Nuova ipotesi del governo: Invitalia al fianco di Arcelor
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- Quotidiano di Puglia
conte per ora soddisfatto della trattativa: «abbiamo evitato un disastro economico» con il rinvio dell’ udienza del 27 novembre si guadagnerà tempo per giungere a un’ intesa
Massimiliano IAIA «Abbiamo evitato un disastro economico». La battaglia non è ancora definitivamente vinta, ma nel commentare una delle settimane più difficili per il futuro del siderurgico tarantino, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non ha usato mezzi termini. E a conferma dell’ incisivo intervento dell’ esecutivo, spunta ora una nuova ipotesi, ossia affiancare Invitalia ad Arcelor Mittal. «Ho rispedito al mittente la loro richiesta di taglio», ha detto Conte riferendosi alla proprietà franco-indiana. «Il signor Mittal mi ha dichiarato di essere disponibile a tornare sui suoi passi e a investire nello stabilimento. Mi ha detto che è rimasto molto colpito dalla mia visita a Taranto. Gli ho detto che sono pronto a credergli ma a patto di realizzare tre obiettivi: rafforzare il piano di risanamento ambientale, indirizzare lo stabilimento verso la transizione energetica introducendo le più sofisticate tecnologie pulite, assicurare il più elevato livello di occupazione possibile». E alla domanda sulla necessità di un intervento pubblico, il premier ha affermato: «Non lo escludo. Ma non in sostituzione. Se ci sarà, sarà una presenza di sostegno e, direi, di controllo». Prende sempre più corpo, infatti, un ruolo di Invitalia, con l’ entrata diretta nell’ azionariato della Am Investco. A differenza di Cassa depositi e prestiti, Invitalia infatti non ha vincoli statutari che le impediscono di entrare nel capitale di società in difficoltà. Nulla è stato ancora deciso, ma sicuramente il tempo che il premier Conte ha strappato all’ incontro di venerdì sera con i Mittal non è una variabile indipendente: il cronoprogramma è dettato dalla tregua giudiziaria che i commissari straordinari di Ilva spa chiederanno e riusciranno a ottenere mercoledì 27 al giudice del tribunale di Milano che deve decidere sul ricorso di urgenza contro il recesso presentato dagli stessi commissari. Il rinvio dell’ udienza potrebbe essere fissato a 30-40 giorni. Un mese di tempo per convincere il colosso siderurgico a non lasciare Taranto. Una battaglia, appunto, nella quale sarà la politica a dover assumere un ruolo da protagonista. L’ opposizione, dal canto suo, chiede di reintrodurre lo scudo penale, così come d’ altra parte hanno fatto gli stessi vertici dell’ azienda nell’ incontro di venerdì. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati Mariastella Gelmini osserva: «Sulla vicenda ex Ilva serve uno sprint della politica. Reintrodurre lo scudo servirebbe a togliere ogni alibi ad Arcelor Mittal e a salvaguardare le imprese dell’ indotto. Il governo perde tempo e mette a rischio 20mila posti di lavoro e l’ industria siderurgica nel nostro Paese». E sulla vicenda del siderurgico è intervenuto anche il Codacons. «Nessun accordo tra Governo e ArcelorMittal sarà accettato se non saranno previsti espressamente indennizzi per le vittime dell’ inquinamento causato dall’ Ilva». «Siamo favorevoli al buon esito delle trattative avviate dal Governo per salvare l’ acciaieria e i lavoratori, perché consentirà di portare a termine gli interventi di bonifica previsti dal contratto, ma – avverte l’ associazione – se si arriverà ad un nuovo accordo con ArcelorMittal questo dovrà prevedere espressamente risarcimenti per i cittadini di Taranto, che si sono ammalati a causa dell’ inquinamento ambientale e per le famiglie delle vittime». In caso contrario il Codacons, nell’ ambito del contenzioso legale aperto dinanzi al Tribunale di Milano, «si opporrà con qualunque mezzo ad un accordo con l’ azienda, nell’ esclusivo interesse dei cittadini i cui diritti non stati tutelati né dallo Stato, né dalla famiglia Mittal». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
massimiliano iaia
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