Fase 2, il giorno di palestre, centri sportivi e piscine. Le nuove regole della riapertura
-
fonte:
- RAI news 24
La Lombardia aspetta fino al 31 maggio Condividi 25 maggio 2020 Riaprono 8114 palestre e centri fitness. Un appuntamento atteso da 18 milioni di italiani dopo l’ interruzione imposta dal coronavirus in ambienti a forte rischio contagio. Le regole della Fase 2 cambieranno in parte il modo di allenarsi. Succederà per esempio negli sport che prevedono attività a stretto contatto con un’ altra persona, pur non essendo sport di gruppo, come la ginnastica ritmica che quindi eliminerà per ora quegli esercizi. Molti limiti anche per il nuoto, non a caso parecchie piscine si prenderanno altri giorni prima di ricominciare al 100% e insicurezza. Di certo le attività sportive resteranno chiuse in Lombardia fino al 31 maggio , in base all’ ordinanza firmata dal presidente della Regione Attilio Fontana che sceglie la prudenza, convinto della priorità sicurezza nella terra più colpita dal virus. Un’ altra eccezione è la Basilicata dove il governatore Vito Bardi ha inizialmente fissato l’ apertura al 3 giugno, ma si stanno valutando i dati per provare ad anticipare la ripresa al 26 maggio. Prendono tempo anche le piscine e palestre comunali di Bologna, chiuse fino a fine mese per definire i protocolli di sicurezza con i gestori. Riapertura anche in Sardegna per le palestre, ma molte piscine hanno deciso di rinviare a giugno o addirittura a settembre. “Al momento sono pochissimi gli impianti che stanno riaprendo, principalmente quelli con vasca all’ aperto”, spiega Danilo Russu, presidente della Federazione Italiana Nuoto Sardegna. “Pochissimi rimandano ai primi di giugno la decisione di riapertura per l’ estate, la maggior parte invece si prepara al riavvio per settembre. Le motivazioni sono legate all’ adeguamento degli impianti al chiuso in base alle nuove linee guida, e ai costi gestionali certi delle piscine a fronte di una frequenza incerta. Senza attività di base, con numeri pre-covid, impossibile sostenere impianti energivori come le piscine”, chiarisce Russu. Per tutti infatti sarà una nuova vita, fatta di obblighi di legge, cautele, tempi che si allungano e clienti che si riducono o si diradano. Il nuovo ‘codice’ sono le linee guida aggiornate e approvate dalla Conferenza delle Regioni e poi attuate nel dettaglio attraverso protocolli ad hoc per garantire l’ allenamento in sicurezza per clienti e istruttori. Dalla prenotazione alla mascherina Sarà necessario ‘prenotare’ corsi e lezioni, in modo da evitare il più possibile gli assembramenti e migliorare la gestione degli spazi. Sia in palestra che in piscina si entrerà con la mascherina. Altro obbligo, disinfettarsi le mani all’ ingresso e uscendo, grazie ai dispenser, spesso preferito ai guanti. E’ prevista, ma non obbligatoria, la misurazione della temperatura con termoscanner per non far entrare chi ha più di 37 gradi e mezzo. In ogni caso, all’ ingresso i clienti dovranno firmare un’ autocertificazione sulle proprie condizioni di salute (se hanno contratto il Covid, se hanno fatto la quarantena ecc) e i gestori delle attività conserveranno i dati per 14 giorni. In palestra saranno richieste scarpe ginniche ‘dedicate’. Step successivo sono gli spogliatoi: si entrerà pochi per volta (ma alcuni potrebbero restare chiusi), si starà a un metro di distanza e i vestiti andranno messi nelle proprie borse, lasciate negli armadietti. Durante gli esercizi i clienti staranno lontani almeno 2 metri fra loro e non avranno l’ obbligo della mascherina. In piscina la superficie a disposizione di ognuno arriverà a 7 metri quadrati, mentre dovrà esserci almeno 1 metro e mezzo fra sdraio e lettini delle persone, se non sono conviventi. In più una differenza: gli istruttori di nuoto dovranno avere la mascherina anche se non a stretto contatto con gli utenti. Su questo molti gestori di piscine non nascondono le riserve, considerando il caldo che c’ è normalmente a bordo vasca e il rischio che non si senta bene la voce dell’ allenatore. Alle piscine sono richieste analisi chimiche, oltre alle batteriologiche e, per tutti vale l’ obbligo di disinfezione degli attrezzi (da quelli in sala pesi ai galleggianti in acqua) a ogni uso o a fine giornata se presi solo da un cliente. Cambierà pure l’ accesso alle docce: consentito a ‘numero chiuso’, oppure ridotto al minimo. La questione rimborsi Il valore complessivo dei rimborsi spettanti agli utenti che hanno sottoscritto abbonamenti in palestre e strutture sportive ammonta in Italia a quasi 1,9 miliardi di euro. Lo afferma il Codacons che, nel giorno della riapertura, ha elaborato i calcoli relativi agli indennizzi spettanti ai cittadini in virtù della chiusura degli impianti a causa dell’ emergenza coronavirus. “L’ attività di palestre, piscine e centri sportivi di tutta Italia è stata sospesa per effetto del Dpcm del Governo firmato dal presidente del Consiglio Conte lo scorso 9 marzo, e potrà riprendere solo a partire da oggi – spiega il Codacons – Questo ha comportato 76 giorni complessivi di chiusura degli impianti, e il diritto degli utenti al rimborso parziale degli abbonamenti. Considerato che 20 milioni di cittadini praticano sport in Italia e sono regolarmente iscritti a palestre, centri fitness, circoli sportivi, corsi specifici, ecc., e che il costo medio di un abbonamento annuale è pari a 450 euro, il valore complessivo dei rimborsi spettanti agli utenti è di circa 1,88 miliardi di euro”, sottolinea l’ associazione dei consumatori. “Lo stesso Decreto Rilancio, all’ articolo 216 comma 4, prevede in capo ai gestori degli impianti sportivi l’ obbligo di r imborsare i propri clienti per la chiusura degli esercizi, anche attraverso voucher di pari valore , utilizzabile entro un anno dalla cessazione delle misure di sospensione dell’ attività sportiva. Proprio per aiutare i cittadini a far valere i propri diritti e ottenere il rimborso previsto dalla legge, il Codacons ha attivato uno specifico servizio di assistenza telefonica, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle ore 17 al numero 89349966”, conclude la nota. Tempo di dieta per il 39% degli italiani Dopo il periodo di lockdown i maggiori consumi alimentari hanno portato per molti a un aumento di peso di quasi 2 chili a testa, dice Coldiretti. Secondo le elaborazioni su dati Crea, il 28% non ha praticato alcun tipo di attività fisica (pilates, yoga, attività aerobica, camminata veloce o running), il 13% ha ridotto la frequenza, il 17% ha fatto sport una o due volte la settimana, il 23% tre o quattro volte la settimana e il 19% cinque o più volte la settimana. Quanto alla tavola al tempo del lockdown, la Coldiretti segnala un aumento di farine e semole ((+150%), pane (+14%), pasta e gnocchi (+7%), impasti base e pizze (+38%), dolci (+13%), primi piatti pronti (+24%) e olio semi per fritture di ogni tipo (+37%). Non è quindi un caso che secondo l’ indagine on line della Coldiretti più di 1 italiano su 3 (39%) si è messo a dieta per prepararsi alla prova costume.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: abbonamenti, palestre, piscine, rimborsi
