Case di riposo, allarme per i tanti positivi
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fonte:
- La Sentinella del Canavese
primi risultati del monitoraggio della regione, nell’ asl/to4 siamo al 43%. ospite del saudino morta in ospedale
Rita Cola / IVREASono le osservate speciali. Quelle che, in questo momento, rappresentano la maggiore fonte di preoccupazione. Sono le strutture per anziani. In quelle dove si sono registrati casi positivi, il Codacons ha chiesto alla procura di Ivrea di indagare, depositando un esposto. La Regione, invece, ha iniziato il monitoraggio attraverso i tamponi nelle 750 strutture piemontesi per anziani (di cui 366 Rsa) e i primi risultati – seppure considerato che si è si è cominciato dalle situazioni più difficili – non sono incoraggianti. Sui tamponi effettuati alla data dell’ 8 aprile (dati dell’ Unità di crisi) gli ospiti delle Rsa risultati positivi sono il 40%, il personale il 30%. Nel dettaglio: nel Asl/To4, dove i posti nelle strutture sono 3.449 e si contano 1.505 addetti tra assistenza e infermieri, alla data del 14 aprile sono stati effettuati 1.022 tamponi, il 43% è risultato positivo. Il dettaglio, suddiviso tra ospiti e lavoratori delle strutture, è disponibile solo quello dell’ 8 aprile: 442 tamponi eseguiti a quella data, 225 al personale e 217 agli ospiti. Degli ospiti, è risultato essere positivo il 69% mentre i lavoratori positivi sono risultati 88 su 225. La Regione, per voce dell’ Unità di crisi, sottolinea come intenda accelerare sui tamponi nelle Rsa e infatti nell’ ultima settimana sono triplicati, passando dai 4.085 del 7 aprile ai 13.940 del 14.DAL TERRITORIOAnche dal territorio, si leva forte la richiesta dei tamponi nelle strutture. In Ivrea le strutture sono due, la Saudino, dell’ Asl/To4 con gestione esternalizzata a Cm services e Villa Anna Maria, sempre di Cm services. Una paziente del Saudino, ricoverata in ospedale a Ivrea, è morta, positiva al Coronavirus. Al momento non si registrano altri casi, ma nemmeno sono ancora stati eseguiti i tamponi. Massimo Cassinelli, con la sua Cm services di Cascinette gestisce anche strutture a Caluso, Lessolo, Mazzè e Valperga. «Al momento non ci risultano casi positivi tra gli ospiti e tra i nostri dipendenti – dice -. Abbiamo sollecitato anche noi, più volte, i tamponi e siamo in attesa». Aggiunge: «Ce la stiamo mettendo tutta. Cm services ha un ramo d’ azienda che si occupa di pulizie industriali e speciali e abbiamo macchine che disinfettano attraverso un sistema molto efficace di nebulizzazione. Siamo inoltre riusciti ad aprire un canale di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale con mascherine chirurgiche e filtranti per i nostri lavoratori». Detto questo, la percentuale di personale assente alla Saudino è del 20% mentre tre lavoratori su 8 sono a casa a Mazzè. «Riusciamo a mantenere i servizi di assistenza – aggiunge – con quella che potremmo definire una squadra di pronto intervento». Da quando è iniziata l’ emergenza un gruppo in azienda si occupa di reclutare personale e di acquistare mascherine e dispositivi. Al nostro personale, oltre ai 100 euro del Governo, diamo 50 euro in busta paga di marzo e altrettanti in aprile». Si unisce alla richiesta dei tamponi al più presto nelle case di cura anche Luca Cortese, segretario Uil del Canavese: «È importante chiarire tutte le situazioni per tutelare sia gli ospiti che il personale che lavora nelle strutture». Sul Saudino e la struttura di Caluso (sempre dell’ Asl, con gestione in appalto a Cm services) però, osserva: «A quanto ci risulta, c’ è personale assente con la febbre mentre molti lavorano ancora con mascherine lavabili che si devono lavare a casa. È necessario eseguire i tamponi molto rapidamente». —
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