Indagine Rsa, partono gli accertamenti
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fonte:
- l`Adige
raccolta dati in azienda, provincia e strutture su linee guida, organizzazione e dispositivi
flavia pedrini Quali sono le linee guida date dall’ Azienda sanitaria per fare fronte all’ emergenza sanitaria legata al Coronavirus nelle Rsa? Sono state seguite? Come si sono organizzate le strutture? E ancora, i dispositivi di protezione individuale c’ erano e come sono stati utilizzati? Sono queste alcune delle domande alle quali intende dare risposta la procura di Trento che, al termine del vertice di ieri mattina, ha dato incarico ai carabinieri del Nas e a quelli del reparto operativo di Trento, che coordinerà le cinque compagnie sul territorio, di partire con gli accertamenti. Verifiche che, in questa prima fase, saranno declinate attraverso la raccolta di informazioni e dati, dunque con l’ acquisizione della documentazione necessaria presso l’ Azienda sanitaria, la Provincia e le singole case di riposo di tutto il territorio, che sono state drammaticamente investite dall’ epidemia Covid. L’ obiettivo è avere una fotografia di come sia stata gestita questa emergenza sanitaria nelle Rsa e, dunque, capire se ci siano state falle o eventuali mancanze di rilevanza penale. «Verificheremo se sono state osservate le linee guida, il modello organizzativo, le direttive date, le buone pratiche cliniche e assistenziali messe in campo, ma anche se c’ erano i Dpi, i dispositivi di protezione individuale e come siano stati utilizzati», evidenzia il procuratore capo, Sandro Raimondi. Un lavoro di “mappatura” che dovrà mettere in evidenza anche le caratteristiche delle singole strutture – se siano residenziali o anche curative – ed eventuali indicatori che potessero segnalare la presenza di strutture maggiormente a rischio. Un fase conoscitiva che, come detto, verrà svolta attraverso l’ impiego, nell’ acquisizione della documentazione, dei carabinieri del Nas e del reparto operativo, che farà poi da ponte con le singole compagnie. A questa attività, che si concluderà in tempi rapidi, potrà poi affiancarsi quella dei controlli presso le singole strutture, dove peraltro – già a metà marzo – i carabinieri del Nas aveva condotto una prima ricognizione. Ma da allora il quadro è divenuto più complesso. Il Coronavirsu, nelle Rsa trentine, ha provocato oltre 150 vittime e, alle richieste della politica, ma anche di molti famigliari, di fare luce su quanto è successo nelle strutture sanitarie, si sono aggiunti gli esposti. Sul tavolo del procuratore capo Raimondi ci sono quelli presentati dal Codacons: uno in cui si chiede di accertare «eventuali e presunte carenze ed omissioni da parte degli enti locali e delle strutture sanitarie nella cura dei soggetti affetti da Covid 19», un altro più “mirato” che sollecitava indagini su contagi e decessi registrati presso la Rsa Ledro e Apsp Santo Spirito di Pergine e, una terza segnalazione, riguardante possibili illeciti nella vendita di dispositivi di protezione individuale. A questo esposti ne era seguito un altro, presentato al Nas, che chiama invece in causa la gestione dell’ emergenza Covid19 nella struttura di via Pive a Pergine: a presentarlo gli avvocati Fabrizio Miracolo e Roberto Cappa, del Foro di Benevento ma con studio a Viareggio. I due legali, incaricati da un parente di una persona morta in via Pive per Covid, chiedono che si indaghi sul decesso. Segnalazioni che sono confluite – per ora – in un fascicolo modello 45, il registro degli atti che non costituiscono una notizia reato, affidato al pubblico ministero Marco Gallina. Allo stato, dunque, non ci sono persone indagate. E non è escluso che, con il proseguo delle indagini e l’ emergere di eventuali elementi specifici, questo fascicolo possa essere frazionato dopo questa prima fase esplorativa.
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