23 Maggio 2020

Smascherato l’ hacker che “drenava” i bonifici destinati alle mascherine

Antonella ScalziCatanzaro L’ emergenza sanitaria da un lato, hacker in azione dall’ altra e la truffa è servita. Era la seconda decade del mese di marzo e, quando trovare una mascherina era davvero un’ impresa, sono state ben due le farmacie catanzaresi vittime di una truffa che poteva costar loro decine di migliaia di euro. Tra le vittime pure la società, anch’ essa catanzarese, che avrebbe dovuto fornire le mascherine. In mezzo appunto gli hacker e un cambio di coordinate bancarie che, senza destare sospetti, ha fatto finire i soldi prima a Moncalieri, in provincia di Torino, e poi forse all’ estero. Due mesi di preoccupazioni, denunce e trafile fino a e ieri quando la vicenda si è positivamente chiusa. Sullo sfondo quasi 15mila euro mai accreditati sul conto della società effettivamente fornitrice dei dispositivi. Una truffa in piena regola orchestrata ai danni delle farmacie che in quelle settimane operavano senza sosta e a stretto contatto con il rischio contagio da coronavirus, ma anche ai danni dei tanti catanzaresi alla disperata ricerca di una mascherina. Trovarle era complicato ovunque per le difficoltà produttive di un bene diventato indispensabile e di uso comune all’ improvviso, ma a Catanzaro lo era ancor di più perché, nonostante i soldi investiti, due importanti farmacie non avrebbero mai potuto ricevere le mascherine da una società titolare di un conto mai coinvolto nei bonifici. Il potere dei codici modificati da informatici senza scrupoli in grado di piegare la tecnologia ai loro interessi e due mesi di pandemia vissuti nella paura del contagio e nel terrore di aver perso le tracce di tanti soldi si sono, in sostanza, intrecciati dando luogo a una vicenda degna di un thriller senza bisogno di effetti speciali. E se tra i due litiganti il terzo gode, qui di vittime ce n’ erano ben tre. Su corso Mazzini e a Piano Casa le due farmacie che ora preferiscono godersi la risoluzione del caso restando fuori dal clamore mediatico, in via Lucrezia Della Valle la società che aspettava quel bonifico mai arrivato e il capoluogo di regione imbrigliato in un inghippo che ha reso ancor più complesso l’ approvvigionamento di mascherine. Tremila Ffp2 ordinate, fatturate, ma pagate con due bonifici indirizzati a un misterioso codice Iban che nulla aveva a che fare con la Broker&Co International srl. Prima la conferma della rispondenza tra Iban e beneficiario, poi l’ attesa e alla fine quel cambio della carte in tavola perpetrato dagli hacker in direzione Piemonte. Sì, perché la società che avrebbe dovuto fornire il materiale ha sempre negato di avere a che fare con le coordinate bancarie sulle quali i soldi sono stati effettivamente versati. Pochi giorni di smarrimento, poi l’ interessamento del Codacons e la querela presentata in procura per chiedere giustizia e ottenere la restituzione delle somme che le due farmacie avevano sborsato senza ottenere la merce e anzi subendo un contraccolpo doppio dovuto da un lato alla crisi provocata dalla pandemia e dall’ altro alle truffe orchestrate dagli hacker in azione anche nel bel mezzo dell’ emergenza sanitaria. Alla società fornitricedei dispositivi di protezionei soldi non sono mai arrivati.

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