Morti nelle Rsa, ora esposti in Procura Istituto Cremonesini: «Noi inascoltati»
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fonte:
- Giornale di Brescia
ai magistrati le denunce dei parenti e del codacons l’ ente di pontevico: «senza risposta le richieste di test»
BRESCIA. Alla Procura della Repubblica di Brescia arrivano i primi esposti che chiedono di indagare sulle morti di ospiti nelle Case di riposo, numeri pesantissimi che hanno accompagnato e che tuttora accompagnano l’ epidemia da Covid-19. Esposti che non avrebbero ancora portato all’ apertura formale di un fascicolo, ma che i magistrati stanno ora valutando. Mettendoli a confronto con i primi riscontri dei sopralluoghi che gli stessi carabinieri dei Nas hanno compiuto a partire dalla scorsa settimana in alcune strutture bresciane. Sopralluoghi dei Nas. Il lavoro della Procura di Brescia – peraltro- conferma una attenzione diffusa che la magistratura inquirente lombarda sta riservando in queste settimane all’ emergenza dei decessi in Rsa e centri diurni. A Milano un’ inchiesta riguarda lo storico Pio Albergo Trivulzio, a Bergamo i Nas hanno effettuato alcuni sequestri di documenti in enti e fondazioni, lo stesso è accaduto a Sondrio dove il procuratore Claudio Gittardi coordina l’ inchiesta con il pm Elvira Anna Antonelli. A Brescia tra chi si rivolge alla Procura non ci sono solo pa renti di singole persone decedute, ma anche il Codacons. Il Comitato utenti e consumatori – in particolare – chiede di «verificare eventuali responsabilità penali in relazione al mancato rispetto delle norme di sicurezza» per quanto accaduto nell’ istituto per disabili psichici di Pontevico, l’ Istituto Cremonesini, «dove nel pieno dell’ emergenza coronavi rus si registrerebbero su oltre 320 pazienti, ben 22 decessi e personale contagiato. Numeri strazianti che pongono in luce una probabile nuova carenza di diligenza che ha portato al disastro». Accusa e replica. Un’ accusa pesante, che però l’ istituto della Bassa Bresciana respinge senza mezzi termini. Ad esempio: «I tamponi per le pazienti – si legge in una nota diffusa ieri pomeriggio a firma del presidente dell’ istituto, don Federico Pellegini – sono mancati perché la Regione Lombardia ha ritenuto di limitarne l’ impiego. Nonostante la circolare regionale del 10 marzo, in due occasioni il 13 e il 24 marzo abbiamo richiesto a mezzo mail l’ effettuazione di tamponi proprio in seguito al primo caso riscontrato (scoperto in virtù di un ricovero ospedaliero), ma non abbiamo ottenuto risposta alla mail». La risposta di Ats è giunta a tutte le strutture sociosanitarie il 26 e ribadiva la scelta regionale di effettuare il tampone solo ai soggetti sintomatici al momento del ricovero. «Solo da pochi giorni – prosegue la nota del Cremonesi ni – la Regione Lombardia ha modificato la normativa consentendo l’ effettuazione di tamponi nasofaringei alle ospiti, cosa che stiamo ovviamente facendo iniziando dalle ospiti sintomatiche». L’ istituto di Pontevico- che oltre alla Rsa comprende una Residenza per persone con disabilità – ricorda che «tutte le strutture sociosanitarie della provincia, della Lombardia (e, da quanto stiamo sentendo, del mondo) hanno presentano casi di contagio da Covid-19». «Possiamo sostenere che il nostro indice di mortalità nel periodo critico è stato del 6% circa a fronte di percentuali molto più elevate nella media delle altre strutture». Perché non è stato attuato un isolamento degli ospiti malati? «Perché l’ elevato numero di casi febbrili uniti all’ impossibilità di individuare coi tamponi i casi positivi – risponde l’ ente- avrebbe portato un’ attività assolutamente disfunzionale con il rischio di isolare pazienti negativi e positivi insieme». // M. L.
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