29 Gennaio 2020

Tra Nord e Sud il divario si allarga

Si allarga ancora la forbice economica tra il Nord e il Sud dello stivale. Il Pil italiano in volume è aumentato nel 2018 dell’ 1,4% nel Nord-est, dello 0,7% nel Nord-ovest e nel Centro, e dello 0,3% nel Mezzogiorno. In pratica l’ Istat rivela che il Sud corre a un ritmo oltre il doppio più lento al resto del Paese, che ha chiuso il 2018 con un incremento del Pil dello 0,8%. Il Pil pro capite ribadisce il concetto. In cima alla graduatoria c’ è il Nord-ovest con un valore in termini nominali di oltre 36 mila euro, quasi il doppio di quello del Mezzogiorno, circa 19 mila euro annui. E le famiglie residenti nel Nord-ovest dispongono del livello di reddito per abitante più elevato (oltre 22 mila euro), quasi il 60% in più di quelle del Mezzogiorno (14 mila euro). A livello regionale sono le Marche a registrare la crescita del Pil più elevata, con un 3% di aumento nel 2018 rispetto all’ anno precedente. Recupera l’ Abruzzo (+2,2% da +0,6% nel 2017) e mostra una crescita solida la Provincia autonoma di Bolzano (+2%). Tra le regioni del Mezzogiorno, bene Sardegna e Puglia (+1,4%) e Molise (+1,2%). Lazio (-0,2%) e Sicilia (-0,3%) chiudono il 2018 in contrazione, ma le flessioni più rilevanti si riscontrano in Campania (-0,6%) e Calabria (-0,8%). Una sorpresa arriva da quella che è considerata la locomotiva italiana. In Lombardia la crescita economica rallenta sensibilmente: nel 2018 il Pil aumenta dello 0,5%, contro il 2,2% dell’ anno precedente. Un altro problema che colpisce l’ Italia e in particolare il Sud è l’ economia “non osservata”, somma della componente sommersa e di quella illegale. Secondo le stime dell’ Istat, vale in Italia il 13,5% del valore aggiunto totale, con un’ incidenza sul Pil del 12,1%. L’ incidenza dell’ economia non osservata è molto alta nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 19,4% del complesso del valore aggiunto, seguita dal Centro (14,1%). Sensibilmente più contenute, e inferiori alla media nazionale, sono le quote di ‘nerò raggiunte nel Nord-ovest e nel Nord-est, pari rispettivamente a 10,6% e 11,4%. Infine, nel 2018 in Italia la spesa per consumi finali delle famiglie per abitante, valutata a prezzi correnti, è stata di 17,8 mila euro. I valori più elevati di spesa pro capite si registrano nel Nord-ovest (20,6 mila euro) e nel Nord-est (20,4 mila euro), mentre il Mezzogiorno si conferma, invece, l’ area in cui il livello di spesa è più basso (13,7 mila euro). «In Valle d’ Aosta la spesa per consumi finali di ogni singolo abitante risulta essere più che doppia rispetto ai cittadini che risiedono in Campania», fa notare il Codacons, che parla di Italia «spaccata in due». «Questi numeri – ha commentato il presidente di Codacons, Carlo Rienzi – ci dicono che il Mezzogiorno continua ad essere il fanalino di coda d’ Europa, e che le famiglie residenti al Sud versano in una situazione economica disastrata, dove i consumi e la spesa pro-capite sono sensibilmente inferiori e il Pil è lontano anni luce dai livelli del nord Italia». Poco esaltante infine anche il rapporto diffuso ieri dall’ economista ed ex ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del governo Monti, Mario Deaglio per il Centro Einaudi e Ubi Banca: il 2019 è l’ anno del “tilt” del Pil. «A dieci anni dalla grande crisi del 2009» l’ Italia «torna in prossimità di “crescita zero”» ed è «l’ ultima della lista delle economie sviluppate, ordinate per crescita decennale del Pil» ha spiegato l’ economista. Dopo la Grande Recessione, sottolineano gli autori, «la ripresa si è rivelata anemica, sia pure con varie gradazioni, in tutti i Paesi avanzati, nessuno dei quali è ritornato alla “velocità di crociera” precedente» e la ragione «deve essere cercata nei complessi cambiamenti strutturali, tecnologici, demografici e sociali delle economie sviluppate».

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