Crisi della Popolare di Bari, la ‘nuova’ banca del Sud non convince: “Utopia”
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fonte:
- Today.it
“L’ ultima crisi bancaria annunciata si è compiuta”. È Giuliano Xausa del sindacato Fabi a delineare il quadro tutt’ altro che inaspettato del commissariamento della Banca Popolare di Bari . Gli allarmi erano stati lanciati da mesi e la situazione patrimoniale dell’ istituto di credito pugliese aveva già richiamato la vigilanza di Banca d’ Italia dal 2010. Ora si apre uno scenario tutt’ altro che cristallino. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno in un decreto che punta alla creazione di una banca pubblica di investimenti che consenta anche il rilancio della Popolare di Bari. Per raggiungere quest’ ultimo obiettivo, i termini del piano industriale per il rilancio dovranno essere definiti nei prossimi giorni dai commissari della banca, Mediocredito e il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Banca del Sud? Per Fabi è “pura utopia” Uno scenario che tuttavia non convince. Today.it ha raggiunto il sindacalista della Fabi Giuliano Xausa durante il tavolo con l’ Abi per il rinnovo del contratto nazionale del settore. “Parlare di crisi della popolare di Bari vuol dire parlare di una crisi annunciata. L’ ultima in ordine di tempo tra le situazione che avevano destato timore nel settore creditizio. Tuttavia parlare di una banca di investimento, o meglio di una banca per il Sud mi appare un errore grossolano, se non una pura utopia. È un tentativo che è già stato fatto e che non è andato in porto. Inoltre chiariamo, quando si parla di banca di investimenti non si capisce più quali siano queste diversità con quanto già è presente nel settore”. Quale scenario ci si presenta innanzi? “Ai commissari che ora sideono al timone della banca l’ augurio di trovare presto un partner industriale o consegnare l’ istituto di credito a degli acquirenti. Noi come sindacato saremo pronti a dare una mano ma ora è troppo presto per parlare anche perché stiamo aspettando un piano industriale che la precedente amministrazione a via via rimandato. È chiaro che temiamo esuberi tra i dipendenti della banca e già si parla di prepensionamenti. Escluso il fallimento… “La Popolare di Bari è troppo grande per fallire, avrebbe un effetto domino sul sistema, innescando un vero e proprio contagio tra gli istituti di credito”. Banca Popolare di Bari, che cosa succede Che la liquidazione della Popolare di Bari possa “innescare un effetto contagio” è un timore condiviso da Banca d’ Italia che in un documento spiega come il fallimento conclamato avrebbe ripercussioni sia sulle famiglie e sulle imprese che hanno investito nella banca, ma anche per i 2700 dipendenti che si troverebbero senza un posto di lavoro. “La liquidazione potrebbe incrinare la fiducia dei depositanti di altre piccole banche locali”, ma anche “implicherebbe il blocco dell’ operatività con forte pregiudizio della continuità di finanziamento di famiglie e imprese; gli impatti sul territorio sarebbero considerevoli, anche alla luce della cospicua quota degli impieghi erogati dalla Popolare di Bari nelle regioni di insediamento (pari al 10%). Anche gli impatti occupazionali (circa 2.700 dipendenti) sarebbero rilevanti e difficilmente assorbibili dalla debole economia locale”. Con la liquidazione sarebbe azzerato il valore delle azioni e sarebbero colpiti i depositi eccedenti i 100.000 euro non solo dei grandi investitori ma anche di famiglie e piccole imprese. L’ opzione paventata da Bankitalia l’ individuazione di una banca interessata ad acquisire il compendio aziendale, ma dovrebbe scontrarsi con le difficili condizioni economiche dell’ area in cui la banca popolare è insediata, oltre le passività dell’ istituto. Popolare Bari: per Bankitalia aiuto di Stato indispensabile In poche parole non c’ è soluzione senza passare da “un consistente aiuto di Stato a fondo perduto”. Per l’ istituto di via Nazionale la soluzione sarebbe ricorrere allo “schema della liquidazione delle banche venete”. Ancora soldi pubblici quindi. Il Codacons stima che i crac bancari e finanziari degli ultimi anni, tra fallimenti e liquidazioni che si sono succeduti nel nostro paese e all’ estero, abbiano coinvolto oltre 1,3 milioni di risparmiatori italiani. Sarebbero finiti in fumo più di 45,4 miliardi di euro investiti in azioni, obbligazioni e titoli vari. Si parte con i casi Bipop-Carire, Argentina e Cirio che tra il 2001 e il 2002 hanno coinvolto complessivamente più di 500mila risparmiatori italiani, passando per gli scandali Parmalat (2003, 110mila investitori) e Lehman Brothers (2008, 100mila investitori), fino ad arrivare ai più recenti Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza (2016, oltre 206mila investitori coinvolti). Banca Popolare di Bari ha bruciato fino ad oggi 1,5 miliardi di euro di risparmio dei 70mila soci che si trovano ora in mano azioni di una banca commissariata e dal dubbio destino. Quasi cartastraccia. Altri 213 sono i milioni di euro investiti dai piccoli risparmiatori in obbligazioni della banca. Intanto il 18 dicembre scenderanno in piazza gli azionisti della banca Popolare di Bari insieme al movimento vittime del salvabanche . “Restituiteci i nostri risparmi” è lo slogan della manifestazione che si svolgerà a Bari. Già oggi in piazza la Cgil di Bari che ha chiesto la tutela per le 3.000 famiglie dei dipendenti del gruppo. Popolare di Bari, l’ audio dei vertici: “Conti truccati” Intanto fa molto rumore una registrazione pubblicata in esclusiva da Fanpage.it delle parole dell’ ex amministratore delegato della banca popolare di Bari De Bustis, che in un incontro con i manager dell’ istitutto – tre giorni prima dell’ arrivo dei commissari di Bankitalia- spiegava: “Irresponsabile quanto successo negli ultimi 3-4 anni”. Nell’ audio si accusa la mancanza di controlli: “Truccavate persino i conti economici delle filiali” Non è certo una novità: De Bustis (alla Bpb da fine 2018), già in un’ intervista al Corsera aveva messo in evidenza la cattiva gestione della banca.
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