Crematorio, dopo lo scandal o la giunta straccia il contratto
-
fonte:
- La Stampa
mauro zola biella Tra venti giorni il nuovo amministratore della So.Cre.Bi. dovrà consegnare al Comune le chiavi del tempio crematorio di Biella. La giunta guidata dal sindaco Claudio Corradino ha infatti scelto la linea dura nei confronti dei Ravetti, proprietari dell’ impianto, revocando la concessione dopo gli abusi che hanno portato a fine ottobre 2018 alla chiusura del crematorio e a un processo che vede ancora imputati i fratelli Alessandro (all’ epoca amministratore della So.Cre.Bi.) e Marco Ravetti, mentre altri imputati hanno già patteggiato. Dopo essersi consultati con legati specializzati in project financing, strumento attraverso cui era stato costruito il crematorio, finanziato dai privati ma edificato su un terreno comunale, hanno deciso per la risoluzione del contratto. «Si tratta della questione più delicata affrontata da questa amministrazione fino a ora – spiega il sindaco Corradino – per questo abbiamo voluto prendere tempo, evitare decisioni affrettate e affidarci a pareri legali qualificati. La risoluzione è un atto dovuto nei confronti dei cittadini e per cercare di attenuare l’ impatto negativo che questa vicenda ha avuto sull’ immagine della città». Rientrare in possesso del tempio crematorio prima della scadenza del contratto per «gravi inadempienze» da parte di So.Cre.Bi. esporrà comunque l’ amministrazione a una causa civile, destinata a durare per molti anni, sul cui esito però le previsioni dei legali sembrano essere positive. «Intanto potremo rimettere a bando la struttura» ha precisato Corradino. Il sindaco non si espone sulle possibili tempistiche di riapertura, ma dopo qualche insistenza azzarda un «aprile 2021, se saremo bravi e faremo tutto come si deve». La segnalazione all’ Anac degli abusi della precedente gestione dovrebbe impedire a So.Cre.Bi. di partecipare a quello e a tutti gli altri appalti del genere. Ora la questione passerà nelle mani dei periti: quello del Comune dovrà quantificare i danni di immagine subiti dalla città e il mancato versamento delle quote comunali per ogni cremazione. L’ assessore Davide Zapalà ribadisce i motivi per cui la risoluzione può diventare operativa. «Per la concessione erano richieste competenze e moralità, condizioni che non dovevano mancare neppure per pochi giorni, come invece è avvenuto all’ avvio delle indagini. Per evitare le conseguenze della responsabilità penale non basta poi il cambio di amministratore». Gli avvocati hanno anche rassicurato il Comune rispetto alla richiesta danni più volte paventata da Codacons, a nome di oltre 400 famiglie. Anche se due funzionari sono in procinto di essere rinviati a giudizio per omesso controllo, la città non potrà essere ritenuta responsabile. «Prima di tutto – conclude il sindaco – rinvio a giudizio non vuol dire condanna. Poi i tecnici sono concordi: non abbiamo responsabilità dell’ accaduto e non potranno esserci chiesti risarcimenti». Con la revoca dell’ accordo si chiude naturalmente anche la possibilità per la famiglia Ravetti di vendere le quote della So.Cre.Bi., operazione che pareva essere arrivata in dirittura d’ arrivo. Resta da vedere quali saranno le mosse intraprese dal loro pool di legali a riguardo. In particolare, se verrà trovato un modo per bloccare almeno temporaneamente il nuovo appalto. – © RIPRODUZIONE RISERVATA il caso corrado micheletti Il blitz dei carabinieri al tempio crematorio di Biella, nell’ autunno 2018.
mauro zola
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
-
Tags: biella, So. cre. bi, tempio crematorio
