4 Dicembre 2019

Molto meglio influencer

Già la canea da sanculotti che s’ era scatenata contro quella influencer, non ricordo il nome, che perculata dalle Iene aveva strillato “per 80 mila euro non mi alzo nemmeno dal letto”, mi aveva messo sull’ avviso: perbacco, ha ragione a strafottere, dopotutto è il suo lavoro. Qualcuno si indignerebbe se una star dichiarasse: per meno di tot milioni di dollari il film non lo faccio? Pure Matteo Renzi, del resto, pare che per meno di centomila euro non si lavasse le orecchie la mattina. E per meno di un Pallone d’ oro CR7 col piffero che è andato a Parigi. Ma ai moralizzatori e sedicenti poveri (chi è povero davvero di solito non perde tempo sugli smartphone) che una influencer guadagni tanto, anche se nessuno saprebbe ben dire che cosa fa, pare intollerabile. C’ è chi dice che sia un tipico fenomeno di invidia sociale, e forse è così se parliamo di ragazzin* bercianti che vorrebbero influenzare anche loro, invece je tocca la scuola. Ma la verità è che si tratta di pura incomprensione delle dinamiche economiche. Chiara Ferragni, ad esempio, si sa benissimo che lavoro fa ed è titolare persino di svariate aziende: detto in soldoni, fa una specie di pubblicità 4.0. Rende visibili, attraverso se stessa dei prodotti. L’ importante è che paghi le tasse e la pubblicità non sia ingannevole. Per il resto, business as usual. E invece, quella associazione di wannabe censori morali travestiti da difensori dei consumatori, insomma il Codacons, si è scagliata contro l’ ipotesi che Chiara Ferragni vada a Sanremo: è diseducativa, hanno detto, col lavoro che fa. Basta e avanza per stare con le influencer. Il Codacons, invece, sta ancora a Carosello: tutti a nanna, che la pubblicità è consumista.
contro mastro ciliegia – di maurizio crippa

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