«C’ erano alternative migliori» E il Codacons denuncia tutti
-
fonte:
- Corriere del Veneto
«Il Mose non è “in” ritardo, ma è “il” ritardo». Frase suggestiva, quella di Gianfranco Bettin, storico ambientalista e oggi presidente della Municipalità di Marghera, che riassume anni di battaglie contro le dighe mobili. «Il Mose è l’ errore storico, imposto alla città con prepotenza e corruzione, evitando le praticissime alternative esistenti, più semplici, più efficaci», continua Bettin. Da anni il mondo «No Mose» sostiene che si tratti di un progetto costoso, che va contro i principi di reversibilità, sperimentalità e flessibilità, con il dubbio che non funzionerà mai. «Non ha salvato Venezia, anzi, l’ ha privata di quelle difese e interventi alternativi molto meno costosi e di più veloce realizzazione, assorbendo tutti, o quasi, i finanziamenti destinati alla salvaguardia della città», dice Luana Zanella dei Verdi. «E’ stato un errore madornale affidarsi alle virtù miracolistiche di una grande opera quale il Mose, a cui è stato dato il via nel 2003 e che forse sarà completata nel 2021 – commenta il Wwf – e che costerà 80 milioni di euro di manutenzione all’ anno». «Bisognava fermarlo», incalza Italia Nostra. «Il Mose, opera incompiuta da 16 anni, invece di risolvere il problema per cui era stata concepita, lo aggrava?», si chiede Marco Gasparinetti del Gruppo 25 aprile, che ha sottolineato la «diversità» dell’ episodio di martedì sera. «L’ isola artificiale del Mose potrebbe non essere estranea alla velocità con cui la massa d’ acqua, costretta in due sezioni più ristrette, entra in laguna», continua. A stupire è stato proprio il fatto che il livello di marea è salito di quasi 60 centimetri in un paio d’ ore, scendendo poi altrettanto velocemente. Anche il Codacons sostiene che gli scavi hanno modificato profondamente la morfologia della laguna. «Tenteremo in tutti i modi di bloccare il Mose, che ha danneggiato la città – assicura il presidente nazionale Carlo Rienzi – sono stati spesi miliardi per salvare Venezia, ma con progetti fatti male, serviti solo a far arrivare soldi ai politici». Scende più nel dettaglio il presidente regionale Franco Conte: «L’ inchiesta ha riguardato solo le false fatturazioni, ma crediamo che siano stati manipolati anche gli studi sull’ efficacia. Da gennaio stiamo controllando le carte e abbiamo rilevato diversi errori e omissioni». Ecco perché Codacons ha deciso di muoversi su tre livelli: un esposto alla procura con l’ ipotesi di reato di danneggiamento del patrimonio storico o artistico nazionale, la richiesta di un tavolo ministeriale di verifica e la proposta al consiglio di Stato per una sospensione dei lavori sul Mose. Sia Nicola Pellicani, deputato del Pd, che Renato Brunetta, «collega» di Forza Italia, hanno invece annunciato la richiesta in Parlamento di una commissione per compiere un’ indagine conoscitiva sul Mose. (a. zo. – gi. co.)
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- AMBIENTE
-
Tags: Carlo Rienzi, Franco Conte,, mose, venezia
