Rsa, summit in Procura Ora c’ è un secondo filone
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
l’ inchiesta la procura ha esaminato il dossier delle informazioni raccolte finora dai carabinieri del nas di brescia nelle case di riposo bergamasche
È ufficiale: il nuovo fronte su cui indaga la Procura nell’ ambito dell’ inchiesta per epidemia colposa aperta nelle scorse settimane è quello delle Rsa. Dopo il filone su ciò che accadde all’ ospedale di Alzano il 23 febbraio scorso, l’ attenzione della magistratura va ufficialmente a posarsi anche sulle morti registrate all’ interno della stragrande maggioranza delle 65 case di riposo bergamasche. Da giorni i carabinieri del Nas di Brescia stavano compiendo accertamenti di loro iniziativa per tracciare una sorta di mappatura delle Rsa per caratteristiche dei locali e dei servizi, numero di decessi e di contagi, posizionamento dei malati e utilizzo dei dispositivi di protezione da parte del personale. Un dossier che ieri è stato esaminato nel corso del summit avvenuto in Procura, al quale hanno partecipato il procuratore facente funzioni Maria Cristina Rota e i pm del pool creato appositamente: Fabrizio Gaverini, Giancarlo Mancusi e Silvia Marchina. La magistratura ha affidato ai militari la delega per indagare anche su questo filone, che da ieri risulta ufficialmente aperto. Nei giorni scorsi in piazza Dante sono stati depositati diversi esposti anche su questo tema, compreso quello del Codacons che contiene la lista di 9 Rsa bergamasche. C’ è da capire innanzitutto che cosa abbia causato un così elevato numero di decessi, se ci sono state negligenze e responsabilità a livello decisionale e se la curva delle morti ha tratto impulso dalla delibera dell’ 8 marzo con cui la Regione autorizzava a trasferire i pazienti Covid meno gravi dagli ospedali a strutture assistenziali. Per quanto riguarda il filone principale, quello sull’ ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano, stanno proseguendo gli interrogatori del personale e sono in vista quelli dei familiari delle vittime. Qui bisognerà chiarire, tra le altre cose, perché il pronto soccorso sia stato riaperto dopo 4 ore e se la sanificazione dei locali sia stata fatta a regola d’ arte. La Regione, da cui era arrivato l’ ordine, dice di aver deciso la riapertura perché quel giorno si rischiava di avere contagiati in tutti i pronto soccorso lombardi e adottare simili provvedimenti avrebbe comportato il rischio di non poter far fronte alle emergenze su tutto il territorio regionale. L’ Asst di Bergamo Est, da cui dipende il Pesenti Fenaroli, assicura che la sanificazione fu portata a termine secondo protocolli. Ma c’ è un tema su cui gli inquirenti potrebbero insistere: il numero delle polmoniti interstiziali dei pazienti ricoverati da dicembre al 23 febbraio era tale da dover far scattare il campanello d’ allarme? E, se sì, perché questo campanello non scattò? Stesso ragionamento potrebbe riguardare la catena di comunicazioni tra medici di base e Ats, che potrebbe diventare un ulteriore fronte dell’ inchiesta. Esiste l’ obbligo di segnalare, almeno numericamente, i casi all’ Ats? E nel caso, queste cifre sono trattate a mesi di distanza e a puro fine statistico o possono essere utili anche per prevenire o tamponare un’ epidemia?
stefano serpellini
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