso dei biglietti dopo l’ annullamento dei suoi concerti.
di ernesto assante

La Repubblica, 11/06/2020 04:31
la donazione per un reparto covid, in piazza con ferragni per black lives matter e oggi il nuovo brano: “omaggio ai ventenni che mobilitano il loro senso civico” chiara ed io facciamo quello che è giusto, di ciò che si scrive sui social non ci interessiamo affatto voglio aiutare i lavoratori della musica disoccupati, se tornerò sul palco sarà per loro
Fedez
“sto con i giovani che cambiano il mondo”
Effetti collaterali del virus: una coppia criticatissima sui social per esibizionismo, gaffe, ostentazione di felicità e ricchezza, capacità di agire per fare soldi per fare soldi per fare soldi, diventa all’ improvviso amata e lodata da tutti con una serie di scelte azzeccate. Una raccolta fondi per fare costruire una terapia intensiva. La consegna a domicilio della spesa a chi non poteva permettersela. La partecipazione al corteo di Black Lives Matter. Insomma, da contestati per il loro stile di vita, ora Fedez e Chiara Ferragni sono nei dintorni degli eroi nazionali. «Ma non l’ abbiamo fatto apposta – precisa il rapper – o meglio l’ abbiamo fatto perché era giusto, punto e basta. Di quello che si scrive sui social non ci interessiamo affatto». Faremo finta di crederci, vista la vostra fervida vita social. D’ altronde l’ intervista nasce dalla sua nuova canzone, che esce oggi, “Bimbi per strada”, la musica di una hit anni Novanta, “Children” di Robert Miles, cui lei ha aggiunto le parole. Come mai? «Un omaggio a un brano che mi ha segnato. Avevo 6 anni quando uscì, fa parte della mia formazione musicale, ma abbraccia anche le generazioni successive, un classico che ho avuto l’ opportunità di rielaborare, ma con rispetto: di base un rullante un po’ più moderno. Un’ idea nata pre-lockdown e sviluppata in uno studio in casa». Il testo però pare creato in isolamento, basta pensare all’ attacco “Tre mesi steso in sala con la testa per aria”. «Non ci sono riferimenti diretti, ma il mood malinconico nasce in isolamento. Così come la frase “I grandi a casa / bimbi per strada”, perché i bambini hanno avuto pochi danni dal virus, per fortuna. La canzone è un omaggio ai giovani di adesso, che devono farsi carico delle sconfitte delle generazioni precedenti, compresa la mia». È già sulla linea Gaber, “la mia generazione ha perso”? A 30 anni? «Mettiamola così: io e Chiara siamo andati in piazza per Black Lives Matter perché ce lo sentivamo, ma anche come segno di solidarietà coi giovani di oggi che dovranno davvero cambiare il mondo. Io appartengo all’ età del berlusconismo, quando in piazza si andava per altri motivi. Il momento della vita in cui si mobilita il proprio senso civico è intorno ai 18-20 anni. E vedo tanti di quell’ età che ci credono e combattono». In piazza però ci sono stati anche i gilet arancioni. «Non mi capacito di come gli sia stato permesso l’ assembramento: dopo quello, e dopo la manifestazione della destra il 2 giugno, sarà molto più difficile chiedere il distanziamento nelle iniziative pubbliche. Quanto a Pappalardo, il periodo del complottismo io l’ ho superato a 14 anni. E dire che il virus non esiste è – a esser buoni – irrispettoso, come danzare sulle tombe di chi di Covid è morto». Voi il Covid l’ avete combattuto sul campo. A iniziare dalla raccolta fondi per un nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele, avviata con 100mila euro. «E ci hanno seguito 192mila persone, persone comuni, cosa che ci ha reso felicissimi. E ancor più felici è che sia stato realizzato, sia entrato in funzione e abbia salvato un gran numero di vite». A differenza di quello realizzato in Fiera, costruito in tempi biblici e restato pressoché deserto. «E al triplo o quadruplo dei costi di quello del San Raffaele. Non mi ci faccia pensare: da cittadino io desidero che i soldi delle tasse che pago siano usati come si deve, non così. E sempre da cittadino, se posso, dopo aver visto Report vorrei delle risposte vere e serie da Fontana. È il momento di approfondire quel che è successo, di punire certe persone. Penso alla Pivetti: vorrei che non avesse più a che fare con la cosa pubblica». Ma molte cose sono andate bene. «Non c’ è dubbio: per la prima volta ho percepito un senso collettivo di appartenenza all’ Italia, la gente ha contribuito non solo con donazioni, ma anche con comportamenti civili e rispettosi. Ho visto tassisti portare gratis medici e infermieri per esempio. Non so dire se siamo stati più bravi di altri Paesi, di sicuro siamo stati bravi, e questo già mi conforta. Forse usciamo dal virus diversi». Anche voi, però: sembra le abbiate azzeccate tutte. «Ripeto, non abbiamo pensato al nostro tornaconto neanche di immagine. Io comunque ne esco con 15 denunce del Codacons, se non ho perso il conto. Loro hanno criticato la mia raccolta fondi e io ho risposto per le rime, facendo notare… aspetti, calibro le parole perché non voglio la denuncia numero 16 e non voglio che denuncino anche lei…. ecco, la – diciamo – poca trasparenza delle loro azioni. Il risultato, atti giudiziari per diffamazione, calunnia, associazione a delinquere, violenza, minacce plurime e induzione a commettere reati e una richiesta di 393mila euro di danni, che avranno solo l’ effetto di intasare i tribunali». A proposito di liti, è vero che ha fatto pace con J-Ax? «Le rispondo con quello che ho scritto sui social: sono finalmente riuscito a rivedere in tv il nostro concerto a San Siro di due anni fa, e senza che mi facesse male pensare a quel giorno. Una liberazione». Potremmo chiudere parlando di musica, no? Tra una cosa e l’ altra era un anno e mezzo che non ne faceva. «Vero. Problemi con tutti (Giuda) non è andato in radio e Le Feste di Pablo era un featuring in un brano di Cara. Posso dire che sto cercando di togliermi dalle logiche discografiche: questa era un’ uscita che volevo fare, a breve ne seguirà un’ altra per l’ estate, contro il parere del marketing che non voleva due brani fuori assieme, per non confondere le radio. Nel lockdown ho creato, cercando di tornare al mio sound delle origini, diciamo più spartano. Se e quando avrò la voglia e l’ esigenza artistica di pubblicare qualcosa lo farò. Ma al momento non ho dischi in canna». E i concerti quanto le mancano? «Così tanto che appena sarà possibile ne farò, ma per 100-200 persone. Non solo perché temo che il tempo delle adunate sia lontano ancora, ma anche perché voglio aiutare concretamente i lavoratori della musica disoccupati: elettricisti, operai, tecnici, Quando tornerò sul palco sarà per loro. Lo streaming è una buona alternativa ma appunto non fa lavorare queste persone». Crede che sarà ancora lunga? Ovvero, che il peggio sia passato? «Non lo chieda a me. In un mondo di comunicazione molto confusa non voglio dare un parere a casaccio e da incompetente». ©RIPRODUZIONE RISERVATA f g f g Lo scatto postato da Fedez su Instagram: Chiara Ferragni in felpa nera e mascherina. Con il marito ha partecipato, domenica, al corteo contro il razzismo a Milano.
di luigi bolognini

Prima Novara, 11/06/2020 04:00
Cerano tentano di entrare in casa di un anziano: truffatrici fermate
Ancora una volta un tentativo di truffa nei confronti degli anziani. La Polizia Locale di Cerano (NO) ha bloccato due sinti, già note per truffe e furto, R.T., 33 anni, e G.V., 35 anni, residenti a Vigevano. La dinamica Le due facinorose hanno suonato al campanello di un anziano e hanno cercato di entrare con una scusa: l’ uomo, insospettito ha chiamato le forze dell’ ordine che hanno sventato il piano criminoso. Nei confronti delle due truffatrici, dopo verifica al terminale della Polizia, è stato disposto l’ invito a lasciare il territorio comunale e il loro veicolo è stato inserito nella black list del sistema di controllo dei varchi di accesso al paese. La posizione del Codacons ‘È fondamentale non abbassare la guardia in un periodo delicato come questo – commenta il Presidente del Codacons Marco Donzelli – il Codacons ha recentemente attivato l’ attività di servizio telefonico e via e-mail per il progetto antitruffa “Acciuffa la Truffa’: il servizio telefonico sarà reso dal Codacons ogni giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 a partire da giovedì 11.06.2020. Garantito anche il servizio via e-mail, all’ indirizzo acciuffalatruffa.codacons@ gmail.com “. Per rimanere aggiornato sulle principali notizie di tuo interesse, seguici cliccando sui social che preferisci!

Il Piccolo, 11/06/2020 03:31
musica
Paul McCartney bacchetta l’ Italia «Un insulto i vaucher di rimborso»
replica l’ assomusica: «gli organizzatori lo sapevano». franceschini: «vale solo per un concerto, se poi non si fa si tornano i soldi»
roma Gioco, partita, incontro. Paul McCartney può dirsi soddisfatto. Nel giorno che lo avrebbe dovuto vedere sul palco in piazza del Plebiscito a Napoli per il primo dei suoi due concerti italiani (il secondo era in programma sabato al Lucca Summer Festival) – cancellati per il coronavirus e che non è stato possibile riprogrammare -, Sir Paul, in un lungo post pubblicato di prima mattina in italiano sulla sua pagina Facebook, ha puntato il dito contro i voucher, la misura adottata in sostituzione del rimborso in denaro per gli eventi annullati, e contro il governo italiano e Assomusica. E il ministro Franceschini, nel tardo pomeriggio, gli dà ragione. «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo – è la netta posizione presa dell’ ex Beatle -. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan». Un attacco frontale, e, dopo una giornata sui social di plauso per il baronetto, il ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo arriva a smorzare toni e polemica. «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma». L’ intervento di Franceschini era stato chiesto anche dalle associazioni dei consumatori che avevano accolto con favore la presa di posizione di McCartney (da Codacons a Unc, passando per Aduc e Federconsumatori). E se da una parte il governo prova a mediare, dall’ altro chi non l’ ha presa bene è Assomusica, che rimanda al mittente ogni accusa. «Paul McCartney ha sbagliato obiettivo – dice il presidente Vincenzo Spera -. È lui che ha annullato il tour, se teneva al suo pubblico avrebbe potuto accettare la richiesta di una nuova data, come sta facendo il 99% degli artisti». —

Il Resto del Carlino, 11/06/2020 03:21
L’ ira di Paul: l’ Italia restituisca i soldi ai miei fan
concerti annullati, mccartney attacca il “sistema voucher”: «è scandaloso». e il ministro franceschini media: «intervenga il parlamento»
di Andrea Spinelli Bomba Macca sul sistema italiano dei concerti. Davanti all’ insostenibile situazione creata nel nostro Paese dall’ introduzione del voucher, con conseguente impossibilità per il pubblico di ottenere rimborso degli eventi annullati quest’ estate, Paul McCartney ieri mattina s’ è messo davanti alla tastiera e (col presumibile sostegno di manager e avvocati) ha postato sulla sua pagina Facebook un post in cui riassume in maniera inequivocabile quel che pensa della questione. «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi» ha scritto l’ ex Beatle proprio il giorno in cui avrebbe dovuto essere a Napoli per il primo dei suoi due show in Italia. «Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’ estate è stato offerto il rimborso completo. L’ organizzatore italiano dei nostri spettacoli e i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire, ma questo è un vero insulto per i fan». Parole pesanti in bocca ad un Sir (condivise, tra l’ altro, da Codacons, Federconsumatori e Unione Consumatori) che prima di digitare una sola lettera dello «statement» si sarà assicurato di aver restituito fino all’ ultima sterlina del suo cachet ai promoter D’ Alessandro & Galli a cui aveva affidato l’ organizzazione dello spettacolo di oggi in Piazza Plebiscito e di sabato alle Mura di Lucca. Dito puntato, dunque, sul decreto “Cura Italia”, in cui è previsto che per gli spettacoli cancellati a causa del Coronavirus l’ organizzatore debba emettere un buono di pari importo spendibile per uno o più eventi entro 18 mesi, ma anche contro Assomusica, l’ Associazione italiana di promotori di musica dal vivo. Premesso che di Sir Paul ce n’ è uno ed è difficile pensare che il fan – arrivato a spendere tra i 100 e i 600 euro per un suo biglietto – possa trovare soddisfazione pure in altro, ad aggravare le cose c’ è il fatto che ex «Cura Italia» i concerti su cui riproteggere il proprio investimento devono essere organizzati della stessa agenzia dell’ evento annullato. E passi per piazze come Milano, Roma o Lucca, dove l’ agenzia di McCartney organizza un intero festival, ma quanti concerti all’ anno D&G mettono in calendario a Napoli? «Questa formula di rimborso è una misura straordinaria di cui lo staff di McCartney era perfettamente a conoscenza da prima della cancellazione e che, come è noto, è stata istituita dal governo italiano per far fronte a una crisi senza precedenti che rischiava di dare un colpo fatale all’ industria della musica dal vivo e ai circa 400.000 lavoratori che ne fanno parte e che rischiano di non poter lavorare per un anno» replica la D’ Alessandro & Galli. E su 45.000 biglietti venduti per Paul, 18.000 sono già voucher. Ma è il ministro Franceschini ad assestare il colpo che, nel pomeriggio di ieri, dà partita vinta a McCartney e ai suoi fan: «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma». Il virus è democratico, colpisce tutti alla stessa maniera: Franceschini dev’ essersi però reso conto che all’ estero le cose vanno in maniera molto, molto, diversa rispetto all’ Italia. Pure in Germania esiste il buono, certo, ma se non riesci a spenderlo entro il 31 dicembre 2021 puoi chiedere rimborso. Rimborso in Francia e Spagna. In America i boss del live vanno addirittura oltre, riconoscendoti un credito del 150% della cifra pagata se accetti il voucher al posto del rimborso. Altre latitudini, altra musica. Da notare che la D’ Alessandro e Galli fa parte, con Friends & Partner, Magellano, Live e Vivo Concerti, di un pool di agenzie in mano al colosso tedesco dell’ entertainment Eventim, proprietario pure della potentissima società di booking Ticketone. Sarebbe bastato, quindi, trovare un’ intesa «in famiglia» per offrire agli spettatori frustrati dalle cancellazioni a raffica di Sir Paul e tutti gli altri l’ opportunità di rifarsi attingendo ad un ventaglio di opzioni molto più ampio e allettante dell’ attuale. Ma al momento le cinque società della galassia Eventim non sono state capaci di trovare un accordo neppure su questo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

La Nazione, 11/06/2020 03:16
L’ ira di Paul: l’ Italia restituisca i soldi ai miei fan
concerti annullati, mccartney attacca il “sistema voucher”: «è scandaloso». e il ministro franceschini media: «intervenga il parlamento»
di Andrea Spinelli Bomba Macca sul sistema italiano dei concerti. Davanti all’ insostenibile situazione creata nel nostro Paese dall’ introduzione del voucher, con conseguente impossibilità per il pubblico di ottenere rimborso degli eventi annullati quest’ estate, Paul McCartney ieri mattina s’ è messo davanti alla tastiera e (col presumibile sostegno di manager e avvocati) ha postato sulla sua pagina Facebook un post in cui riassume in maniera inequivocabile quel che pensa della questione. «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi» ha scritto l’ ex Beatle proprio il giorno in cui avrebbe dovuto essere a Napoli per il primo dei suoi due show in Italia. «Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’ estate è stato offerto il rimborso completo. L’ organizzatore italiano dei nostri spettacoli e i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire, ma questo è un vero insulto per i fan». Parole pesanti in bocca ad un Sir (condivise, tra l’ altro, da Codacons, Federconsumatori e Unione Consumatori) che prima di digitare una sola lettera dello «statement» si sarà assicurato di aver restituito fino all’ ultima sterlina del suo cachet ai promoter D’ Alessandro & Galli a cui aveva affidato l’ organizzazione dello spettacolo di oggi in Piazza Plebiscito e di sabato alle Mura di Lucca. Dito puntato, dunque, sul decreto “Cura Italia”, in cui è previsto che per gli spettacoli cancellati a causa del Coronavirus l’ organizzatore debba emettere un buono di pari importo spendibile per uno o più eventi entro 18 mesi, ma anche contro Assomusica, l’ Associazione italiana di promotori di musica dal vivo. Premesso che di Sir Paul ce n’ è uno ed è difficile pensare che il fan – arrivato a spendere tra i 100 e i 600 euro per un suo biglietto – possa trovare soddisfazione pure in altro, ad aggravare le cose c’ è il fatto che ex «Cura Italia» i concerti su cui riproteggere il proprio investimento devono essere organizzati della stessa agenzia dell’ evento annullato. E passi per piazze come Milano, Roma o Lucca, dove l’ agenzia di McCartney organizza un intero festival, ma quanti concerti all’ anno D&G mettono in calendario a Napoli? «Questa formula di rimborso è una misura straordinaria di cui lo staff di McCartney era perfettamente a conoscenza da prima della cancellazione e che, come è noto, è stata istituita dal governo italiano per far fronte a una crisi senza precedenti che rischiava di dare un colpo fatale all’ industria della musica dal vivo e ai circa 400.000 lavoratori che ne fanno parte e che rischiano di non poter lavorare per un anno» replica la D’ Alessandro & Galli. E su 45.000 biglietti venduti per Paul, 18.000 sono già voucher. Ma è il ministro Franceschini ad assestare il colpo che, nel pomeriggio di ieri, dà partita vinta a McCartney e ai suoi fan: «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma». Il virus è democratico, colpisce tutti alla stessa maniera: Franceschini dev’ essersi però reso conto che all’ estero le cose vanno in maniera molto, molto, diversa rispetto all’ Italia. Pure in Germania esiste il buono, certo, ma se non riesci a spenderlo entro il 31 dicembre 2021 puoi chiedere rimborso. Rimborso in Francia e Spagna. In America i boss del live vanno addirittura oltre, riconoscendoti un credito del 150% della cifra pagata se accetti il voucher al posto del rimborso. Altre latitudini, altra musica. Da notare che la D’ Alessandro e Galli fa parte, con Friends & Partner, Magellano, Live e Vivo Concerti, di un pool di agenzie in mano al colosso tedesco dell’ entertainment Eventim, proprietario pure della potentissima società di booking Ticketone. Sarebbe bastato, quindi, trovare un’ intesa «in famiglia» per offrire agli spettatori frustrati dalle cancellazioni a raffica di Sir Paul e tutti gli altri l’ opportunità di rifarsi attingendo ad un ventaglio di opzioni molto più ampio e allettante dell’ attuale. Ma al momento le cinque società della galassia Eventim non sono state capaci di trovare un accordo neppure su questo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Il Giorno, 11/06/2020 03:11
L’ ira di Paul: l’ Italia restituisca i soldi ai miei fan
concerti annullati, mccartney attacca il “sistema voucher”: «è scandaloso». e il ministro franceschini media: «intervenga il parlamento»
di Andrea Spinelli Bomba Macca sul sistema italiano dei concerti. Davanti all’ insostenibile situazione creata nel nostro Paese dall’ introduzione del voucher, con conseguente impossibilità per il pubblico di ottenere rimborso degli eventi annullati quest’ estate, Paul McCartney ieri mattina s’ è messo davanti alla tastiera e (col presumibile sostegno di manager e avvocati) ha postato sulla sua pagina Facebook un post in cui riassume in maniera inequivocabile quel che pensa della questione. «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi» ha scritto l’ ex Beatle proprio il giorno in cui avrebbe dovuto essere a Napoli per il primo dei suoi due show in Italia. «Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’ estate è stato offerto il rimborso completo. L’ organizzatore italiano dei nostri spettacoli e i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire, ma questo è un vero insulto per i fan». Parole pesanti in bocca ad un Sir (condivise, tra l’ altro, da Codacons, Federconsumatori e Unione Consumatori) che prima di digitare una sola lettera dello «statement» si sarà assicurato di aver restituito fino all’ ultima sterlina del suo cachet ai promoter D’ Alessandro & Galli a cui aveva affidato l’ organizzazione dello spettacolo di oggi in Piazza Plebiscito e di sabato alle Mura di Lucca. Dito puntato, dunque, sul decreto “Cura Italia”, in cui è previsto che per gli spettacoli cancellati a causa del Coronavirus l’ organizzatore debba emettere un buono di pari importo spendibile per uno o più eventi entro 18 mesi, ma anche contro Assomusica, l’ Associazione italiana di promotori di musica dal vivo. Premesso che di Sir Paul ce n’ è uno ed è difficile pensare che il fan – arrivato a spendere tra i 100 e i 600 euro per un suo biglietto – possa trovare soddisfazione pure in altro, ad aggravare le cose c’ è il fatto che ex «Cura Italia» i concerti su cui riproteggere il proprio investimento devono essere organizzati della stessa agenzia dell’ evento annullato. E passi per piazze come Milano, Roma o Lucca, dove l’ agenzia di McCartney organizza un intero festival, ma quanti concerti all’ anno D&G mettono in calendario a Napoli? «Questa formula di rimborso è una misura straordinaria di cui lo staff di McCartney era perfettamente a conoscenza da prima della cancellazione e che, come è noto, è stata istituita dal governo italiano per far fronte a una crisi senza precedenti che rischiava di dare un colpo fatale all’ industria della musica dal vivo e ai circa 400.000 lavoratori che ne fanno parte e che rischiano di non poter lavorare per un anno» replica la D’ Alessandro & Galli. E su 45.000 biglietti venduti per Paul, 18.000 sono già voucher. Ma è il ministro Franceschini ad assestare il colpo che, nel pomeriggio di ieri, dà partita vinta a McCartney e ai suoi fan: «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma». Il virus è democratico, colpisce tutti alla stessa maniera: Franceschini dev’ essersi però reso conto che all’ estero le cose vanno in maniera molto, molto, diversa rispetto all’ Italia. Pure in Germania esiste il buono, certo, ma se non riesci a spenderlo entro il 31 dicembre 2021 puoi chiedere rimborso. Rimborso in Francia e Spagna. In America i boss del live vanno addirittura oltre, riconoscendoti un credito del 150% della cifra pagata se accetti il voucher al posto del rimborso. Altre latitudini, altra musica. Da notare che la D’ Alessandro e Galli fa parte, con Friends & Partner, Magellano, Live e Vivo Concerti, di un pool di agenzie in mano al colosso tedesco dell’ entertainment Eventim, proprietario pure della potentissima società di booking Ticketone. Sarebbe bastato, quindi, trovare un’ intesa «in famiglia» per offrire agli spettatori frustrati dalle cancellazioni a raffica di Sir Paul e tutti gli altri l’ opportunità di rifarsi attingendo ad un ventaglio di opzioni molto più ampio e allettante dell’ attuale. Ma al momento le cinque società della galassia Eventim non sono state capaci di trovare un accordo neppure su questo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

L’Arena, 11/06/2020 03:05
la polemica. il cantante ha scritto un lungo post su facebook. «chi ha pagato il biglietto ha diritto a essere risarcito»
Doppio concerto annullato McCartney contro l’ Italia
l’ ex beatles avrebbe dovuto esibirsi a napoli. «uno scandalo non ridare i soldi alla gente e rimpiazzarli coi voucher». e franceschini gli dà ragione
ROMA Gioco, partita, incontro. Paul McCartney può dirsi soddisfatto. Nel giorno che lo avrebbe dovuto vedere sul palco in piazza del Plebiscito a Napoli per il primo dei suoi due concerti italiani (il secondo era in programma il 13 giugno al Lucca Summer Festival) – cancellati per il coronavirus e che non è stato possibile riprogrammare -, Sir Paul, in un lungo post pubblicato di prima mattina in italiano sulla sua pagina Facebook, ha puntato il dito contro i voucher, la misura adottata in sostituzione del rimborso in denaro per gli eventi annullati, e contro il governo italiano e Assomusica.E il ministro Franceschini, nel tardo pomeriggio, gli dà ragione. «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo – è la netta posizione presa dell’ ex Beatle – Siamo in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan». Un attacco frontale, che però raggiunge lo scopo. Dopo una giornata sui social di plauso per il baronetto, il ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo arriva a smorzare toni e polemica. «È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma». L’ intervento di Franceschini era stato chiesto anche dalle associazioni dei consumatori che avevano accolto con favore la presa di posizione di McCartney (da Codacons a Unc, passando per Aduc e Federconsumatori). Si era detto d’ accordo sulla restituzione dei soldi anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. E se da una parte il governo prova a mediare, dall’ altro chi non l’ ha presa bene è Assomusica, che rimanda al mittente ogni accusa. «Paul McCartney ha sbagliato obiettivo – dice il presidente Vincenzo Spera, scaricando sul cantante inglese le responsabilità – È lui che ha annullato il tour, sapendo quale fosse la situazione in Italia e quali sarebbero state le conseguenze della decisione di non riprogrammare le date nel nostro Paese in un altro momento. Non accetto lezioni da lui. Se teneva al suo pubblico avrebbe potuto accettare la richiesta di una nuova data, come sta facendo il 99% degli artisti».Assomusica ribatte anche all’ accusa di aver in qualche modo «condizionato» il governo sulla scelta dei voucher. «Falso. È lo Stato a decidere in autonomia le leggi più opportune. E poi la norma non è stata fatta per Assomusica ma per il settore del turismo, per i musei, per gli spettacoli dal vivo in generale. Per evitare il collasso». D’ Alessandro e Galli, la società organizzatrice dei concerti di Paul McCartney in Italia, nonostante dichiari di comprendere «l’ amarezza dell’ artista e il suo dispiacere», allo stesso tempo ritiene «che il governo abbia identificato nel voucher lo strumento che garantisse il corretto bilanciamento tra la legittima delusione del fan che non potrà assistere a un concerto e l’ esigenza di sostenere l’ intera filiera dello spettacolo».

La Nazione (ed. Umbria-Terni), 11/06/2020 02:41
codacons
«Subito i rimborsi»
assistenza legale per i cittadini che hanno dovuto disdire viaggi, alberghi e trasporti
PERUGIA «Nessuno vuole vedere fallire società ed enti coinvolti, ma i consumatori vanno tutelati nei loro diritti e non possono essere chiamati a coprire i costi della crisi di vettori, tour operator, albergatori o agenzie di ticketing». Lo afferma con decisione il Codacons, che sta ricevendo molte chiamate per chiedere supporto dai cittadini dell’ Umbria al servizio di assistenza legale messo a disposizione nelle scorse settimane: le restrizioni e i divieti relativi agli spostamenti delle persone hanno generato inevitabili ricadute anche sui diritti dei consumatori, diritti che ora vanno tutelati anche attraverso l’ assistenza di legali specializzati. «Tantissimi cittadini della regione, infatti, lamentano l’ assenza di informazioni precise sulle modalità per ottenere il rimborso da parte di vettori, tour operator, albergatori o venditori di servizi e in alcuni casi il rifiuto esplicito – da parte di enti, aziende e società coinvolte – di procedere autonomamente ai dovuti rimborsi. Tutte circostanze che si pongono in aperto contrasto con la normativa europea, che nel caso di cancellazione (per circostanze inevitabili e straordinarie) prevede il diritto del consumatore ad ottenere la restituzione delle somme pagate. «I cittadini dell’ Umbria non possono essere abbandonati a sé stessi e hanno diritto alla restituzione di quanto speso: il Governo deve fare al più presto chiarezza sull’ intera questione – afferma ancora in una nota il presidente Carlo Rienzi -.Intanto, garantiamo assistenza legale a chiunque ne avesse bisogno, per aiutarlo a chiedere il dovuto evitando lungaggini o spese ulteriori». Proprio per assistere e informare i consumatori interessati, è attivo per cittadini, liberi professionisti e titolari di piccole aziende un servizio di assistenza legale specializzato da parte del Codacopns, accessibile contattando il numero 89349966 (attivo dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 17).

Il Mattino, 11/06/2020 02:35
«Scandalosi quei voucher rimborsate i miei biglietti»
Dal concerto che non c’ è stato a quello delle polemiche. Ieri, 10 giugno 2020, piazza del Plebiscito non ha ospitato il concerto di Paul McCartney, annullato, come tutto il resto del suo tour, causa Covid-19. Ma proprio ieri, non a caso, l’ ex Beatles, che compirà 78 anni il 18 giugno e pregustava questo giro di show come un ultimo valzer, un lungo addio al fronte del palco, ha polemizzato dalla sua pagina Facebook: «È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto». Macca se l’ è presa con i coupon con i quali il governo italiano ha permesso alla filiera turistico culturale (concerti, teatri anche d’ opera, alberghi, compagnie aeree e marine, treni) di rimborsare i propri «clienti» con un voucher di durata di 18 mesi: «Nelle altre nazioni che avremmo visitato quest’ estate è stato offerto il rimborso completo. L’ organizzatore ed i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan». Il baronetto ha attaccato Assomusica, la confindustria della musica live, avvertita come ispiratrice del provvedimento contestato dal Codacons e dall’ Unc soprattutto nel suo caso (il 13 giugno avrebbe dovuto fare il bis al «Lucca summer festival»): quasi tutti gli appuntamenti più attesi, da Eric Clapton a Vasco Rossi ed Ultimo, sono stati rinviati all’ anno prossimo, con date già annunciate, quello di McCartney no, dando maggior spessore alla polemica di chi chiede indietro i soldi spesi. Mimmo D’ Alessandro, il manager di Somma Vesuviana che con il socio Adolfo Galli aveva fatto il colpaccio di riportare sir Paul in Italia, e a Napoli, è avvilito: «Il 10 giugno 2020 doveva essere un giorno di festa, e di orgoglio per me, che tanto ho lottato per riportare la mia terra nel giro dei concerti che contano. È diventato, per colpa della pandemia, il giorno della festa mancata. Ed ora si aggiunge questa polemica inutile. Rispetto McCartney, capisco che da artista si sia infastidito per le accuse che gli venivano rivolte sui social, ma noi abbiamo seguito le indicazioni del governo, comunicando ogni nostro passo, giorno per giorno, con il suo staff». Macca, insomma, sapeva, e oggi cercherebbe di ricostruirsi una verginità. D’ Alessandro spera di riportarlo a Napoli e a Lucca, come chiedono anche i sindaci delle due città (de Magistris però chiede, intanto, il rimborso immediato): l’ età, il retaggio e il coronavirus gli impediscono mosse affrettate, ma se tornerà in tour recupererà tutte le date cancellate. Ma veniamo alla questione voucher: «Non li abbiamo chiesti noi, li ha proposti il governo, per salvare un settore che dà lavoro a 400.000 persone. Un Dpcm ha trovato la via d’ uscita dei coupon validi 12 mesi per l’ intera filiera della cultura e del turismo: teatri, concerti, stagioni liriche, alberghi, navi, aerei, treni». Altre nazioni, ricorda Macca però, hanno rimborsato, e in Italia il Sistina ha deciso di restituire i soldi. «È vero, e noi rimborseremo chi entro la fine del 2021 non abbia usato il voucher. Faremo un anno a fatturato zero, solo per le tasse del cachet dell’ ex Beatles abbiamo speso 500.000 euro: il cachet ci è stato restituito, ma quel mezzo milione lo scaleremo solo dai prossimi guadagni, nell’ estate dell’ anno prossimo, se tutto andrà bene. E voucher sono stati dati a noi per le 200 stanze d’ albergo prenotate per gli eventi saltati a Napoli e Lucca. Abbiamo 40 dipendenti, stiamo anticipando loro la cassa integrazione, abbiamo lavorato all’ appuntamento di piazza del Plebiscito per due anni, facendo avanti e indietro. E, nonostante tutto, speriamo ancora di avere una nuova data per la festa di McCartney a Napoli». I biglietti costavano cari: «Da 80 a 200 euro, poi c’ erano i pacchetti vip: rimborsati, tranne la parte del ticket. Ma, a proposito di numeri: avevamo venduto per i due show 44.000 biglietti, abbiamo già distribuito 18.000 voucher, di cui 7.500 per il rendez vous partenopeo». Il problema è aggravato dal fatto che D’ Alessandro & Galli non hanno programmato altri eventi in Campania, per cui l’ acquirente di un biglietto di McCartney dovrebbe usare il coupon per vedere un Clapton o un Gilmour, ma aggiungendoci spese di viaggio, alloggio e quant’ altro: «Stiamo lavorando per annunciare delle sorprese ed offrire dei benefit». Intanto, il j’ accusse dell’ ex Beatles spinge il ministro Franceschini a fare un passo indietro rispetto a un provvedimento da lui fortemente voluto: «La ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma». Una proposta è stata già avanzata, primo firmatario il presidente della Commissione per le Politiche Ue, il deputato Sergio Battelli dei Cinquestelle, che prevede la possibilità di chiedere il rimborso tout court, ma anche un fondo speciale a disposizione. L’ emendamento al Dl rilancio sul rimborso per i titoli di accesso agli eventi saltati a causa dell’ emergenza coronavirusdovrebbe essere discusso in parlamento non prima del 15 giugno. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
federico vacalebre

La Stampa (ed. Novara), 11/06/2020 02:29
la multinazionale per le cure dentali low cost
Dentix chiude anche a Novara Ora i pazienti rivogliono i soldi
Dentix, la multinazionale per le cure dentali low cost, non ha riaperto le sedi e i clienti si sono rivolti alle associazioni dei consumatori. La società, che ha la sede centrale in Spagna, ha una filiale anche a Novara in piazza Gramsci: dopo l’ emergenza Covid le saracinesche non si sono più rialzate, e ai telefoni, compreso il numero verde, risponde una voce registrata che si scusa se non può rispondere e chiede comprensione. I pazienti sono però esasperati, anche perché molti hanno anticipato pagamenti per cure che non hanno ancora ricevuto. «Dobbiamo scusarci, nei mesi della pandemia abbiamo garantito i servizi d’ urgenza e i trattamenti indifferibili, ora da metà maggio stiamo per attrezzare i nostri centri con tutti i dispositivi di sicurezza. In questo periodo il nostro call center è stato sempre attivo, abbiamo avuto un picco di chiamate ricevute molto alto che ha generato code di attesa». E’ il messaggio di Angel Lorenzo Muriel, fondatore delle cliniche Dentix, che però viene smentito dai clienti, i quali non sono mai riusciti a contattare la società. In Spagna, oltre tutto, Dentix ha già presentato istanza di pre fallimento e le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra anche a Novara e nel Vco. «Abbiamo già ricevuto in poche ore numerose mail e telefonate – spiega Daniele Testaverde, responsabile Federconsumatori Novara – di persone in cura presso Dentix che ci chiedono cosa sia successo e soprattutto ci raccontano di avere cure odontoiatriche anche importanti in sospeso dopo avere acceso un finanziamento. Dentix ha incassato l’ intera somma relativa alle prestazioni mentre il paziente è rimasto con gli interessi da pagare e le cure in sospeso. Stiamo esaminando azioni di tutela più opportune tramite i nostri legali». Codacons, altra associazione di tutela dei consumatori, definisce la situazione «vergognosa – dichiara il presidente Marco Donzelli – a danno dei consumatori». M. G. – © RIPRODUZIONE RISERVATA La sede novarese di Dentix è in piazza Gramsci a Novara.

Il Foglio, 11/06/2020 01:06
Il conflitto d’ interessi di Iene e Codacons
accusano burioni ma difendevano vannoni. storie di cortocircuiti
Lunedì il virologo Roberto Burioni annunciava di volere entrare in silenzio stampa fino all’ autunno. Nemmeno due giorni e “Le Iene” lo ritirano sul ring, con un servizio di Alessandro Politi che si chiede se il medico abbia un conflitto di interessi. La prima “autorità” intervistata è niente meno che Carlo Rienzi del Codacons. Pietra dello scandalo (montato) sono gli “anticorpi monoclonali” che Burioni proporrebbe come soluzione per il Covid in contrapposizione alla cura al plasma, sperimentata in alcuni ospedali lombardi. L’ attenzione del virologo non è disinteressata, dicono, perché gli anticorpi “li ha progettati e brevettati” e quindi “è probabile che ci guadagni”. Su Facebook Burioni risponde che “produrre anticorpi monoclonali è il mio lavoro dal momento della mia laurea ma nessuno di questi è di mia proprietà”. “Nessuno di questi anticorpi è in commercio (sono tutti in una fase di sviluppo), non lo saranno ancora per 10 anni almeno e nessuno è purtroppo diretto contro Covid-19. Se si dimostreranno utili, né io né Pomona Ricerca” azienda della quale è consulente scientifico “ne trarremo benefici economici. Li trarrà chi li ha brevettati (non io) chi li produce (non io) e chi li vende (non io)”. Davvero surreale è che ad accusare Burioni di un indimostrato conflitto di interessi siano “Iene” e Codacons. “Se un medico va in televisione a dare dei consigli, non dovrebbe avere alcun legame con chi potrebbe guadagnarci”, dicono “Le Iene”. “Devo avere la certezza della trasparenza”, pontifica Rienzi. Eppure, se non ricordiamo male, “Le Iene” sono quelle che appoggiavano il metodo Stamina di Davide Vannoni, uno che, sempre se non ricordiamo male, si faceva pagare per una pratica pericolosa e infondata. Il Codacons è lo stesso che esalta Andrew Wakefield, medico radiato autore della bufala sulla correlazione vaccini-autismo che aveva brevettato un sistema di vaccini alternativi. Ora, che i sostenitori di due che volevano guadagnare dalle più grandi frodi scientifiche della storia accusino Burioni di conflitto d’ interessi per scoperte che in conflitto non sono affatto è una conferma ulteriore del valore di entrambi: l’ accusato e gli accusatori.

Famiglia Cristiana, 11/06/2020 00:16
Fase 3, come ti aumento i prezzi
l’impatto del covid-19 sul nostro portafoglio si fa pesante: non c’è associazione di consumatori che non stia lanciando l’allarme su rincari ingiustificati e, nei casi peggiori, su vere e proprie truffe
I)ualche esempio: in un solo mese, patate +3,7%, burro +1,9%, pane confezionato +1,7%. La classifica dei prodotti più rincarati durante l’emergenza è stata stilata dall’Unione nazionale consumatori, secondo la quale, come era facile immaginare, sono aumentati proprio i prodotti più ricercati per affrontare il lockdown e per le precauzioni igieniche: «A fronte di un’inlazione che ad aprile ha registrato una variazione nulla su base tendenziale e dello 0,1% su base mensile, la farina è rincarata dell’1,5% in un solo mese, le patate, molto ricercate perché si conservano più a lungo, sono in terza posizione con +3,7% (+5,7% su base annua), il pane confezionato, le cui vendite sono aumentate per non uscire tutti i giorni ad acquistare quello fresco, è in quinta posizione con l’1,7% (+3,8% su aprile 2019), detergenti e prodotti per la pulizia della casa in sesta posizione con +1,6% (+3,3% nei dodici mesi), uova in ottava posizione, con +1,3% (+3,1% annuo), latte conservato in nona posizione con +1,2% (+3,8% su anno), disinfettanti in decima posizione, con +1%». In campo c’è anche il Codacons, che in Lombardia invita i cittadini a segnalare – all’e-mail [email protected], oppure al numero 02/29.41.90.96 – eventuali rincari per la riapertura di centri estivi: con la fase 2 molti genitori sono tornati al lavoro e tante famiglie devono risolvere il problema di gestire i figli. Possibili maggiori costi, non sempre giustificati, per il rispetto dei protocolli di sicurezza. Sempre il Codacons ha denunciato la “tassa Covid”: un balzello dai 2 ai 4 euro applicato dagli esercenti e inserito direttamente come sovrapprezzo nello scontrino «per finanziare “i maggiori costi sostenuti dagli esercizi com merciali a causa del Coronavirus”, applicato in particolare da parrucchieri e centri estetici». Sul sito di Confcommercio, però, non se ne discute: l’associazione che riunisce più di 700 mila imprese italiane scrive che «il 23% ha dovuto rinunciare definitivamente all’acquisto di beni durevoli (mobili, elettrodomestici, auto) già programmati e il 48% a qualunque forma di vacanza (weekend, ponti, Pasqua, vacanze estive), e che nel rapporto fiducia -consumi il conto del Covid-19 è salato». Ma non una parola sull’aumento galoppante dei prezzi da parte di alcuni commercianti. Che sia dovuto anche a que sto il crollo della fiducia?
pino pignatta

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