21 Novembre 2019

Il bollettino di guerra dei morti nelle fabbriche

di Claudio Reale L’ elenco è una specie di bollettino di guerra. Un bollettino che ormai i sindacati aggiornano giorno dopo giorno: perché l’ esplosione in un deposito di fuochi d’ artificio che ieri ha provocato una strage a Barcellona Pozzo di Gotto è più eclatante nelle modalità, ma è analoga negli effetti alle decine di incidenti mortali che l’ Inail ha registrato quest’ anno in Sicilia. Il conto delle vittime, nel report aggiornato a settembre, era arrivato a quota 57, più di cinque al giorno: il 16 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’ anno prima, quando sul lavoro erano morti in 49. Troppo, per i sindacati: «Le norme – tuona il segretario della Uil Claudio Barone – sono buone, ma vengono vanificate dall’ assenza di controlli. Anche oggi facciamo la stessa domanda al governo regionale: cosa ha fatto per far aumentare gli ispettori? La Sicilia è piena di posti di lavoro ad altissimo rischio, nelle fabbriche ma non solo: così facendo scopriremo sempre il giorno dopo quali sono». Lutto continuo Il giorno dopo, però, spesso si pensa già a un’ altra vittima. Così è stato per Barcellona: la notizia è arrivata mentre i sindacati pensavano ancora all’ esplosione in un’ autofficina di Palermo costata la vita al diciannovenne Alaenj Camara, e quella è giunta mentre era ancora caldo il lutto per la morte dell’ autotrasportatore Orazio Curvà a Ravanusa. «Gli incidenti – osserva il segretario generale della Cgil siciliana, Alfio Mannino – stanno aumentando a dismisura » . « I numeri – aggiunge il suo omologo nella Cisl, Sebastiano Cappuccio – sono arrivati a livelli intollerabili. In Sicilia si verifica più o meno un decimo delle morti sul lavoro di tutta Italia». Vertice al ministero Il tema finirà presto sul tavolo della ministra Nunzia Catalfo: « Ci ha convocati per parlare della sicurezza – anticipa Cappuccio – ma a questo punto non basta un confronto ministeriale di qualche ora. Servono interventi immediati: la nostra proposta è l’ inasprimento delle pene per chi viola le regole sulla sicurezza e un premio al contrario per le aziende virtuose » . In qualche settore più che in altri, del resto, si rischia di più: ieri il Codacons lanciava l’ allarme per le fabbriche di giochi pirotecnici, che secondo l’ associazione dei consumatori avrebbero prodotto 68 vittime dal 2000 a oggi, ma in Sicilia il più alto rischio di infortuni si verifica secondo l’ Inail nel settore della sanità, la riparazione di auto e moto e i trasporti. Nessuno controlla Anche perché gli addetti alla sicurezza scarseggiano. « Secondo i nostri censimenti – scandisce Mannino – 9 aziende su 10 non hanno nominato i responsabili della sicurezza. L’ obiettivo è ottenere che i rappresentanti siano indicati dai lavoratori: per ora sono nominati dai datori di lavoro » . E se in fabbrica nessuno controlla, fuori non va meglio: in tutta l’ Isola sono in servizio appena 96 ispettori del lavoro, e solo tre di loro si occupano dei controlli in tutta la provincia di Palermo. Nelle altre province va meglio, ma non molto: 16 ispettori a Messina, 15 a Caltanissetta e a Catania, 14 a Siracusa, 9 ad Agrigento, 7 a Enna, 4 a Trapani e solo 2 a Ragusa. La giunta Musumeci ha approvato una delibera che indica in 256 gli ispettori per i quali avviare un concorso, ma ancora della selezione non c’ è traccia. «Così – attacca Barone – bisogna affidarsi alla buona volontà dei datori di lavoro. È inaccettabile». Il conto delle vittime a settembre era arrivato a 57 più di 5 al giorno I sindacati “Norme buone che vengono vanificate”

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