Coronavirus: il contagio frena, ma i morti continuano a salire. I guariti sono più di 600
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fonte:
- Genova Today
i positivi in liguria sono 4.520. le persone in sorveglianza attiva sono 3182, quelle che sono confermate positive e si stanno curando a casa 2383: numeri che spingono la regione a pensare più concretamente a una riapertura
Cresce più lentamente il numero delle persone positive al coronavirus in Liguria, scendono i pazienti ricoverati negli ospedali e in terapia intensiva, ma i morti continuano, purtroppo, a salire. A mercoledì sera erano 4520 i contagi accertati nella regione, 38 in più rispetto al giorno prima indivudati a fronte di altri 1.347 test effettuati, ma a preoccupare sono i decessi, che superano gli 800 (807, per la precizione: esattamente 200 in più rispetto ai guariti totali, altro numero cui si guarda con attenzione per capire l’ andamento della curva e calcolare la tenuta degli ospedali. «Sono 21 in meno di martedì i ricoverati per coronavirus negli ospedali liguri, di cui 120 in terapia intensiva, cioè 13 meno di martedì, al domicilio ci sono 19 persone più di martedì. Purtroppo i deceduti sono 14 – è stato il commento del governatore ligure, Giovanni Toti – Le curve stanno scendendo secondo una tendenza calcolata dai nostri tecnici: i numeri segnalano un lento, ma costante miglioramento di tutti i parametri con cui stiamo monitorando l’ evoluzione del virus, e cioè i casi totali, i ricoverati in ospedale e in terapia intensiva». Il maggior numero di casi positivi si registra, senza molta sorpresa, nella provincia di Genova, dove i contagi accertati sono 2655. Segue Imperia, con 845 casi positivi, poi Savona e La Spezia, rispettivamente con 536 e 484. Le persone in sorveglianza attiva sono 3182, quelle che sono confermate positive e si stanno curando a casa sono 2383. Superano i mille anche le persone che non hanno ormai più sintomi e sono di fatto guariti, ma risultando ancora positivi al test, e dunque contagiosi, devono restare a casa. La task force per la riapertura: «Non possiamo arrivare impreparati» Proprio alla luce dei segnali incoraggianti, Toti sta iniziando a muovere i primi passi verso la cosiddetta “fase 2” e la riapertura graduale, in linea con il resto d’ Italia, in vista del 3 maggio. Dopo l’ ordinanza con cui ha consentito ai balneari di iniziare alcuni lavori di allestimento degli stabilimenti – anche se a oggi ancora non c’ è una data di inizio certa della stagione – il governatore ligure ha annunciato l’ istituzione di un tavolo tecnico con una task force scientifica, la stessa che ha guidato con Alisa lo sforzo di contrasto al virus, allargato a professionisti di altre specialità fornite dall’ Università di Genova, così come Camera di Commercio, Regione Liguria, Iit e alcuni dei collaboratori delle aziende che hanno collaborato con il sindaco di Genova Marco Bucci alla realizzazione del nuovo ponte. «Nelle prossime ore stabiliremo la composizione di quel tavolo – ha detto Toti – che avrà il compito di codificare, mettere insieme ragionare sulle linee guida nazionali ma con un’ applicazione locale, una serie di migliori pratiche da poter applicare via, via ai settori che riapriranno e anche ai comportamenti sociali che ne conseguiranno; è chiaro a tutti che la riapertura del mondo economico comporterà anche la necessità di adeguare il trasporto pubblico locale, abitudini, modalità ovviamente di uscita di casa e quant’ altro». Già nel pomeriggio di mercoledì si è svolta in Regione la video conferenza con le categorie economiche, gli ordini professionali, l’ Università, le Camere di Commercio, le Autorità Portuali per un primo e ampio confronto su tutte le misure necessarie per passare alla fase 2: «Salvo una diversa determinazione del governo centrale, non possiamo permetterci di arrivare non preparati alla fase 2 – ha chiarito il presidente della Regione – chiaro che la riapertura del mondo economico porterà con sé la necessità di adeguare le modalità di uscita da casa nella massima sicurezza possibile». Toti ha citato il modello olandese: accesso per fasce d’ età ai supermercati, prolungamento dell’ orario dei negozi per evitare assembramenti, calcoli sulla base della superficie dei locali. Tutte valutazioni, ha detto il governatore ligure, su cui si inizierà a lavorare concretamente nella prossime settimane. Soddisfatto il sindaco Marco Bucci, che nei giorni precedenti a Pasqua aveva tuonato contro i genovesi e gli eccessivi spostamenti: «Devo dire con moderato piacere che i numeri di martedì, prima giornata lavorativa dopo il weekend pasquale, sono uguali a quelli di martedì scorso nonostante l’ apertura di diverse posizioni lavorative – ha detto Bucci – anche se i numeri di martedì scorso erano superiori di circa il 10% rispetto a quello precedente. Il record per noi resta la settimana di marzo, in cui abbiamo avuto il minor numero di spostamenti dentro Genova, e questo dice parecchio» Il fronte critico delle rsa Le residenze sanitarie protette restano, in questi giorni, il fronte più complesso nella lotta al coronavirus. E mentre i Nas hanno aperto un’ indagine su alcune strutture, e il Codacons chiede che venga fatta chiarezza sulle morti che vi sono state registrate, nel ponente sono entrati in servizio 8 medici della Protezione Civile nazionale in supporto. A oggi, come confermato anche dall’ assessore regionale alla Sanità, Sonia Viale, solo il 60% delle residenze protette liguri è riuscito a contenere la diffusione del virus. Nel restante 40% la situazione è critica, e la conta dei morti continua a salire. «Il presidente Toti ha firmato un’ ordinanza per proseguire nelle azioni già attivate con le residenze sanitarie e che vengono ulteriormente implementate per preservare le Rsa Covid free e circoscrivere i casi complessi – ha detto Viae – Un’ attenzione particolare sarà riservata all’ area metropolitana e al levante. Il tutto attraverso la supervisione del geriatra Ernesto Pallumeri. In questo contesto i test sierologici che la nostra regione ha avviato tra le prime, potranno costituire un ulteriore supporto». Tamponi sul personale sanitario Mercoledì sono stati anche diffusi i primi dati sul risultati dei tamponi effettuati sul personale sanitario: su 3560 tamponi cui si sono sottoposti medici, infermieri e operatori socio-sanitari, il 2,72% sono positivi. «Si tratta di un numero ancora da valutare nel totale – ha concluso Viale – e che si accompagna a una serie di misure che sono state assunte rispetto al personale e alla popolazione». Mascherine, prosegue la consegna via posta. Arrivato un carico per i dipendenti delle partecipate comunali Continuano sul territorio ligure le operazioni di consegna del primo milione di mascherine chirurgiche acquistate in Cina dalla Regione per la distribuzione gratuita ai cittadini. Poste Italiane, con cui la Regione ha stretto un accordo, ha iniziato la distribuzione il Venerdì Santo, e le consegne sono ricominciate dopo la pausa pasquale. In alcuni quartieri le confezioni – in ognuna sono presenti due mascherine – sono già state recapitate in cassetta, in altri ancora si attende, ma la previsione è di terminare le consegne in tutta la Liguria entro la fine di aprile. «Ci rendiamo conto che ci sarà chi vive solo e avrà due mascherine – aveva detto a Genova Today l’ assessore regionale alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone – e nuclei composti da più di due persone che non ne avranno una ciascuno, ma si tratta di un’ iniziativa emergenziale che vuole garantire almeno una mascherina a tutti. Ovviamente è un inizio, e non va considerato risolutivo: se le mascherine diventeranno la prassi, come previsto nella fase 2 per la ripartenza, sarà necessario un piano nazionale per l’ approvvigionamento regolare di mascherine o, in alternativa, bisognerà che le mascherine diventino un bene di largo consumo a prezzi adeguati. Sino ad allora non possiamo prevedere come Regione una specifica ordinanza che obblighi a indossarle, semplicemente perché non a tutti sono ancora garantire, e non a lungo termine. Infatti, chi ha adottato ordinanze di questo genere è stato poi costretto a tornare sui suoi passi consentendo di coprirsi la bocca con un foulard, che non è certo la stessa cosa». Altre settantamila mascherine “chirurgiche” e 5 mila Ffp2 sono inoltre arrivate mercoledì 15 aprile a Genova dalla Cina, un primo carico di materiale sanitario, acquistato dalla protezione civile del Comune di Genova che sarà destinato ai dipendenti comunali che non possono usufruire del telelavoro nello svolgere i loro servizi essenziali. Le chirurgiche e i dispositivi di protezione individuale serviranno anche a coprire le esigenza di aziende come Amt, Aster, Amiu e delle altre partecipate comunali e, in particolare a chi lavora nei trasporti, nella raccolta rifiuti, ma anche gli addetti della polizia locale e nella protezione civile, oltre che ai volontari impegnati in molti servizi, tra i quali la consegna della spesa a domicilio. La distribuzione verrà gestita e coordinata dalla protezione civile del Comune di Genova.
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