20 Aprile 2020

La disperazione delle famiglie «Qualcuno fermi la strage dei nonni nelle case di riposo»

cirio vara la task force per la «fase 2». a capo l’ ex ministro fazio. ne fanno parte di perri, (amedeo di savoia) giustetti (medici) e sciretti (infermieri)
«Qualcuno fermi le morti nelle case di riposo. Abbiamo paura per i nostri genitori. Da settimane non riusciamo a parlare con loro, nemmeno con le videochiamate. Non sappiamo se vengono lavati, cambiati, nutriti. Sappiamo che il personale non riesce a seguire tutti e per questo gli ospiti vengono lasciati a letto. Anche chi è autonomo è costretto a stare a letto. E noi non sappiamo più niente». È un grido di disperazione quello che arriva dai parenti degli anziani ospitati alla casa di riposo di Rivoli. Sono mariti, figli ma anche nipoti degli ospiti della struttura torinese. Da giorni non riescono ad avere contatti con i propri familiari così si ritrovano davanti alla Rsa, per strada, in attesa che qualcuno si affacci alla finestra. «Non si può andare avanti così. I nostri genitori non devono pensare di essere stati abbandonati». Le famiglie hanno già presentato segnalazioni ai carabinieri. Nella residenza sanitaria assistenziale di Bosco della Stella ormai la situazione è al limite: 46 ospiti deceduti su 200. Dei 35 operatori 18 sono risultati positivi, così come 12 anziani, sette già in ospedale. «Ma i risultati dei tamponi non sono arrivati – dice Sabatino Basile, responsabile torinese della Fisascat Cisl -. Ora il personale è in malattia, 5 Oss sono ricoverati in ospedale. Chi lavora è costretto a lunghi ed estenuanti turni, anche di 12 ore. Si stanno ammalando tutti». Un copione uguale a quello di altre Rsa del Piemonte. Da Pianezza al Canavese, dove sono otto case di riposo attenzionate dalla Procura di Torino e Ivrea. E poi a Vercelli e Mondovì dove le inchieste stanno appurando che cosa sia successo nelle strutture cittadine. Anche per questo il Codacons ha chiesto di valutare la formulazione di un capo di imputazione a carico del presidente della Regione Alberto Cirio oltre che per i responsabili di Rsa e Asl di competenza. «In tutti i casi il problema sono i tamponi – continua Basile -. Sono stati effettuati troppo tardi. Mancano anche i presidi di sicurezza. Mascherine, camici, guanti. Non si può mettere a rischio la salute di chi tutti i giorni lavora in corsia». Personale medico che non basta nemmeno negli ospedali. Già nei prossimi giorni il governo invierà dei nuovi medici in supporto delle Asl. Per gli infermieri invece bisognerà aspettare la chiusura del bando di assunzione previsto per oggi. Intanto, mentre i dati dei contagi preoccupano ancora, con 563 nuovi casi ma anche con 185 pazienti guariti, già da oggi la giunta regionale, su proposta dell’ assessore Icardi, approverà una delibera che istituisce una task force di esperti. Avrà il compito di programmare la fase di ripartenza del Piemonte e analizzare le carenze strutturale che l’ emergenza ha messo in luce. A guidarla Ferruccio Fazio, ex ministro della Salute e oggi sindaco di Garessio: ne faranno parte Giovanni Di Perri, responsabile delle Malattie infettive dell’ Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, il presidente dell’ Ordine dei Medici di Torino Guido Giustetto, Pietro Presti, coordinatore straordinario per il coronavirus dell’ Asl di Vercelli e Massimiliano Sciretti, presidente dell’ Ordine delle professioni infermieristiche di Torino. Tra i tanti casi dovranno anche accertare che cosa sia accaduto al pronto soccorso di Ciriè, dove i pazienti affetti da coronavirus non sarebbero stati isolati dagli altri . Undici gli operatori del Dea di Ciriè a casa in quarantena perché contagiati. «L’ azienda non ha provveduto a sostituirli – spiega Claudio Delli Carri del Nursing up -. Il personale è allo stremo». Floriana Rullo.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this