24 Marzo 2020

«Crisi devastante, non saremo più gli stessi»

primo giorno in corsia per la neo infermiera «entrata in reparto, la paura se n’ è andata»
SEREGNO (gza) Davide Erba, lei è un imprenditore di successo che conosce molto bene il mercato cinese. Come sta vivendo questo momento di emergenza sanitaria? «Parlando con amici e contatti sapevo già quanto fosse stato devastante il virus in Cina e mi sono messo in quarantena due settimane prima che in Italia fossero imposti i blocchi. Ma la capacità di reazione dei due Paesi è completamente diversa. In Cina non c’ era una sola persona in giro senza mascherina e sono state adottate misure veramente solide ed efficaci: dopo tre settimane di chiusura totale si sono visti i risultati, qui da noi l’ epidemia è stata affrontata con grande superficialità. Il contagio è esponenziale e le misure per il contenimento andavano prese prima. E’ emersa anche l’ incapacità di approvvigionamento del nostro Paese, è assurdo che non siano state portate mascherine e respiratori. In Italia l’ emergenza è stata gestita malissimo e i risultati si vedono: i morti da Coronavirus sono più numerosi che in Cina con un trentesimo della popolazione». Dalle sue parole emerge una critica molto severa. «Un disastro, soprattutto della classe politica centrale che ha tolto ogni forma di autonomia alle Regioni. La maggior parte dei politici italiani crede che il mondo finisca nel paese a fianco dove sono stati eletti: non c’ è co noscenza, qualcuno pensava che tanto era successo in Cina… Ma non si rendono conto che ogni giorno milioni di persone si spostano in giro per il mondo, non esistono confini e dogane. Con il metodo Wuhan si sono azzerati i contagi. In Italia, fino a pochi giorni fa, fior di scienziati e medici hanno considerato il virus poco più di un’ influenza. Dà fastidio che gente comunque in vista abbia spinto da una parte anziché dall’ altra. Sono molto preoccupato perché non vedo una riduzione dei casi positivi, sembra che la situazione si stia aggravando ma è ancora sottovalutata da molte persone. O si accetta che vada avanti così per mesi, oppure bisogna cambiare marcia». Quali potranno essere le ripercussioni sul piano economico? «Rispetto alla vita umana il danno economico va messo in secondo piano ma siamo di fronte a un disastro, già adesso si parla della perdita di otto punti percentuali di Pil. Peggio della recessione mondiale del 2008. Una crisi dalla quale usciremo fra qualche anno ma non sa remo più gli stessi. Alcune società hanno perso il 70-80 per cento di capitalizzazione. E’ una crisi devastante per tutti, a parte chi lavora nell’ alimentare e nel settore medicale strettamente connesso all’ epidemia. Temo proprio che la situazione sia destinata a perdurare per mesi, non so come ne usciremo se non troveremo una cura in tempi rapidi. Devastati. E anche se ne verremo fuori prima degli altri Paesi, con chi faremo affari?». Come presidente del Seregno Calcio ha riscosso unanime apprezzamento e gratitudine l’ acquisto di un respiratore da donare all’ ospedale San Gerardo di Monza. «Siamo in attesa che arrivi dalla Cina, dove è stato acquistato, ma come è immaginabile c’ è una congestione del traffico aereo. Non si salvano vite umane con i soldi, è più utile fornire materiale che oggi manca. In questo momento fa piacere che la nostra società sia portata ad esempio: di noi si è occupata anche la stampa nazionale e il Codacons ci ha ringraziato pubblicamente». A proposito di calcio. Nelle ultime settimane si è aperto un dibattito su come proseguire i campionati e con quali modalità. Qual è la sua opinione? «In questo momento credo che non si debba spendere nemmeno un secondo per pensare al calcio. Concentriamoci su un problema ben più grave e importante da affrontare e da risolvere. C’ è chi dice che la situazione si potrà risolvere a luglio o agosto. Mi auguro che il calcio riprenda perché vuol dire che abbiamo risolto questo problema, più come un effetto che una priorità. Qualsiasi soluzione verrà presa per il campionato andrà bene. Ma dopo questa emergenza il calcio, come tutti gli altri aspetti della società, dovrà per forza di cose ridimensionarsi».

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