5 Marzo 2020

Calcio a porte chiuse costerà 200 milioni

 

Calcio a porte chiuse. È questa la strada caldeggiata dal governo per concludere regolarmente i campionati. Una scelta che non piace a tutti: a mugugnare sono soprattutto i club delle serie inferiori che affidano gran parte dei loro introiti proprio ai botteghini. Senza contare ovviamente tutto l’ indotto che gira intorno allo stadio: dai bar che si trovano dentro l’ impianto o nelle immediate vicinanze, ai ristoranti, fino agli ambulanti che, nei piazzali, mettono in vetrina le loro merci: panini, bibite, gadget. Un mondo di piccolo commercio che verrà messo in ginocchio dalla chiusura delle tribune e avrà anche poche possibilità di far sentire la propria voce. Senza contare le immancabili proteste per il fatto che dieci club di serie A non prevedono il rimborso dei biglietti nè degli abbonamenti. Si tratta di Atalanta, Brescia, Genoa, Inter, Juventus, Lecce, Roma, Sampdoria, Spal e Udinese. Sull’ argomento è già intervenuta l’ Antitrust per sanzionare quella che viene considerata una clausola vessatoria. Ora è sceso in campo anche il Codacons che chiede alle società di restituire ai tifosi il prezzo del biglietto o la quota dell’ abbonamento. Per i club sarà un bel problema.

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