17 Dicembre 2019

Pop Bari, sollievo per i correntisti Allarme Bankitalia

dopo il decreto non c’ è stata la temuta fuga dei risparmiatori ma preoccupa un rapporto sulla tenuta economica del sud
Vincenzo DAMIANI Il giorno dopo il decreto del governo Conte, nelle filiali della Banca Popolare di Bari non c’ è stata la temuta corsa a chiudere i conto correnti. I prelievi sono rimasti in linea con la media giornaliera, nessuna particolare fila agli sportelli. L’ intervento statale sembra aver rasserenato i correntisti, un po’ meno i soci, obbligazionisti e quasi 3mila dipendenti. Ma un rapporto di Bankitalia fa temere per la tenuta del tessuto economico e produttivo della Puglia e di mezzo Sud. Le associazioni dei consumatori, fatta eccezione per Codacons, però appaiono più ottimiste: L’ amministrazione straordinaria – afferma l’ avvocato Emilio Graziuso, responsabile del coordinamento Confconsumatori-Dalla Parte del Consumatore – è una procedura attraverso la quale la Banca d’ Italia dispone lo scioglimento e la sostituzione degli organi di amministrazione e controllo della banca. Inoltre, è stato adottato dal governo un provvedimento con il quale si è cercato di mettere in sicurezza l’ istituto con un finanziamento di 900 milioni di euro. Il decreto varato dal governo, unito al commissariamento di venerdì, significa che la banca è diventata assolutamente solida perché la proprietà è dello Stato che, ovviamente, non può fallire, ed inoltre che vi è totale discontinuità con la precedente gestione, sostengono Adiconsum, Adusbef, Assoconsum, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Unione Nazionale Consumatori, che rappresentano più di 2mila tra azionisti e obbligazionisti della Popolare Barese. Una delegazione di azionisti e obbligazionisti che fa capo all’ associazione Avvocati dei consumatori è stata ricevuta ieri mattina da un funzionario della sede centrale dell’ istituto di credito in Corso Cavour a Bari, il quale ha assicurato – spiega l’ avvocato Domenico Romito – che si farà portavoce della nostra richiesta di incontro con i commissari. L’ associazione raccoglie circa mille tra piccoli azionisti e obbligazioni della BpB. All’ indomani del decreto varato dal Governo, Romito parla di «decisione auspicata». «Il commissariamento senza la ricapitalizzazione – spiega – era un provvedimento monco. L’ intervento del governo va quindi nella giusta direzione ma adesso sia convertito in legge e si metta subito in agenda il tema, che per noi è centrale, degli indennizzi. Se le associazioni sono più serene, non si può dire lo stesso di Bankitalia: lo scenario che emerge da una relazione pubblicata ieri mattina è preoccupante. Bpb vanta 600mila clienti in tutta Italia ma prevalentemente concentrati al Sud, 70mila soci e ben 100mila aziende, a queste ultime fa riferimento il 60% degli impieghi, circa 6 miliardi di euro. La banca commissariata possiede quote significative di mercato, sia nella raccolta che negli impieghi, in Puglia, Basilicata e Abruzzo: Bankitalia stima una percentuale attorno al 10%. Nell’ ipotesi scrive Banca d’ Italia – in cui si dovesse pervenire a uno scenario liquidatorio con rimborso dei depositanti (senza cessione di attività e passività ad un altro intermediario), le ricadute del dissesto sarebbero assai rilevanti, sia sul tessuto economico sia sul risparmio locale. La liquidazione implicherebbe innanzi tutto l’ azzeramento del valore delle azioni che esacerberebbe il contenzioso legale con i soci, già elevato a motivo delle modalità di collocamento degli aumenti di capitale 2014-15 (550 milioni, quasi integralmente sottoscritti da clientela al dettaglio), ritenute dalla Consob non coerenti con la normativa sui servizi di investimento e da essa sanzionate. Subirebbero la stessa sorte anche i prestiti subordinati (290 milioni, di cui 220 milioni collocati a clientela al dettaglio). Sulla base di prime stime, verrebbero inoltre colpiti integralmente i creditori chirografari e i depositi eccedenti i 100.000 euro non riconducibili a famiglie e piccole imprese, con il rischio che siano colpiti, in quota parte, anche quelli superiori a 100.000 euro facenti capo a tali ultimi soggetti. Non dormono sonni tranquilli nemmeno i 2.700 dipendenti che, ieri, tramite i sindacati, hanno chiesto un incontro pronto e tempestivo ai commissari. Oggi ci sarà a Bari anche un sit-in di protesta. Intanto il Siti, Sindacato Italiano per la Tutela dell’ Investimento e del risparmio di Milano, ricorda la propria petizione finalizzata ad impegnare il governo a riconoscere anche agli azionisti ed obbligazionisti Banca Popolare di Bari i rimedi garantiti alle altre banche oggetto di risoluzione mediante accesso ai fondi, autorigeneranti, dei conti dormienti, altrimenti noti come Fir, Fondo di Indennizzo Risparmiatori. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
vincenzo damiani

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