Associazioni consumatori: “Rincaro dei prezzi anche a Piacenza”. La replica: “Casi isolati”
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fonte:
- Libertà
Nulla sarà più come prima. Nemmeno i prezzi, almeno per ora. In questi primi giorni di fase due dell’ emergenza Coronavirus, infatti, anche a Piacenza molti cittadini hanno notato l’ aumento dei costi in alcuni bar, ristoranti, supermercati e negozi. ‘Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni – rileva la presidente provinciale di Federconsumatori, Angela Cordani – il rincaro è stato riscontrato in parecchie occasioni’. Anche se spesso, va detto, in maniera comprensibile: le attività commerciali hanno dovuto sostenere ingenti spese per l’ adeguamento dei locali , a fronte di un periodo di stop assoluto pari a zero incassi . ‘Fatto sta che – incalza Cordani – Federconsumatori chiede all’ amministrazione comunale di Piacenza di farsi garante di un osservatorio sui prezzi insieme ad associazioni di categoria, sindacati e rappresentanti economici. In questa Fase due l’ obiettivo deve essere quello di valutare l’ andamento, comprendere le legittime necessità degli esercenti e denunciare situazioni insostenibili’. Un esempio? ‘Una piacentina ci ha segnalato che il prezzo esposto su un vestito in un negozio di abbigliamento – dice Cordani – non corrispondeva a quello comunicato alla cassa Ovviamente era più alto’. La sezione piacentina di Codacons, il coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, conferma questo trend: ‘Anche a livello locale, in qualsiasi supermercato – spiega la portavoce Cristina Balteri – c’ è stato un rincaro oggettivo sui prodotti alimentari, dal pesce al pane, dalla frutta alla verdura’. Il banco di prova principale, ovviamente, è sul caffè: in certi bar la tazzina è passata da un euro a 1,20 euro. ‘Ma si tratta di casi singoli e poco frequenti’, minimizza Cristian Lertora , referente provinciale di Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). ‘Di certo – aggiunge – non sono i dieci centesimi in più né a creare un danno al cliente né tantomeno ad arricchire il barista. Il punto è un altro: la ristorazione è ferma, il settore sta crollando. Non incide solo la paura della gente, ma soprattutto la crisi economica che si è abbattuta anche sui consumatori’.
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