29 Maggio 2020

«Apriremo senza tavolini in più: troppa burocrazia»

la rabbia dei locali che non hanno ancora avuto l’ ampliamento all’ esterno assembramenti, codacons diffida il comune. foresio: «responsabilità»
Serena COSTA «Burocrazia e ritardi del Comune: non possiamo ampliare i dehors. Dateci una mano a ripartire». A lanciare l’ appello è Danilo Stendardo, presidente Fipe-Confcommercio di Lecce e titolare dello storico pub leccese Road 66, che riaprirà i battenti proprio oggi, dopo 82 giorni di lockdown. E come il Road, anche altri locali, ristoranti e trattorie stanno alzando le saracinesche in queste ore, dopo aver effettuato lavori di adeguamento alle norme sul distanziamento sociale, sanificazioni degli ambienti e revisione dell’ impianto di aria condizionata. Ma non potranno fruire della possibilità di occupare una porzione più ampia di suolo pubblico, in modo da poter distanziare i tavolini e mantenere un numero quasi invariato di posti. Come già spiegato ieri dal dirigente Fernando Bonocuore, inoltre, il 90% dei moduli presentati dagli esercenti pubblici è risultato smodato nelle richieste, poiché le planimetrie non hanno tenuto conto dello spazio necessario a far transitare i mezzi di pubblico soccorso. Il risultato è che a parità di suolo pubblico occupato, il numero dei tavoli, e quindi anche dei clienti, scenderà drasticamente, a fronte di una serie di investimenti in dispositivi di sicurezza che finora stanno pesando esclusivamente sulle tasche degli imprenditori. «Le pratiche di ampliamento dell’ occupazione di suolo pubblico, per come ci aveva promesso l’ amministrazione comunale, sarebbero dovute essere veloci e funzionali spiega Danilo Stendardo . L’ ampliamento, infatti, contribuisce sostanziosamente a far quadrare i conti alle attività: l’ abbiamo chiesto a inizio del mese, ma il modulo per presentare la richiesta è arrivato solo il 20 maggio scorso. Occorre ricordare che la ristorazione lavora proprio grazie ai tavoli: nel Salento, un locale su 10 non riaprirà affatto, Casa Maialotti, di cui sono titolare, riparte a settembre, mentre altri aspettano novembre. Ma se all’ emergenza aggiungiamo la burocrazia, non ricominceremo a vivere mai sbotta l’ imprenditore . Inoltre, mi sto attrezzando con costi pazzeschi per installare i pannelli in plexiglas, pagati 200 euro ciascuno, per annullare il distanziamento di alcuni tavoli, ma nel complesso perdo comunque il 30-40% di posti. Ho sanificato gli ambienti e gli impianti di aria condizionata, ho passato le tinte anti Covid sul legno: l’ amministrazione di Lecce non ha proprio un occhio di riguardo per i suoi commercianti e oggi deve cambiare rotta, visto che noi l’ abbiamo cambiata. Tra l’ altro, diversi colleghi mi raccontano che dopo i primi entusiasmi la città è tornata vuota, perché mancano i turisti. Ho paura che non arriveremo all’ autunno, se non avremo fatto un po’ di cassa in estate». Ha riaperto ieri un altro storico locale leccese, il Tennent’ s Grill, e anche qui gli investimenti sono stati sborsati dai soci: «Ci siamo preso tutto il tempo necessario per aprire in sicurezza e con un’ immagine nuova spiega uno dei titolari, Marika Favatano . Abbiamo creato percorsi separati per entrata e uscita, abbiamo distanziato i tavoli e messo il plexiglas alla cassa. Siamo riusciti a superare l’ ostacolo, ma non ce l’ avremmo fatta, se non avessimo trovato un’ azienda disponibile a lavorare anche di sabato e domenica. E l’ abbiamo fatto di tasca nostra, poiché non è arrivata una lira alle aziende: a finanziarci sono stati gli stessi fornitori che credono in noi». Nel frattempo il Codacons Lecce, ha inviato ieri una diffida al Comune di Lecce, richiedendo di istituire l’ obbligo di portare la mascherina anche all’ aperto garantendo adeguati controlli. È necessario anche delimitare le zone notoriamente sovraffollate presidiando gli accessi e contingentando gli ingressi delle persone in modo da limitare fortemente possibili assembramenti. Se non si è in grado di adottare e di far rispettare tali misure, l’ unica soluzione possibile è quella di chiudere le zone o i locali della movida. Una soluzione che non convince Paolo Foresio, assessore alle Attività produttive: «La nostra è stata una città virtuosa. Oggi sono vigenti norme nazionali che hanno ripristinato la libera circolazione e la ripresa delle attività di pub, bar, ristoranti. I titolari di queste attività a Lecce stanno assicurando grande collaborazione, come risulta dai controlli effettuati in questi giorni, anche affrontando spese notevoli.Il Comune, insieme alla Protezione civile, è già attivo per limitare gli assembramenti regolando i flussi pedonali. Ma deve essere chiaro che a guidare i comportamenti di tutti noi deve essere la responsabilità individuale e una nuova cultura della sicurezza igienico-sanitaria che deve affermarsi anche tra i ragazzi». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
serena costa

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