Più amaro il caffè al bar, con la riapertura prezzi in aumento anche del 30%. Novità sul costo carburante
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fonte:
- TiscaliNet news
I prezzi sono aumentati. I caffè per esempio hanno già subito ritocchi al rialzo. A Milano, un caffè in centro può costare anche 2 euro a tazzina, mentre a Firenze 1,70, a Roma 1,50. I rincari sono stati giustificati dalle misure igieniche e di distanziamento che costringono gli esercenti a rincarare la dose sulle consumazioni al tavolo. In tanti si giustificano sostenendo che le norme igienico sanitarie hanno imposto costi imprevisti che naturalmente vengono scaricati sulla clientela finale. “Stiamo ricevendo segnalazioni da parte dei consumatori che sono finalmente tornati a prendere il caffè fuori casa, e che denunciano rincari dei listini – ha spiegato il Codacons -. Al momento si tratta di casi isolati, ma che potrebbero anche estendersi a tutta Italia. Rincari e perdite Rincari vengono segnalati anche per i parrucchieri e i ristoranti, con costi alti per tagli, messe in piega, ecc. in alcuni locali. “Speriamo si tratti di situazioni isolate, e che gli esercenti non decidano in massa di ritoccare i listini per rifarsi dei minori guadagni e dei costi di sanificazioni dei locali “, ha detto il presidente Carlo Rienzi. È chiaro che se si alzano i prezzi delle consumazioni, difficilmente la ripartenza avverrà col piede giusto e le difficoltà tenderanno a permanere più a lungo nel tempo. Vero che gli esercenti devono sopportare maggiori spese, ma è altrettanto vero che i consumatori hanno oggi meno soldi in tasca da spendere rispetto a tre mesi fa. Dall’ ultimo studio di Bain & Company emerge che la chiusura di bar e ristoranti nel periodo marzo-metà maggio ha già causato perdite di fatturato per circa 14 miliardi di euro, 1,6 miliardi di euro in minori entrate fiscali e messo a rischio circa 230 mila posti di lavoro. Includendo le misure restrittive sulla riapertura l’ impatto sull’ intero 2020 arriverebbe a oltre 30 miliardi. Punti vendita Lo studio di Bain & Company ha analizzato i dati di 40 mila punti vendita, con interviste a circa 1.000 esercenti in tutta Italia per analizzare non solo il costo già sostenuto ma, soprattutto, per capire le implicazioni che le scelte attualmente in discussione avranno sul futuro di breve e di medio periodo dei circa 320 mila bar e ristoranti già messi a dura prova dal periodo di lockdown. “In questo contesto ci troviamo di fronte alla scelta difficilissima di coniugare la prevenzione e la salute con la sopravvivenza di un pilastro strategico dell’ economia italiana e del Made in Italy” ha spiegato Sergio Iardella, partner di Bain & Company. Scende il prezzo carburante Scende però il prezzo e gasolio. Il calo dei prezzi registrato dal Ministero dello Sviluppo economico è per il Codacons “del tutto insufficiente, e c’ è ampio margine per una ulteriore riduzione dei listini”. “I numeri parlano chiaro e attestano come i prezzi alla pompa non siano scesi abbastanza, con enorme danno per gli automobilisti che sono tornati a spostarsi nella fase 2 – spiega il presidente Carlo Rienzi -. Un monitoraggio realizzato dal Codacons dimostra che da gennaio ad aprile 2020 le quotazioni internazionali del petrolio hanno subito un tracollo del -74%. A fronte di tale andamento fortemente negativo, nello stesso periodo il prezzo della benzina alla pompa ha subito una diminuzione di appena il -11%, mentre per il gasolio la riduzione è del -12,1%”. “Certamente il peso delle tasse, che raggiunge il 70% su ogni litro di carburante, rallenta la discesa dei prezzi alla pompa, ma un tale squilibrio non è giustificabile – prosegue il Codacons -. Il rischio è che i petrolieri nella Fase 2 mantengano elevati i listini al dettaglio, per recuperare i minori consumi di benzina e gasolio scesi del -75% ad aprile”.
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