Più guariti, il Vallo vede la luce ma è allarme violenze in casa
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fonte:
- Il Mattino
IL FOCUS Pasquale Sorrentino Aumentano i guariti nel Vallo di Diano e il reparto Covid del «Luigi Curto» si sta svuotando. Un’ ottima notizia a oltre un mese dall’ inizio dell’ emergenza Coronavirus. Ieri altri due pazienti hanno lasciato il reparto dell’ ospedale di Polla, sono ora nell’ area «post Covid» e rappresentano un prezioso messaggio di speranza per il territorio. LA SPERANZA Si tratta di una donna, Michela Di Giore (nella foto), diventata un simbolo per il Vallo di Diano e non solo per aver raccontato sui social la sua malattia e perché la sua mano stretta a quella di un’ altra mamma contagiata e ricoverata è diventata una foto icona della lotta al Covid; e di Michele Priante, che aveva deciso di trascorrere la Pasqua in reparto con la mamma anch’ ella positiva al contagio. Due storie simbolo che rappresentano una luce per il Vallo di Diano. Come speranza rappresentano i due anziani dell’ Istituto Juventus, ricoverati al Campolongo hospital di Eboli, che hanno ricevuto il secondo tampone negativo e vanno quindi verso la piena guarigione. Il presidente della casa di riposo di Sala Consilina, Giuseppe Ippolito, ancora contagiato, ha intanto voluto rispondere all’ esposto annunciato dal Codacons al Tribunale di Lagonegro sulla morte di otto anziani della struttura, esposto in cui si chiede di «estendere le indagini e di procedere per il reato di epidemia e omicidio plurimo doloso con dolo eventuale». «Una precisazione a beneficio di chi non conosce il settore e parla per emotività se non per sciacallaggio – scrive Ippolito – come certe organizzazioni che sappiano che dovranno sostenere le loro accuse in Tribunale: le Residenze sanitarie assistenziali non sono presidi sanitari ma prevalentemente presidi assistenziali, con una parte sanitaria residuale tant’ è che non sono previste dalla normativa figure mediche al di fuori del direttore sanitario. Questo anche perché i pazienti restano in carico al loro medico di famiglia per i bisogni di salute». Polemiche, accuse e controaccuse che potrebbero avere quindi uno strascico in Tribunale. Per ora la Procura di Lagonegro non ha chiesto atti all’ istituto salese. Dal punto di vista della situazione di case di riposo e residenze per anziani sono circa 200 gli ospiti presenti nel Vallo di Diano in 15 strutture divise in gruppi appartamenti, case albergo, comunità alloggio e comunità tutelate, alle quali vanno aggiunte tre Rsa. Tutte, tranne queste ultime, sono dirette da privati ma coordinate dal Consorzio Piano sociale di Zona. Il direttore Antonio Florio ha rassicurato i familiari e gli ospiti. «Abbiamo inviato sin da fine febbraio le circolari ministeriali per evidenziare cosa fare per evitare il contagio ed esigere un monitoraggio continuo e un colloquio diretto con chi le dirige». LA PAURA Se resta un po’ di apprensione per i circa duecento anziani, altro fronte di preoccupazione è la violenza domestica. Solo nei primi 15 giorni di aprile, sono già sette le donne del Vallo di Diano costrette a rivolgersi al centro antiviolenza «Aretusa» di Atena Lucana guidato da Katia Pafundi. Chiamate di aiuto di donne vittime delle violenze dei loro mariti o compagni. I dati relativi alla violenza sulle donne nel periodo di quarantena sono allarmanti. A livello nazionale circa il 75% delle donne ha subito violenza durante la quarantena. Episodi che purtroppo spesso accadono davanti ai bambini, seppure, come spiega Katia Pafundi, responsabile del centro Aretusa, le mamme riescono spesso a trovare il modo di evitare che i bimbi assistano alle violenze da loro subite. «Ma si può e si deve denunciare, noi come centro siamo in grado di aiutarvi anche ora che sembra impossibile». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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