12 Maggio 2020

Il rientro è un assembramento e in tanti storcono il naso

LORENZO GOTTARDO Un minuto di saluti rivolto a giornalisti e vicini di casa affacciati alle finestre. Giusto il tempo di sporgersi dal balcone, mentre lungo la via qualcuno gridava: «Bentornata a casa!». Così si è conclusa la giornata di ieri per Silvia Romano, la cooperante italiana liberata lo scorso 9 maggio a Mogadiscio dopo aver trascorso 18 mesi come prigioniera del gruppo terrorista jihadista di Al-Shabaab. Una giornata che ha anche segnato il ritorno della 24enne a Milano e, soprattutto, nel quartiere del Casoretto dove la ragazza è cresciuta e dove in molti stavano aspettando di riabbracciarla. A cominciare dal parroco della vicina chiesa, don Enrico Parazzoli, che si dice «felice di poter ricevere una brutta notizia dopo un così brutto periodo», fino al proprietario della macelleria islamica di via Casoretto che festeggia il ritorno di «Aisha». Poi i piccoli mazzi di fiori, le lettere e anche un peluche appoggiato davanti all’ ingresso della palazzina, mentre dall’ altro lato della strada era appeso un grande striscione appeso con su scritto: «Perdona l’ uomo». Questa l’ accoglienza festosa tributata a Silvia Romano dagli abitanti del quartiere. Non da tutti, però, dal momento che qualche voce critica si è alzata. Come una signora di 70 anni che, trovandosi di fronte i numerosi giornalisti in attesa sotto casa della ragazza – circa un centinaio in una situazione di vero e proprio assembramento -, commenta: «Tutta questa folla per una imbecille. E rischiate pure di contagiarvi». Sotto scorta dei carabinieri, Silvia arriva verso le 17 del pomeriggio, accompagnata dalla madre e dalla sorella, ed entra immediatamente nel portone della palazzina limitandosi a rispondere con un «Non posso» alle domande che le vengono rivolte. Poi arriva il momento dei saluti dal balcone prima che la ragazza si chiuda in casa dopo il lungo viaggio cominciato, in tarda mattinata con la partenza da Roma. il mistero del diario Il silenzio scelto da Silvia Romano non è, però, servito a placare le polemiche attorno alla vicenda di cui è stata protagonista. In particolare, aver rivelato la sua conversione all’ Islam, avvenuta nel corso della prigionia, ha portato alcuni a dubitare della reale situazione di pericolo vissuta dalla ragazza. Proprio per questo motivo, infatti, il Codacons ha fatto appello alla Corte dei Conti perché si «faccia luce su una vicenda con troppe zone d’ ombra», aggiungendo anche la richiesta di interrogare in merito tutti gli agenti dei servizi che hanno trattato coi rapitori per accertare la reale minaccia di morte per la 24enne. Il diario su cui Silvia Romano ha descritto i suoi giorni di prigionia in Somalia sarebbe un tassello fondamentale per dissipare questi dubbi: quelle pagine potrebbero conservare informazioni sui movimenti della cooperante, i luoghi di reclusione e la durezza della prigionia, stabilendo così se vi fossero, o meno, i requisiti per il pagamento di un riscatto. Ma l’ oggetto è rimasto nelle mani dei rapitori e, almeno al momento, la rogatoria internazionale inviata dalla procura di Roma per ottenere la collaborazione delle autorità somale nelle indagini non ha ricevuto risposta. Le parole di ieri del procuratore generale della Somalia, Sulayman Maxamed Maxmuud, che si dice «interessato a ottenere il sostegno dell’ Italia» per approfondire la vicenda Romano, potrebbero portare a nuovi sviluppi nel corso di breve tempo. gestione della notizia «Quando si libera dopo 18 mesi di prigionia una ragazza di 24 anni è il momento della festa. Poi, certo, qualche domanda deve avere una risposta», è il commento critico del leader della Lega Matteo Salvini. Un attacco su come è stata gestita la notizia della liberazione della ragazza condiviso anche da Giorgia Meloni di Fratelli d’ Italia: «Dobbiamo essere contenti per una nostra connazionale che rientra a casa, però adesso lo Stato italiano deve dimostrare che sarà implacabile con suoi sequestratori. Non possiamo correre il rischio che, in giro per il mondo, si possa ritenere remunerativo rapire un italiano». La replica del governo attraverso le parole del ministro degli Esteri, Di Maio: «Grazie all’ impegno di donne e uomini dello Stato oggi Silvia è tra le braccia della sua famiglia. E questa è l’ unica cosa che conta. Adesso, per favore, un po’ di rispetto», smentendo poi un possibile scontro tra il suo ministero e il presidente Giuseppe Conte su come gestire l’ annuncio della liberazione. riproduzione riservata.

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