Orlando firma la nuova ordinanza ma è caccia al colpevole
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fonte:
- Giornale di Sicilia
la comunicazione in piena emergenza per il coronavirus
Solo ieri mattina una firma e in timbro del Comune ridanno all’ acqua che scorre nei rubinetti di casa la patente di potabilità. Il sindaco, Leoluca Orlando, ha infatti firmato la revoca dell’ ordinanza che venerdì aveva gettato nel panico mezza città, scatenando la corsa all’ acquisto di centinaia di confezioni che hanno alleggerito i supermercati visto che secondo le informazioni diffuse l’ acqua era vietata perfino per utilizzare spazzolino e dentifricio. Un cortocircuito burocratico, in cui gli uffici di Comune e Asp sembrano non parlare la stessa lingua: le rispettive analisi dei campioni dan no esiti diversi, ma l’ Asp si impunta e in sostanza impone l’ emissione a Palazzo delle Aquile di un’ ordinanza sulla base delle proprie risultanze (che però erano di qualche giorno prima) e in attesa di ulteriori accertamenti. Nello spazio delle poche ore fra il provvedimento che vietava l’ uso dell’ acqua e i risultati (per fortuna negativi) dei nuovi controlli si è scatenato l’ inferno. Con un’ area che comprende una popolazione di circa 400 mila per sone improvvisamente piombata nel caos, peraltro già alle prese con l’ inquietante paranoia per il rischio di infezione da Coronavirus. Per fortuna, l’ emergenza acqua è stata scongiurata. A costo – comunque – di un colossale danno di immagine. Ed è chiaro come molte cose nella catena di trasmissione delle informazioni non hanno funzionato. Per questo Leoluca Orlando ha disposto che il proprio ufficio di gabinetto curi la raccolta di tutti i do cumenti «che hanno portato ieri alla emissione dell’ ordinanza nonché di tutte le comunicazioni ufficiali emesse dal Comune e dall’ Amap e che segnali eventuali anomalie o irregolarità». E ora, anche sotto la pressione dell’ opinione pubblica e dei mezzi di informazione, si cerca di individuare il responsabile a cui attribuire la responsabilità del caos che, però, fino a questo momento appare abbastanza diffusa. Alessandro Di Martino, presidente dell’ azienda di via Volturno da cui è partita la comunicazione del divieto (vero, comunque) «per usi umani» con una comunicazione stringatissima che è stata l’ avvio di mezza giornata di follia, ha disposto la «sospensione provvisoria delle attività dell’ ufficio stampa dell’ azienda fino a rimodulazione dell’ iter comunicativo da perseguire per il futuro». Una decisione che lascia perplesso il direttivo dell’ Assostampa provinciale (il sindacato dei giornalisti) secondo cui sospendere l’ ufficio «lascia un vuoto inaccettabile per un pubblico servizio di primario valore». Pur riconoscendo, comunque, che «il balletto di informazioni sulla qualità dell’ acqua ripropone la necessità che il Comune e le sue società partecipate dispongano di uffici stampa efficienti». Il primo cittadino, da canto suo, tiene il punto: «Questa vicenda ha confermato che l’ Amap ha operato correttamente per quanto riguarda i controlli (con risultati negativi per inquinamento, ndr) sulla qualità dell’ acqua. Purtroppo però è evidente anche che vi sono stati problemi di comunicazione e collabo razione fra con l’ Asp e con gli uffici comunali dopo. Problemi che hanno portato alla predisposizione di una ordinanza dal contenuto spropositato e che solo poche ore dopo si è rivelata del tutto inutile, ma che nel momento in cui mi è stata sottoposta con tutti i pareri non poteva non essere emessa». E Di Martino conferma: «La nostra struttura tecnica ha operato con correttezza. È però evidente che nella fase di comunicazione vi è stato un eccesso di burocrazia ed una carenza di correttezza e completezza». Il Codacons, a difesa dei consumatori, ha chiesto «i risultati delle analisi perché i cittadini hanno diritto a sentirsi sicuri quando utilizzano l’ acqua». Di «procurato allarme che merita dei provvedimenti immediati» parla Franco Fasola, segretario dell’ Ugl secondo cui «chi ha sbagliato ne risponda in prima persona perché, non si gioca con la pubblica salute». «Siamo di fronte a un pastrocchio, se non a una vicenda che sconfina nel penale – dice Marco Corsaro, commissario di Udicon, unione dei consumatori -. Tutto questo non deve passare come se niente fosse».
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