7 Gennaio 2020

Aumentano reddito e potere d’acquisto. Codacons: un’illusione

Nel terzo trimestre 2019 l’ indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è stato pari all’ 1,8%, invariato rispetto allo stesso trimestre del 2018. Secondo quanto ha reso noto stamani l’ Istat, il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo con un’ incidenza sul pil dell’ 1,6% (era 1,9% nel terzo trimestre del 2018). Il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche è stato anch’ esso positivo con un’ incidenza sul pil dell’ 1,1% (1,2% nel terzo trimestre del 2018). “L’ incidenza del deficit del conto delle amministrazioni pubbliche sul pil”, ha commentato l’ Istat, “è rimasta invariata rispetto al terzo trimestre del 2018 (1,8%), in quanto la riduzione dell’ avanzo primario è stata quasi completamente bilanciata dalla contrazione della spesa per interessi”. Inoltre, nel terzo trimestre, lo Stato ha speso 887 milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2018 per la spesa per gli interessi passivi sul debito. Più nel dettaglio, la spesa per gli interessi è scesa a 15,199 miliardi di euro dai 16,086 miliardi di un anno prima, con un risparmio, appunto, di 887 milioni di euro. Nello stesso periodo la pressione fiscale è scesa leggermente, è stata pari al 40,3%, in riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Le uscite totali nel terzo trimestre sono aumentate dell’ 1,5% rispetto al corrispondente periodo del 2018 e la loro incidenza sul pil, pari al 46,3%, in termini tendenziali è rimasta invariata. Mentre nei primi tre trimestri del 2019 la relativa incidenza è stata pari al 47,1%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2018. Le uscite correnti hanno registrato un aumento tendenziale dell’ 1,7% anche per effetto della forte crescita delle prestazioni sociali in denaro (+3,8%). Viceversa, le uscite in conto capitale sono diminuite del 2,1%. Quanto alle entrate totali nel terzo trimestre sono aumentate in termini tendenziali dell’ 1,3% e la loro incidenza sul pil è stata del 44,4%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2018. Nei primi tre trimestri dell’ anno, l’ incidenza delle entrate totali sul pil è stata del 43,9%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2018. Mentre le entrate correnti hanno segnato, in termini tendenziali, un aumento dell’ 1,3%, a fronte di una riduzione delle entrate in conto capitale dell’ 11,6%. Al contempo nel periodo il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,4%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è diminuita di 0,1 punti percentuali scendendo all’ 8,9%. A fronte di una variazione nulla del deflatore implicito dei consumi, anche il potere d’ acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,3%. “Il reddito disponibile delle famiglie”, ha sottolineato l’ Istat, “ha segnato un ulteriore incremento dopo quelli registrati nel primi due trimestri dell’ anno. L’ aumento si è trasferito interamente in crescita del potere d’ acquisto grazie alla dinamica nulla dell’ inflazione. La risalita del reddito disponibile si è tradotta in maggiori consumi con una marginale riduzione della propensione al risparmio”. La quota di profitto delle società non finanziarie, nel terzo trimestre, è stata pari al 40,7%, invariata rispetto al trimestre precedente, a fronte di una crescita dello 0,5% sia del risultato lordo di gestione sia del valore aggiunto, invece il tasso di investimento delle società non finanziarie è stato pari al 21,4%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi dello +0,6% e del su citato aumento dello 0,5% del valore aggiunto. Tuttavia per il Codacons questi ultimi dati sulla situazione economica delle famiglie che vedono nel terzo trimestre del 2019 una crescita del potere d’ acquisto delle famiglie e del reddito disponibile del +0,3% rispetto al periodo precedente rappresentano “solo un’ illusione ottica e non corrispondono in alcun modo ad un reale arricchimento delle famiglie”. “Reddito e potere d’ acquisto degli italiani crescono solo sulla carta e solo grazie ai prezzi al dettaglio bloccati, con l’ inflazione che da mesi appare ferma”, ha spiegato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. “I consumi, invece, crescono appena del +0,4% rispetto al trimestre precedente, un dato decisamente deludente. La situazione del potere d’ acquisto delle famiglie potrebbe però subire modifiche nei prossimi mesi, a causa del caro-benzina che rischia di determinare un’ ondata di rincari dei prezzi al dettaglio in tutti i settori”. In effetti a dicembre 2019 l’ indice nazionale dei prezzi al consumo per l’ intera collettivitá, al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento solo dello 0,2% su base mensile e dello 0,5% su base annua (da +0,2% del mese precedente). La leggera ripresa dell’ inflazione osservata a dicembre, ha spiegato l’ Istat, è imputabile principalmente all’ accelerazione dei prezzi dei carburanti, una componente molto volatile del paniere, che hanno registrato un’ inversione di tendenza rispetto agli ultimi mesi. L’ inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici hanno evidenziato lo scorso mese lo stesso dato di novembre, rispettivamente +0,7% e +0,8%. Quanto ai prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono aumentati dello 0,8% su base annua (da +0,5%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’ acquisto dell’ 1,1% (da +0,4% del mese precedente), registrando in entrambi i casi una crescita più sostenuta di quella riferita all’ intero paniere. E se l’ indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è cresciuto dello 0,2% su base mensile e dello 0,5% su base annua dal +0,2% di novembre, in media, nel 2019, i prezzi al consumo hanno registrato una crescita dello 0,6%, dimezzando quella del 2018 (+1,2%). La crescita in media d’ anno dei prezzi al consumo del paniere nel suo complesso, così come quella della componente di fondo hanno, dunque, confermato la debolezza dell’ inflazione che ha caratterizzato l’ intero 2019. In questo quadro, i prezzi dei beni sono aumentati dello 0,4%, mentre quelli dei servizi dell’ 1%. “La strada per recuperare il gap con il passato è ancora molto lunga”, ha proseguito Rienzi. “Basti pensare che tra il 2008 e il 2018 la capacità di spesa dei consumatori ha subito una drastica riduzione, accentuata nel periodo della crisi economica, e il saldo a oggi risulta ancora negativo, con una perdita complessiva del potere d’ acquisto delle famiglie del -6,6% in 10 anni”. Anche per l’ Unione Nazionale Consumatori l’ aumento del potere d’ acquisto delle famiglie dipende dall’ inflazione bassa. Detto questo, “anche se la salvaguardia del potere d’ acquisto dipende dal raffreddamento dei prezzi, si tratta di un’ ottima notizia, che si accompagna a quella positiva di un rialzo del reddito disponibile delle famiglie che, su base annua, passa dal +1,3% del primo trimestre, al +1,4% del secondo, al +1,7% del terzo”, ha sottolineato Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. Purtroppo, ha rilevato, “per quanto riguarda invece la spesa delle famiglie per i consumi finali, siamo ancora al palo, fermi al +1,1% su base annua già registrato nel primo trimestre e nel secondo trimestre, in calo rispetto al 2018, quando ad esempio nel terzo trimestre il rialzo era stato dell’ 1,8%”, ha concluso Dona. (riproduzione riservata)

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