26 Maggio 2020

La tassa «Covid» sulla piega ai capelli scatena la rivolta delle clienti a Molfetta

MOLFETTA. È trascorsa una settimana da quando parrucchieri ed estetisti, dopo mesi di serrata, hanno riaperto i battenti per accogliere la propria clientela. Una clientela, tra l’ altro, che ha atteso con trepidazione la riapertura di centri estetici e coiffeur, ha sperato insieme a loro una ripartenza anticipata, sino però a ricevere una spiacevole sorpresa: l’ au mento dei prezzi, con l’ implementazione della cosiddetta tassa «Covid-19» comparsa su alcuni scontrini fiscali. È accaduto anche a Molfetta, dove alcuni esercizi commerciali appartenenti a questa categoria hanno iniziato già dalla scorsa settimana ad applicare rincari, seppure minimi, ma che non sono andati giù ai clienti e alle clienti in particolare, le vere «ministre delle finanze» delle famiglie. Secondo quanto affermano proprio alcuni titolari dei centri di bellezza, la tassa «Covid-19» si è resa necessaria per il continuo esborso dovuto a sanificazioni quotidiane e dispositivi di sicurezza monouso in alcuni casi forniti anche agli stessi clienti. Costi oggi obbligati. «Abbiamo invocato da sempre la riapertura delle attività – commenta un parrucchiere – ma non immaginavamo di doverci scontrare con costi proibitivi per l’ acquisto di tutti i dispositivi per garantire, giustamente, la sicurezza dei nostri clienti. Per non parlare delle sanificazioni degli ambienti che devono essere fatte più volte al giorno, utilizzando soltanto un tipo di procedura dettata dalle disposizioni. Per tutto questo, già dei miei colleghi hanno ricevuto multe esagerate soltanto perché anziché utilizzare un prodotto ne hanno utilizzato un altro. Ecco spiegata la tassa “Covid 19” – sintetizza – che duole prima di tutto a noi dover applicare». In concreto, si tratta di un surplus da due a quattro euro, con tanto di voce a parte sullo scontrino, già denunciato dal Codacons. Il malcontento giunge proprio dai clienti che non ci stanno a dover pagare un’ ulteriore tassa che si aggiunge alla ristrettezze economiche di questo periodo. «Fare la messa in piega mi è costato di più – attacca una signora – e questo mi dà fastidio perché lo ritengo un altro abuso nei nostri confronti. Capisco le nuove regole, capisco le sanificazioni, i dispositivi di sicurezza, ma per tutto questo gli esercizi commerciali riceveranno un rimborso, noi no. L’ aspetto più antipatico è che il rincaro lo si scopre soltanto al momento del pagamento. Lo ritengo ingiusto – conclude la donna – e per questo cambierò parrucchiere». Sono in molti a pensarla come lei, anche perché non sempre il rincaro è indicato sullo scontrino fiscale e molti titolari a quanto sembra applicano il surplus un po’ a loro piacimento. C’ è chi, tuttavia, ha voluto mantenere una promessa con i propri clienti. «I miei prezzi sono uguali a quelli precedenti l’ emergenza – garantisce un barbiere – in quanto proprio durante le settimane di chiusura mi ero impegnato con i miei clienti a non aumentare le tariffe, nonostante i costi aggiuntivi che noi stessi abbiamo subito. È stato una sorta di patto d’ onore, che intendo mantenere».

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