20 Aprile 2020

Coronavirus, ridimensionato l’ impatto. L’ analisi sul numero dei decessi

 

Sul Coronavirus e Covid 19, tanto si è scritto e tanto si è detto, ciascuno con le sue tesi. Priorità alla Salute , a discapito della Libertà e del Lavoro o priorità al Lavoro e alla Libertà , con maggiori rischi per la Salute ? Il dibattito è stato ed è tuttora aspro e polarizzato, e molti Paesi hanno applicato ricette diverse. Inoltre, i veri numeri del Coronavirus non esistono . È sbagliato il numeratore dei decessi (sottovalutato per le morti “silenziose” e sopravvalutato in caso di decessi per patologie diverse ma comunque infettati dal Covid 19) ed è sbagliato il denominatore, ovvero gli effettivi contagiati, in quanto esistono persone infettate e non rilevate (non avendo eseguito i tamponi) e persone asintomatiche. Stime affidabili quantificano i contagiati al 15% della popolazione italiana ovvero circa 12 milioni di persone, e circa il 25% in Lombardia , ovvero 2,5 milioni di persone (tendendo, forse, ad una possibile “immunità di gregge”). L’ effetto è una varianza enorme , che oscilla tra chi quantifica l’ impatto al 10% circa dei contagiati e chi allo 0,5 % o 0,2% . Coronavirus, chi era costui ? Poche idee , ma confuse . L’ ISTAT ha da poco pubblicato un report relativo al totale decessi , ovvero un valore che include qualunque causa, senza cercare di identificare, magari erroneamente, le singole fattispecie, riducendo in questo modo l’ errore aritmetico e scientifico . Un premessa è doverosa: si deve rispettare e e stare vicino a chi ha sofferto tragiche perdite dei propri cari e a chi ha lottato in corsia per salvare vite, e qui si vuole solo ed esclusivamente riportare dei dati e poterli capire per poter affrontare meglio e più correttamente il futuro. Il report riporta l’ andamento dei decessi nel periodo 1 gennaio – 4 aprile per gli anni 2015-2020. Per l’ anno 2020 dati anticipatori sulla base del sistema Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) Grafici interattivi a livello comunale I dati riguardano una selezione di 1.689 Comuni operata sulla base di una valutazione della completezza e della tempestività delle informazioni raccolte, nonchè dei criteri statistici (numero decessi superiore a 10 e mediamente maggiori degli altri Comuni – con la conseguente soprvvalutazione degli effetti rispetto ai dati nazionali). Abbiamo rielaborato i dati di 6 Comuni tra quelli disponibili: Milano Bergamo, Brescia in Lombardia, Bologna in Emilia, Settio Torinese in Piemonte, Verona in Veneto. Altri non è è stato possibile in quanto non rilevati (tra i vari, Padova, Treviso, Torino, Roma, Napoli, etc). Fonte: elaborazione su dati ISTAT – report del 16 Aprile 2020 – periodi 1° Gennio – 6 aprile di ogni anno Milano : 4.292 decessi nel 2020 rispetto ad una media di 4.084 nel quinquennio precedente (2015 – 2019), ovvero 208 in più . La fascia 85+ anni ha subito la maggior parte dell’ impatto (226 decessi incrementali) e quella 75-84 è aumentata di 32, mentre sotto i 75 anni i decessi sono diminuiti di 60 unità Bergamo : 983 decessi nel 2020 rispetto ad una media di 410 nel quinquennio precedente, ovvero 574 in più . La fascia 85+ anni ha subito la maggior parte dell’ impatto (296 decessi incrementali) e quella 75-84 è cresciuta di 201, mentre sotto i 75 anni i decessi sono aumentati di 76 unità. Bergamo, più di altri comuni, ha subito un impatto forte a seguito dei contagi nelle RSA ( Codacons ne segnala 9 e l’ OMS parla di “Massacro” RSA ) e negli Ospedali . Brescia : 1.022 decessi nel 2020 rispetto ad una media di 628 nel quinquennio precedente, ovvero 394 in più . La fascia 85+ anni ha subito anche qui la maggior parte dell’ impatto (176 decessi incrementali) e quella 75-84 è cresciuta di 153, mentre sotto i 75 anni i decessi sono aumentati di 65 unità. Settimo Torinese : 152 decessi nel 2020 rispetto ad una media di 146 nel quinquennio precedente, ovvero 6 in più . La fascia 85+ anni ha subito anche qui la maggior parte dell’ impatto (31 decessi incrementali) e quella 75-84 è cresciuta di 3, mentre sotto i 75 anni i decessi sono diminuiti di 28 unità. Bologna : 1.392 decessi nel 2020 rispetto ad una media di 1.382 nel quinquennio precedente, ovvero 10 in più . La fascia 85+ anni ha subito anche qui la maggior parte dell’ impatto (21 decessi incrementali) e quella 75-84 è diminuita di 17, mentre sotto i 75 anni i decessi sono cresciuti di 6 unità. VERONA : 919 decessi nel 2020 rispetto ad una media di 838 nel quinquennio precedente, ovvero 81 in più . La fascia 85+ anni ha subito anche qui la maggior parte dell’ impatto (74 decessi incrementali) e quella 75-84 è cresciuta di 25, mentre sotto i 75 anni i decessi sono diminuiti di 19 unità. Sommando le 6 province, emergono i seguenti numeri TOTALE : 8.760 decessi nel 2020 rispetto ad una media di 7.488 nel quinquennio precedente, ovvero 1.272 in più . La fascia 85+ anni ha subito la maggior parte dell’ impatto (824 decessi incrementali) e quella 75-84 è cresciuta di 398, mentre sotto i 75 anni i decessi sono aumentati di 50 unità. La sintesi che ne emerge sembrerebbe essere la seguente: in generale, l’ impatto del Coronvirus appare forse in generale di dimensioni più contenute rispettto alle effettive percezioni (in termini di freddi numeri, ferma restando la tragedia per molte persone) e più polarizzato l’ impatto è in gran parte focalizzato sulla fascia 85+ (2/3 ca dei decessi) e secondariamente 75 – 84 (arrivando a circa il 96% sommando i due cluster) l ‘impatto è in parte focalizzato / amplificato in punti di ” aggregazione ” e con concentrazione di fasce di età elevate e conseguenti quadri clinici complessi (strutture RSA, Ospedali etc). Bergamo e altre province sembrerebbe abbiano sofferto in modo drammatico in buona parte per questi motivi. Sotto i 75 anni , l’ incremento medio dei decessi del 2020 rispetto alla media dei 5 anni precedenti (2015-2019) è di 50 unità (3% ca del campione) Se i dati e le analisi sono corrette, sull’ anno intero il dato si dovrebbe stabilizzare (con possibile maggior incremento su aprile) e forse in parte riassorbire (nella seconda metà dell’ anno), con possibile calo nel 2021 (a parte il caso di ulteriori eventi straordinari). Fondamentale avere ulteriori dati e più tempestivi, anche da parte dell’ Istat. Forse abbiamo qualche idea più chiara sul “chi è costui”. Gli impatti dell’ epidemia sono stati poi amplificati da una serie di fattori . Cito i primi 5 elementi Ritardo nella gestione dell’ epidemia, prima che divenisse tale. Il tema era noto sin da dicembre 2019 ed è stato recepito in Gazzatta Ufficiale il 31 Gennaio (pubblicato il 1° febbraio). Ma fino a sabato 7 marzo praticamente nessuna azione sostanziale e con il giusto metodo era stata attuata ; Errata identificazione dell’ azione del Covid 19 e relative cure , con focus sulle complicazioni polmonari e respiratorie (in realtà gli effetti) e non su quelle circolatorie e formazioni di trombi (le cause). Qui anche la Cina aveva fornito indicazioni errate; Indicazione ai malati di rimanere a casa , in assenza o inadeguatezza di cure, fino al momento di massimo aggravamento e conseguente picco di complicazioni polmonari bilaterali e intasamento degli ospedali e delle terapie intensive ; Mancata protezione al personale medico e paramedico negli ospedali, dove i contagi hanno probabilmente superato R1; Mancato isolamento delle categorie (anziani, soggetti con quadri clinici complessi) e delle strutture più a rischio (RSA, centri anziani etc) Il risultato è stato un impatto più violento del dovuto e un conseguente tentativo tardivo di riparare la situazione ex post bloccando tutto indistintamente, chiudendo fabbriche, servizi ed esercizi commerciali e obbligando tutti a restare a casa , peraltro a tempo indeterminato (in teoria la quarantena è di 14 / 21 giorni, poi ci si può frequentare, magari rispettando il metro di distanza, ferma restando la necessità di effettuare i test sierologici). Questa tattica indifferenziata e generalista non è la soluzione più appropriata , in quanto da un lato comporta una perdità di focus e efficacia sui segmenti e luoghi a maggior rischio Salute (anziani, malati, strutture di riposo e similari, da tutelare e perimetrare ) e sulle categorie più coinvolte ( in primis i medici e strutture ospedaliere, da mettere in sicurezza con tutti gli strumenti possibili ) e dall’ altro comporta una massificata e coattiva rinuncia alla Libertà e al Lavoro , con impatti devastanti a livello economico e sociale e una seria ipoteca sul nostro futuro, e che nei prossimi mesi dovremo affrontare, purtroppo senza averne la piena capacità e munizioni . Dobbiamo poi tener presente che ci potranno essere nuovi focolai e ondate di ritorno, magari sull’ ultima parte dell’ anno, con la necesssità di capitalizzare rapidamente le esperienze, gli errori e i risultati e mettere a punto il modello più adeguato e complessivamente più efficace, con attenzione massima a riequilibrare il presidio dei valori civili complessivamente in gioco e le specifiche necessità, tutele e caratteristiche delle varie categorie e strutture esistenti . [email protected]

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